Il gioiello di Velasco, dalla cavalcata di Parigi alle sofferenze di Bangkok una squadra da leggenda
di Mattia ChiusanoLa numero uno, le numero 1. L’Italia è campione del mondo, dopo l’oro olimpico di Parigi e le due Nations League degli ultimi, leggendari mesi sotto la guida di Julio Velasco. Ventitré anni dopo Berlino 2002 le azzurre sono tornate sul gradino più alto del podio, battendo in finale la Turchia 3-2 (25-23, 13-25, 26-24, 19-25, 15-8). Vincendo come non ci si aspettava: soffrendo più del previsto, concedendo ampi spazi del match alla Turchia e al suo devastante opposto Melissa Vargas che spesso era impossibile da fermare. Niente a che vedere con il trionfo di Parigi, quasi una passerella di 3-0 allora, come gli ultimi due atti in Thailandia sono stati una tortura, prima col Brasile, poi con la nazionale guidata dal bravissimo Daniele Santarelli, due tie-break ai quali le azzurre sono arrivate in bilico sulla sconfitta prima di tirar fuori qualità tecniche e psicologiche immense. Un aspetto che sarà piaciuto a Velasco, che da mesi preparava le azzurre alla possibile sofferenza che si affro…
La numero uno, le numero 1. L’Italia è campione del mondo, dopo l’oro olimpico di Parigi e le due Nations League degli ultimi, leggendari mesi sotto la guida di Julio Velasco. Ventitré anni dopo Berlino 2002 le azzurre sono tornate sul gradino più alto del podio, battendo in finale la Turchia 3-2 (25-23, 13-25, 26-24, 19-25, 15-8). Vincendo come non ci si aspettava: soffrendo più del previsto, concedendo ampi spazi del match alla Turchia e al suo devastante opposto Melissa Vargas che spesso era impossibile da fermare. Niente a che vedere con il trionfo di Parigi, quasi una passerella di 3-0 allora, come gli ultimi due atti in Thailandia sono stati una tortura, prima col Brasile, poi con la nazionale guidata dal bravissimo Daniele Santarelli, due tie-break ai quali le azzurre sono arrivate in bilico sulla sconfitta prima di tirar fuori qualità tecniche e psicologiche immense. Un aspetto che sarà piaciuto a Velasco, che da mesi preparava le azzurre alla possibile sofferenza che si affronta con l’umiltà.
Velasco oro con gli uomini e le donne
Sette vittorie su sette alla fine in Thailandia, 36 vittorie consecutive in match ufficiali, uno score che inserisce questo gruppo tra le più grandi squadre della storia. Come Julio Velasco diventa dopo i successi del ’90 e del ’94 un allenatore capace di vincere mondiali sia tra gli uomini che tra le donne. Per riuscirci ha dovuto tenere saldo il controllo della squadra che dopo il primo set sembrava avviata verso la vittoria: 25-23, con un parziale di 5-1 a ristabilire il vantaggio azzurro in una frazione in cui si era vista addirittura Orro colpire come una schiacciatrice, Nervini prodursi in vari recuperi oltre a trovare il colpo deviato che ha chiuso il set, limitando così gli effetti distruttivi di Vargas. Ma nel secondo set le azzurre è come se non si fossero presentate in campo, scialbe quanto la Turchia ha continuato a martellare trovando presto un vantaggio incolmabile. La paura che la semifinale avesse lasciato strascichi mentali si è dissolta nel terzo set, quando le azzurre sono tornate in forze, Sylla, Nervini ed Egonu hanno portato presto l’Italia sul 7-3, e soprattutto Paola è tornata a splendere, innescata dai palleggi di Orro. Il terzo set si è chiuso proprio così, con Egonu che piazzava il diagonale dopo il servizio esplosivo di Vargas, e l’ace che lasciava di sasso le turche: 26-24. Ma la Turchia è tornata sotto, con Vargas al servizio come un incubo, ace e battute difficili da gestire che unite a un muro più efficiente hanno fatto prendere il largo alla Turchia, pronta a sfruttare subito il quintuplo set point proprio con Vargas.
La resurrezione del muro azzurro
A quel punto si è assistito a una resurrezione: quella del muro azzurro. A lungo atteso durante tutto il match, vista la quotazione mondiale di Danesi-Fahr. Unito a qualche errore delle turche ha creato il primo strappo, non casuale ma insistito in una frazione in cui Orro faceva un ace, Sylla continuava coi suoi diagonali, Giovannini beffava il muro con un attacco di tocco, Antropova contrastata dal muro non si arrendeva e colpiva in diagonale. Il muro trasformato in fortezza nel momento più delicato si esibiva prima con Fahr-Antropova, poi con Fahr-Sylla trovando i punti decisivi. L’Italia è campione del mondo, ventitré anni dopo.