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Anna Danesi, la capitana dell’Italvolley: “Il segreto è nella testa. Siamo diventate donne”

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La centrale azzurra con le compagne ha raggiunto la semifinale del Mondiale in Thailandia
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È quella che ne capisce più di tutte di piatti sani o da golosi, è laureata in Scienze dell’alimentazione, ma in questi giorni ha lasciate in pace le compagne: «Qua in Thailandia non è che si mangi benissimo, non mi piace stare lì a sindacare su cosa mangino le altre, quindi le lascio libere di prendere quello che vogliono». Anna Danesi esce dal PalaHuamark di Bangkok con la voce serena e pronta alla risata. Lei non è solo la capitana, è molto di più. È la veterana con la disponibilità di una nuova arrivata, è la ragazza alla mano con tre lauree: «Scienze motorie, scienza dell’alimentazione indirizzo nutraceutica e psicologia». È quella che ha sempre un libro a portata di comodino: «Mi piacciono Carrisi e i gialli, ma non ho ancora trovato una compagna che abbia gli stessi gusti». Ventinove anni, bresciana, Danesi è la campionessa che per la foga e la voglia di giocare col Belgio non si è fermata prima di un episodio di tachicardia, come se fosse tornata ragazzina («Un po’ mi sono spa…

È quella che ne capisce più di tutte di piatti sani o da golosi, è laureata in Scienze dell’alimentazione, ma in questi giorni ha lasciate in pace le compagne: «Qua in Thailandia non è che si mangi benissimo, non mi piace stare lì a sindacare su cosa mangino le altre, quindi le lascio libere di prendere quello che vogliono». Anna Danesi esce dal PalaHuamark di Bangkok con la voce serena e pronta alla risata. Lei non è solo la capitana, è molto di più. È la veterana con la disponibilità di una nuova arrivata, è la ragazza alla mano con tre lauree: «Scienze motorie, scienza dell’alimentazione indirizzo nutraceutica e psicologia». È quella che ha sempre un libro a portata di comodino: «Mi piacciono Carrisi e i gialli, ma non ho ancora trovato una compagna che abbia gli stessi gusti». Ventinove anni, bresciana, Danesi è la campionessa che per la foga e la voglia di giocare col Belgio non si è fermata prima di un episodio di tachicardia, come se fosse tornata ragazzina («Un po’ mi sono spaventata, anche se qualche volta mi capita, ora tutto a posto»). La reazione è stata immediata: primo punto dell’Italia contro la Germania, poi battuta 3-0.

Il Mondiale 2018

Anna c’era al Mondiale 2018, sette anni fa, quando buona parte di questo gruppo iniziò il suo cammino. Ha vissuto gli alti e bassi, sa capire bene cosa abbia illuminato una squadra che sembrava perduta due anni fa: «Ne abbiamo passate veramente tante. Quello di cui sono molto orgogliosa è lo step mentale che abbiamo fatto in questi ultimi due anni. Un po’ per merito di Julio, ma anche nostro a livello di testa. Oltre a essere giocatrici siamo diventate donne, e lo abbiamo fatto crescendo insieme. Paola Egonu più serena? La maturazione c’è stata da parte di tutte, non solo di Paola. Penso a Sarah Fahr, al livello di gioco raggiunto, a Kate Antropova che cresce in modo incredibile, ma anche a Stella Nervini che non doveva esserci perché al suo posto toccava ad Alice Degradi infortunata, invece lei gioca da titolare e sembra quasi la più esperta del gruppo. Questo significa che il sistema resta al di là delle giocatrici, la nostra forza fondamentale».

"Tiriamo fuori il meglio quando la palla scotta”

Il risultato di questa unione Velasco-azzurre è sotto gli occhi di tutti, ma vivere questa realtà dal di dentro è tutt’altra cosa: «Sembra che rendiamo tutto facile, insieme riusciamo a esprimere una pallavolo di un livello impressionante. Quando la palla scotta tiriamo fuori il meglio di noi. Mi auguro che possa essere così anche per le prossime due partite». Una volta Anna Danesi disse che quello azzurro era un gruppo di “casiniste”, ma ora la vitalità si misura con altri parametri: «Siamo diventate un pochino più silenziose, diciamo che forse è una conseguenza della maturità. Però non ci devono fare incazzare, perché se lo fanno sì che tiriamo fuori la cazzimma. Ci avevano detto che saremmo andate a casa presto e si vede come abbiamo reagito: meglio che certe frasi non ci arrivino»

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