Velasco ora ha anche una seconda squadra. Il ct: “Vogliamo vincere anche il Mondiale”
di Mattia ChiusanoAlla fine si sono abbracciate, Paola Egonu rimasta in panchina ed Ekaterina “Kate” Antropova, devastante dopo essere entrata al suo posto, protagonista assoluta con 18 punti nell’unico spezzone di partita giocato e vinto 3-1 col Brasile. Si temeva che ci potesse essere freddezza tra la regina olimpica uscita con un gesto di stizza e frustrazione, e l’opposto di origine russa decisivo nella vittoria della Nations League a Lodz, un tormentone ereditato dal passato. Ma questa è l’Italia di Julio Velasco, si sostituisce per fare crescere il volume di gioco, per non dare tregua a chi non ti dà tregua, tutte sono uniche ma nessuna è dominante. Pure Alessia Orro è stata sostituita, addirittura strigliata con la dolce fermezza del ct. E per ogni reazione delle brasiliane è stata trovata una soluzione democratica.
Un rinnovamento in un sistema che funziona
C’è un terzo trofeo, e soprattutto una seconda squadra. L’Italia di Velas…
Alla fine si sono abbracciate, Paola Egonu rimasta in panchina ed Ekaterina “Kate” Antropova, devastante dopo essere entrata al suo posto, protagonista assoluta con 18 punti nell’unico spezzone di partita giocato e vinto 3-1 col Brasile. Si temeva che ci potesse essere freddezza tra la regina olimpica uscita con un gesto di stizza e frustrazione, e l’opposto di origine russa decisivo nella vittoria della Nations League a Lodz, un tormentone ereditato dal passato. Ma questa è l’Italia di Julio Velasco, si sostituisce per fare crescere il volume di gioco, per non dare tregua a chi non ti dà tregua, tutte sono uniche ma nessuna è dominante. Pure Alessia Orro è stata sostituita, addirittura strigliata con la dolce fermezza del ct. E per ogni reazione delle brasiliane è stata trovata una soluzione democratica.
Un rinnovamento in un sistema che funziona
C’è un terzo trofeo, e soprattutto una seconda squadra. L’Italia di Velasco sfoggia un’altra Nations League, che si accomoda accanto a un oro olimpico e una VNL 2024 sollevata a Bangkok quando il ciclo di 29 vittorie consecutive era appena all’inizio. Ma se nell’oro di Parigi brillavano icone come Egonu, Sylla, Orro, De Gennaro, Fahr, Danesi, la non più richiamata Bosetti, in quella che viene ormai ribattezzata “The Azzurre Dynasty” si è manifestato un blocco di seconde linee che rappresenta già un ricambio non invasivo, non dettato da cali di rendimento e di risultati. Kate, appunto, Cambi, Giovannini, Nervini, un rinnovamento a partita in corso in un sistema che funziona e non richiede rivoluzioni. L’unico neo è l’infortunio di Degradi, che ha perso l’oro olimpico facendosi male a un passo da Parigi: le compagne l’hanno portata a spalla, ma poi è stata lei ad avviarsi con le sue gambe verso l’infermeria, insomma si spera, anche perché i Mondiali in Thailandia si avvicinano (22 agosto-7 settembre) ed è lo stesso Velasco a richiamarli: “Non abbiamo giocato il nostro miglior volley, ma siamo riusciti a vincere, grazie anche al contributo fondamentale di chi è entrato dalla panchina. Sono orgoglioso di questo gruppo, queste ragazze non sono invincibili, ma sono speciali. A loro ho detto che dobbiamo fare come se avessimo perso, avere la fame di migliorare e lottare contro i nostri difetti e limiti. Così hanno fatto loro, non ho mai dovuto rimproverarle per non essersi allenate bene. Ora vogliamo vincere il Mondiale, anche se non sarà per niente facile”.
Egonu-Antropova, un binomio mai visto
Il punteggio (22-25 25-18 25-22 25-22) non è equo nel raccontare la partita, il Brasile è stato sempre attaccato alle azzurre, 12 muri contro 14, 2 ace contro 3, e ha anche approfittato degli errori generosi (28) di una squadra che a tratti dimostrava la sua superiorità, in altri si perdeva, infatti il ct era spesso perplesso quanto estasiato il giorno prima nel match perfetto con la Polonia. Tutte le imperfezioni alla fine sono diventate un monito per le avversarie: anche quando si smarrisce dopo aver regalato volley da sogno, l’Italia è capace di ripartire, sostituire le stelle e lanciare alternative di qualità. Facendo alzare dalla panchina un opposto con un braccio senza pietà, a muro, in diagonale, ovunque ci sia da colpire. Si chiama Antropova, e insieme a Egonu rappresenta qualcosa di mai visto e immaginabile.