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Bottolo: “Amadeus mi ha invitato in tv ma ho detto no. Penso al volley, vogliamo la finale”

La grinta di Mattia Bottolo in una schiacciata (afp)

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Titolare ai Mondiali al posto di Lavia, lo schiacciatore è stato protagonista nel 3-0 al Belgio. Sabato la sfida chiave contro la Polonia
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«Andiamo a giocare contro la Polonia, la favorita, ma anche noi qualche carta a disposizione ce l’avremo. Ripensando non alla finale persa in Nations League, per tutti noi ormai è lontana nel tempo. No, noi guarderemo di più il nostro avvicinamento a questa semifinale, alle risposte importanti che abbiamo dato con l’Argentina e il Belgio». Mattia Bottolo ha venticinque anni, un passato a Bassano del Grappa, un presente a Civitanova e uno spazio immenso davanti in Nazionale. Quando imperava la coppia Michieletto-Lavia aveva pochi minuti a disposizione e tante medaglie vinte con le scarpe non consumate sul campo. Il grave infortunio allo schiacciatore calabrese gli ha spalancato le porte di questo Mondiale, e lui sta dimostrando cosa significa l’età della maturità nell’Italvolley di Fefè De Giorgi. Ormai il suo è uno dei bracci più contundenti del gruppo che il ct chiama Noi Italia Pallavolo.

«Andiamo a giocare contro la Polonia, la favorita, ma anche noi qualche carta a disposizione ce l’avremo. Ripensando non alla finale persa in Nations League, per tutti noi ormai è lontana nel tempo. No, noi guarderemo di più il nostro avvicinamento a questa semifinale, alle risposte importanti che abbiamo dato con l’Argentina e il Belgio». Mattia Bottolo ha venticinque anni, un passato a Bassano del Grappa, un presente a Civitanova e uno spazio immenso davanti in Nazionale. Quando imperava la coppia Michieletto-Lavia aveva pochi minuti a disposizione e tante medaglie vinte con le scarpe non consumate sul campo. Il grave infortunio allo schiacciatore calabrese gli ha spalancato le porte di questo Mondiale, e lui sta dimostrando cosa significa l’età della maturità nell’Italvolley di Fefè De Giorgi. Ormai il suo è uno dei bracci più contundenti del gruppo che il ct chiama Noi Italia Pallavolo.

Bottolo, avete sotterrato il Belgio, che vi aveva battuto nel girone, con 8 ace a 1 e 6 muri a 1: cosa vi è successo?
«Questo è una bella chiave per capire la nostra partita, soprattutto il nostro atteggiamento. L’ace è individuale, il muro è collettivo, ognuno è stato lucido singolarmente all’interno di una squadra. Il dato degli ace non rende l’idea della pressione che abbiamo messo sul Belgio, mentre dietro alla forza del nostro muro c’è stato uno studio di quel che non è andato nella prima partita con loro».

Cos’è cambiato nello stesso gruppo dal Mondiale 2022 a oggi?
«Qualche barba in più, di sicuro, potrei farla crescere anch’io… Quell’esperienza è qualcosa di indelebile nei nostri ricordi, un viaggio incredibile. Da allora siamo cresciuti tanto, abbiamo avuto tutti esperienze difficile e vittorie. Basti pensare che quell’anno era il secondo per molti in Nazionale, avevamo quasi tutti una quarantina di partite, adesso 120, la nostra esperienza è triplicata e lo si capisce da come stiamo in campo. Magari prima eravamo un po’ più energici e spavaldi, adesso si vede che la maturità avanza, sicuramente nella gestione di alcuni momenti».

Tre anni fa lei aveva poco spazio.
«In Polonia Michieletto e Lavia hanno fatto un campionato quasi impeccabile, sapevo di poter dare una mano nei momenti di difficoltà che però sono stati pochi. Ora mi trovo in campo dal primo minuto, qualcosa a cui mi stavo preparando mentalmente dopo aver giocato tutte le finali possibili a Civitanova. Sono sicuro dei miei mezzi, anche perché sono circondato da giocatori che si aiutano sempre».

Cos’ha provato quando ha capito che sarebbe toccato a lei dopo l’infortunio di Lavia?
«Un brivido, ma energizzante. Ci ho messo un paio di giorni per realizzare e più tempo per adattarmi: quando togli un giocatore con certe caratteristiche e ne metti uno diverso l’equilibrio deve riformarsi».

Quando diventerà biologo?
«A dicembre, con una tesi davvero agognata: dovevo discuterla in primavera ma per complicazioni burocratiche ci abbiamo messo altri sei mesi. Appena finisce il Mondiale ci metto il duecento per cento in questa tesi».

Argomento?
«Col mio nutrizionista ci siamo concentrati sulla capsaicina, un composto chimico di cui abbiamo studiato gli effetti sulla massa grassa, massa magra, sull’idratazione muscolare. Il tirocinio è durato un mese, e ne illustrerò i risultati».

Campione del mondo e futuro biologo, ha una faccia da attore: non l’hanno mai cercata?
«Una volta mi hanno invitato a Soliti Ignoti, da Amadeus. Ma non sono andato, non sono dentro a questo mondo e non volevo che mi distraesse dai miei troppi impegni. La pallavolo è una questione di famiglia per me, mio nonno Giovanni è stato dirigente del volley Bassano dove sono cresciuto fino alla under 15, mio padre Enrico ha giocato fino alla B1 e mi consiglia».

È stato legato alla influencer Gaia Cormio, eppure non ha scelto di diventare un personaggio social.
«Preferisco postare le immagini dei miei viaggi, come quello in Giappone. Più si va avanti più si impara che sui social bisogna far vedere alcune cose sì, alcune no, altrimenti finisci nel ciclone mediatico ed è un casino uscirne. C’è il rischio che la gente pensi che uno ha più a cuore i social che il proprio lavoro o passione. Questa secondo me è una delle differenze rispetto al Mondiale del 2022: eravamo meno conosciuti, andavamo a vedere tutti i commenti, anche quelli che potevano far male alla squadra. Adesso no: sappiamo cosa fare, anche sui social».

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