Volley, la Lega donne e la finale scudetto: “Siamo vincenti, ma paghiamo noi i problemi del calcio”
di Mattia ChiusanoMauro Fabris, presidente della Lega volley femminile dal 2006, ex senatore: siamo all’atto finale dei playoff, la finale Conegliano-Milano, ma il campionato sta per perdere Alessia Orro destinata al Fenerbahce: è un campanello d’allarme?
“Il campionato perde una stella ma abbiamo un firmamento di stelle. Dispiace, per lei è un’opportunità, ha fatto bene a coglierla e anche la società ha tratto il suo vantaggio: Orro tornerà, come ha fatto Egonu. La verità è che tutti copiano i nostri modelli di crescita del movimento, qui vengono a investire e pescare i campioni e i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.
A cosa si riferisce?
“La nazionale è medaglia d’oro olimpica. Conegliano è campione del mondo, in Champions l’anno scorso c’è stata una finale tutta italiana, e ora sono tre su quattro arrivate alla prossima Final Four. Hanno vinto coppe europee Novara e Roma appena retrocessa. Esportiamo allenatori, il vivaio lancia giovani a getto continuo. Siamo stabilmente sul tetto d’Europa, giu…
Mauro Fabris, presidente della Lega volley femminile dal 2006, ex senatore: siamo all’atto finale dei playoff, la finale Conegliano-Milano, ma il campionato sta per perdere Alessia Orro destinata al Fenerbahce: è un campanello d’allarme?
“Il campionato perde una stella ma abbiamo un firmamento di stelle. Dispiace, per lei è un’opportunità, ha fatto bene a coglierla e anche la società ha tratto il suo vantaggio: Orro tornerà, come ha fatto Egonu. La verità è che tutti copiano i nostri modelli di crescita del movimento, qui vengono a investire e pescare i campioni e i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.
A cosa si riferisce?
“La nazionale è medaglia d’oro olimpica. Conegliano è campione del mondo, in Champions l’anno scorso c’è stata una finale tutta italiana, e ora sono tre su quattro arrivate alla prossima Final Four. Hanno vinto coppe europee Novara e Roma appena retrocessa. Esportiamo allenatori, il vivaio lancia giovani a getto continuo. Siamo stabilmente sul tetto d’Europa, giusto che si esporti il made in Italy”.
Cosa lega tra l’oro del team di Velasco al campionato?
“Abbiamo invertito un trend, perché ancora nel 2012 i club erano in difficoltà economiche, e le italiane cercavano fortuna all’estero. Ora tutta la nazionale d’oro tranne Bosetti ha giocato in Italia, e dal campionato sono arrivati i tre allenatori di Parigi: Velasco e i suoi vice Barbolini e Bernardi”.
Tutto va per il meglio, quindi?
“In realtà no, abbiamo problemi a mantenere questo livello. Ci sono problemi con gli imprenditori, l’impiantistica e il fisco”.
Il rapporto storico tra piccoli imprenditori e volley si sta incrinando?
“Per colpa della brevità della stagione, che secondo gli accordi internazionali è divisa in sei mesi per i campionati e sei per le nazionali. Ma i club pagano dodici mesi di stipendi. Non siamo più nell’epoca dei mecenati e benefattori che per motivi di paese o familiari davano un obolo per tenere in piedi i club. È necessario allungare la stagione, dando 10 o 12 mesi di visibilità a investitori e sponsor da cui proviene il 90 % degli introiti, mentre solo il 10% viene da biglietteria, diritti tv, merchandising. Questa stagione corta è insostenibile”.
Parlava anche di impianti.
“Ne abbiamo pochissimi in grado di ospitare gare europee, per numero di posti, parcheggi, hospitality, aria condizionata. Abbiamo giocato una Supercoppa in un Palaeur di Roma caldissimo, senza aria condizionata, megschermo, impianti sonori adeguati. Al Palasport di viale Tiziano non si capisce la formazione. Siamo diventati matti per cambiare il megascreen in un tempo come il Palaverde dove gioca Conegliano. Chieri è costretta ad andare a Torino, al PalaFenera, uno dei migliori impianti insieme all’Allianz Cloud di Milano e al palazzetto di Firenze costruito da Wanny proprietario del Bisonte: 12 milioni donati alla città pagandoci sopra le tasse”.
C’è conflittualità col calcio?
“Ci ha fatto arrabbiare che in Commissione cultura del Senato siano stati approvati incentivi al mondo del calcio in crisi. Finito il Covid invece non è stato rifinanziato il fondo per la defiscalizzazione nelle sponsorizzazioni di sport come il volley. Ma non è la prima volta che paghiamo noi per i problemi del calcio. Quando la nazionale non andò ai Mondiali si impose la regola sugli stranieri: massimo tre in campo. Chiesi il perché a Malagò, e lui mi rispose: “Altrimenti il vivaio si impoverirà”. Ma noi abbiamo quasi 300mila tesserate: perché ci andiamo di mezzo sempre noi?”.