“Dai Sarah, sei il centrale più forte del mondo”. Anna Danesi si avvicina a Sarah Fahr quando la finale è ancora aperta, nel tie-break in cui la Turchia è andata avanti di due punti ma l’Italia l’ha raggiunta e superata. Servirebbe qualcosa che ha sempre funzionato, il muro azzurro, considerato il migliore del pianeta ma molto scialbo nella finalissima, saranno gli acciacchi, la stanchezza, la tensione. Ma il richiamo della capitana funziona: con la sincronia di un tempo si alzano le barricate della ragazza nata in Germania e cresciuta all’Isola d’Elba, è 13-8, e subito dopo 14-8, manca un solo punto, quello dell’oro e della 36ª vittoria consecutiva, e a trovarlo sono le mani di Sarah e Myriam, unite nella respinta che porta la firma di Sylla, ma rappresenta una squadra intera che ha vinto il secondo mondiale azzurro dopo quello del 2002, e “sarà una leggenda del volley, come altri team del passato” scandirà Julio Velasco.
Velasco “Abbiamo perso un anno di vita”
Aiutarsi e vincere anc…
“Dai Sarah, sei il centrale più forte del mondo”. Anna Danesi si avvicina a Sarah Fahr quando la finale è ancora aperta, nel tie-break in cui la Turchia è andata avanti di due punti ma l’Italia l’ha raggiunta e superata. Servirebbe qualcosa che ha sempre funzionato, il muro azzurro, considerato il migliore del pianeta ma molto scialbo nella finalissima, saranno gli acciacchi, la stanchezza, la tensione. Ma il richiamo della capitana funziona: con la sincronia di un tempo si alzano le barricate della ragazza nata in Germania e cresciuta all’Isola d’Elba, è 13-8, e subito dopo 14-8, manca un solo punto, quello dell’oro e della 36ª vittoria consecutiva, e a trovarlo sono le mani di Sarah e Myriam, unite nella respinta che porta la firma di Sylla, ma rappresenta una squadra intera che ha vinto il secondo mondiale azzurro dopo quello del 2002, e “sarà una leggenda del volley, come altri team del passato” scandirà Julio Velasco.
Velasco “Abbiamo perso un anno di vita”
Aiutarsi e vincere anche le partite sporche, Bangkok è la storia di una squadra identica come valori ma completamente diversa da quella di Parigi. Allora principesse pronte a camminare su un tappeto di 3-0 fino alla finale con gli Stati Uniti. Stavolta mediane pronti a ribaltare sfide quasi compromesse, stremate, sudate, con la “salute mentale e fisica” a rischio, come ha detto Myriam Sylla, rassegnate ad aver perso “un anno di vita” come ha azzardato Velasco dopo la semifinale col Brasile che già bastava per stroncare cuori e braccia.
Orro: “Eravamo stanche ma abbiamo lottato”
“Eravamo stanche, un po’ disconnesse dopo tutto quello che è successo: nell’ultimo set siamo riuscite a tirar fuori quel briciolo che rimaneva di grinta, ma l’importante ora è che abbiamo conquistato il Mondiale e abbiamo 36 vittorie consecutive” è euforica Alessia Orro, nominata miglior giocatrice del torneo. È questo il senso colto dalla campionessa sarda: “L’abbiamo portata a casa, non era importante come. Siamo riuscite a centrare quel che sognavamo da tanti anni, prendendoci anche la rivincita con la Turchia che ci sconfisse all’Europeo e col Brasile che ci eliminò al Mondiale”.
Sylla: “L’abbiamo scampata”
Myriam non ha dubbi: “L’abbiamo scampata”. È una gioia selvaggia, quella che attraversa il gruppo azzurro, come se a Bangkok ci fosse stato più gusto che a Parigi: quando mai ai Giochi si sono affrontate e battute giocatrici indemoniate come Gabi e Melissa Vargas? Chissà perché, Paola Egonu dice addirittura “nessuno credeva in noi e invece siamo venute qui a vincere il Mondiale”.
La malinconia per gli addii imminenti
Ma se c’è euforia e godimento nella notte tailandese, un pizzico di malinconia qua e là si sente. “Questo è un momento che non dimenticherò mai nella mia vita” continua Paola Egonu, “anche perché è l’ultima volta che giocheremo con queste compagne”. Poco più in là c’è Moki De Gennaro serena e pallida dopo la seconda partita chiusa al tie-break in ventiquattro ore: “Cosa chiedere di più alla mia carriera? Niente”. La trentottenne che in campo ne dimostra almeno dieci in meno, considerata da tempo il miglior libero del mondo, lascerà l’azzurro dopo questo Mondiale. Non si vedrà più l’abbraccio di fine partita tra lei ed Egonu. Ma se Velasco da una parte lascerà tempo alla fuoriclasse dei recuperi per decidere, dall’altra metterà a riposo una parte della squadra in vista della prossima estate. È la Last Dance di questo gruppo? È sicuro come il ritiro dalla panchina che Velasco annunciò nel 2019: si è visto poi come è andata trionfalmente a finire. Tutto e il contrario di tutto è possibile in questa squadra magica.