Francesco Sani: “Partita pazzesca, per tante notti ho sognato di giocare i punti decisivi”
di Mattia ChiusanoFrancesco Sani from Usa, il braccio armato dell’Italia. Nato a San Francisco ma legatissimo al Trentino della sua famiglia paterna, laureato alla University of California, schiacciatore a Verona, sorpresa nel cilindro del prestigiatore Fefé De Giorgi. Due ingressi, due ace, uno a chiudere il secondo set, uno a portare l’Italia sul 21-19 nel terzo set spegnendo gli ultimi fuochi della Polonia. "Quando è entrato, ha girato a nostro favore i momenti importanti dei set" applaude il ct. Ma Sani non doveva nemmeno esserci, poi il grave infortunio a Daniele Lavia gli ha aperto le porte della Nazionale e della finale di oggi contro la Bulgaria: "Ci manca solo una partita" pregusta nella notte di Manila, mentre la squadra si concede una breve e sobria festa.
Francesco Sani from Usa, il braccio armato dell’Italia. Nato a San Francisco ma legatissimo al Trentino della sua famiglia paterna, laureato alla University of California, schiacciatore a Verona, sorpresa nel cilindro del prestigiatore Fefé De Giorgi. Due ingressi, due ace, uno a chiudere il secondo set, uno a portare l’Italia sul 21-19 nel terzo set spegnendo gli ultimi fuochi della Polonia. "Quando è entrato, ha girato a nostro favore i momenti importanti dei set" applaude il ct. Ma Sani non doveva nemmeno esserci, poi il grave infortunio a Daniele Lavia gli ha aperto le porte della Nazionale e della finale di oggi contro la Bulgaria: "Ci manca solo una partita" pregusta nella notte di Manila, mentre la squadra si concede una breve e sobria festa.
Francesco Sani, ha battuto sempre così forte?
"In realtà ho sempre avuto una bella battuta molto forte, con il lancio abbastanza alto. Però quest’estate l’ho fatta diventare più costante, ho ridotto molto gli errori lavorandoci sopra. Poi quando entro i compagni mi danno una tale fiducia che riesco a tenere la palla in campo anche quando tiro a tutto braccio".
Questa partita si poteva immaginare o solo sognare?
"Non avrei mai detto che questo potesse succedere, però diciamo che nelle ultime notti avevo sognato questo momento, avevo visto me stesso entrare sul 24 pari".
E quando è entrato cosa ha provato?
"Mamma mia, ero nervosissimo, quando entri dalla panchina per la battuta non hai ancora il ritmo della partita. Però questo ruolo è bello perché è All or Nothing: il mio lavoro è entrare per spaccare la palla, se sbaglio pazienza. Mi sembra che stia andando abbastanza bene, e pensare che al Mondiale non dovevo neanche esserci".
Già, l’infortunio di Lavia.
"Mi dispiace per quel che è successo a Dani. Non capita spesso nella vita, quando non sei pronto e ti arriva l’annuncio che devi partire. Ho vissuto un momento di shock, di dubbio, non sapevo se ero all’altezza di tutto questo. Ma mi sono sentito accolto in una famiglia, e ora speriamo di giocare un’ultima partita pazzesca come quella con la Polonia".
I suoi baffi appaiono e scompaiono, è un rituale?
"Vanno e vengono perché la mia famiglia li odia, e mio papà è appena arrivato dall’America per la semifinale, non potevo fargli vedere suo figlio per la prima volta ai Mondiali con i baffi".
Che rapporto ha con gli Stati Uniti?
"Sono nato a San Francisco, anche se il mio nome non c’entra con la città, è solo una coincidenza. Quando avevo 7 o 9 mesi, non mi ricordo, ci siamo trasferiti in Trentino perché mio papà Stefano è di Trento, dove sono cresciuto fino agli undici anni prima di tornare in America. I miei genitori avevano trovato lavori migliori là, mio padre è architetto e con la sua società ha costruito ospedali, chiese, edifici a Washington. Mia madre Amy Verhoeven ha giocato a pallavolo nella Duke University e nella nazionale americana, mi ha anche allenato, oggi è manager in un’azienda farmaceutica. Anche se surfo e spesso penso in inglese, anche se tra Trento e la California sono un viaggiatore del mondo che si adatta a tante culture, in questo momento mi sento più italiano di chiunque altro".
Si è laureato, ha già progetti per il futuro?
"Il mio major, praticamente la laurea principale, era in Business Economics, il minor era in imprenditorialità. I miei genitori mi hanno sempre consigliato di laureami, anzi non mi hanno lasciato giocare a pallavolo professionalmente finché non ho terminato gli studi. Quando avrò finito con la pallavolo avrò sempre qualcosa da fare, in Italia o negli Stati Uniti. Ma intanto, da due anni sono tornato in Italia per giocare con Verona, e ora faccio parte di questa bella Italia".