Parte il Mondiale di volley maschile nelle Filippine, e si sono sciolti i “Gemelli della schiacciata”. Causa infortunio di Daniele Lavia, operato per gravi fratture a due dita, l’Italia difende il titolo mondiale con il più alto dei Dioscuri del volley azzurro: Alessandro Michieletto, 2,11 metri di fuoriclasse. Rimasto solo dopo aver vinto in coppia un oro iridato, un oro e un argento europeo, un argento nell’ultima Nations League, più due scudetti e una Champions a Trento. Domani via al girone con l’Algeria a Manila. Anche da solo, Alessandro da Desenzano, figlio di Riccardo che ha vinto due scudetti a Parma, fratello di Francesca che gioca in serie A, resta sempre in corsa per un titolo virtuale: è lui il migliore del mondo?
Michieletto, si sente il n.1?
«Sinceramente non mi interessa. È chiaro che se lo me lo dicono mi fa piacere, ma preferisco pensare a cosa posso fare per migliorare e aiutare la squadra».
Lei e Daniele Lavia siete come certe coppie di attaccanti del calcio: cosa significa separarsi?
«Se penso a qualcuno che ho visto, io interista, mi viene in mente Milito senza Eto’o. Daniele mi mancherà, sono anni che giochiamo insieme ogni partita, conosciamo a memoria automatismi, punti di forza, punti deboli, ci compensiamo. Abbiamo comunque altri schiacciatori molto forti con cui mi sto divertendo, sono curioso di giocare con loro».
Si è spaventato anche lei quando Lavia si è infortunato in sala pesi?
«Ero abbastanza vicino, non l’ho visto cadere, ma ho sentito un rumore, mi sono girato, l’ho visto per terra. Daniele si è guardato le dita, ed erano piene di sangue. Sono facilmente impressionabile, ho girato la testa da un’altra parte. Speravamo fosse solo un brutto taglio, invece dall’ospedale è arrivata la conferma che le ossa si erano rotte male».
Siete in contatto con lui?
«Lo sento ogni giorno, gli facciamo sentire sempre la nostra vicinanza. Sono sicuro che quando tornerà a Trento sarà pronto per giocare».
Tre anni dopo, cosa le è rimasto del mondiale vinto a Katowice?
«È un dolce ricordo da conservare in un posto riservato. Ma noi guardiamo avanti, ci spacchiamo in campo per riprovare le stesse emozioni e fare come le ragazze».
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Come ha interpretato la vittoria del gruppo Velasco?
«Le abbiamo viste in tv in Giappone: hanno vinto soffrendo, sono entrate nelle case degli italiani con la capacità di lottare. Siamo bravi anche noi, dobbiamo essere lucidi sui due palloni decisivi a partita».
Avete capito cos’è successo con la Polonia nella finale di Nations, perché quel tracollo nel terzo set?
«Sì, è stato un po’ strano. Nel secondo set c’è stato un problema nella rotazione, mentre il terzo set è qualcosa che non deve mai più succedere. Dovevamo restare di più con la testa nella partita. Abbiamo riflettuto e lavorato su quel che non è riuscito».
Dal vostro primo ritiro nel 2021 vi siete trasformati “da ragazzi a uomini” dice De Giorgi.
«Abbiamo visto un video, ridevamo per come eravamo fisicamente all’inizio. È bello diventare adulti, prendersi delle responsabilità, capire cosa si vuole nella vita».
Come fa ad alleggerire sua sorella Francesca dal confronto col fratello campione del mondo?
«Quando posso, vado a vedere giocare le mie sorelle Francesca e Annalisa e mio fratello Andrea (nella Primavera dell’Atalanta), tutti siamo felici del nostro percorso. Non penso di essere un peso per loro, magari prendo in giro Andrea per spronarlo. Se qualcuno non volesse più giocare ma studiare o lavorare, l’importante è sia felice».
Insomma, non è più l’Unicorno, come la chiamavano all’inizio?
«No, lo devo diventare ancora… mi piace quel soprannome. Sono meno casinaro di prima, questo è certo».