✕

Volley, sempre volley: l’Italia balla sul mondo. E Mattarella invita gli azzurri al Quirinale

Ascolta l'audio

Il 3-1 alla Bulgaria vale il quinto titolo mondiale, il secondo consecutivo. In tutti c’è la firma di De Giorgi
2 minuti di lettura

Per Daniele Lavia, con Daniele Lavia. La gioia e le lacrime, l’oro mondiale degli uomini che si aggiunge a quello delle donne, da Bangkok a Manila si completa il mese più grandioso del volley italiano, che l’8 ottobre sarà ospite di Mattarella. “Vi aspetto al Quirinale” ha scritto il Presidente della Repubblica. Come fosse un risarcimento, a mettere giù l’ultimo pallone della finale vinta 3-1 sulla Bulgaria è Simone Anzani, che rischiava di non giocare più per problemi cardiaci e non ha avuto l’idoneità per le Olimpiadi. Il suo primo tempo chiude il torneo in cui l’Italia ha vinto il suo quinto titolo mondiale, il secondo consecutivo dopo quello in Polonia del 2022. Ma all’improvviso i salti, gli abbracci tra cinque-sei uomini alla volta, i balletti di Michieletto, le linguacce di Gargiulo, virano su qualcosa di diverso, nel nome del grande assente che aveva spronato i compagni in una video chiamata dalla sua casa di Trento quando erano le sei mezzo in Italia. Il simbolo di questa squ…

Per Daniele Lavia, con Daniele Lavia. La gioia e le lacrime, l’oro mondiale degli uomini che si aggiunge a quello delle donne, da Bangkok a Manila si completa il mese più grandioso del volley italiano, che l’8 ottobre sarà ospite di Mattarella. “Vi aspetto al Quirinale” ha scritto il Presidente della Repubblica. Come fosse un risarcimento, a mettere giù l’ultimo pallone della finale vinta 3-1 sulla Bulgaria è Simone Anzani, che rischiava di non giocare più per problemi cardiaci e non ha avuto l’idoneità per le Olimpiadi. Il suo primo tempo chiude il torneo in cui l’Italia ha vinto il suo quinto titolo mondiale, il secondo consecutivo dopo quello in Polonia del 2022. Ma all’improvviso i salti, gli abbracci tra cinque-sei uomini alla volta, i balletti di Michieletto, le linguacce di Gargiulo, virano su qualcosa di diverso, nel nome del grande assente che aveva spronato i compagni in una video chiamata dalla sua casa di Trento quando erano le sei mezzo in Italia. Il simbolo di questa squadra è Simone Giannelli, capitano tutto d’un pezzo, slalomista tra le insidie in campo e fuori, lui che è nato sotto le Dolomiti. Ha raccolto i capelli in un ciuffo sopra la testa, ha preparato un gesto condiviso da tutto il gruppo.

La festa sul podio

Al momento della premiazione, subito dopo Fefè De Giorgi che ha fatto ciao ciao, si ferma prima di salire sul podio e mostra la maglia numero 15: quella di Lavia. Si prende un po’ di pacche sulla testa dei compagni, ma sta per lasciare un ricordo non solo negli albi d’oro, ma anche nelle emozioni dello sport italiano.Non riesce a parlare per le lacrime, indossando la stessa maglia: «È per il dispiacere di non avere Daniele qui con noi» singhiozza, «è un grande amico, so quanto ha sofferto, quanto ci teneva a essere qui. Ma noi l’abbiamo portato sempre nel cuore. Dani ti voglio bene, te l’ho detto tante volte». Anzani mostra la medaglia d’oro: «Dani, questa è per te, lo sai quanto ci sei mancato». Per fortuna Yuri Romanò alleggerisce, vedendo il compagno negli studi Rai: «Dani sei bellissimo».

I valori del gruppo

Per anni De Giorgi ha parlato dei valori del gruppo, dei comportamenti, dell’educazione, del “Noi Italia” inventato da Fabio Balaso e scandito ad alta voce nello spogliatoio. Nel giorno del secondo oro mondiale, gli uomini che erano ragazzi tre anni fa rappresentano emotivamente cos’è il loro gruppo. Lasciando libero spazio alle emozioni, senza vergognarsi di piangere per chi si fece male distruggendosi una mano durante un allenamento in palestra. Vincere a pallavolo sembra un’altra storia, ma in questo gruppo che certe volte assomiglia a una congregazione funziona così: i valori restano, un torneo si può vincere o perdere. Anche senza essere più forti, come è convinto De Giorgi rispetto alla partita con la favorita Polonia, mentre il 3-1 sulla Bulgaria ha rappresentato in pieno la capacità azzurra di ripartire con un ritmo impressionante: dopo il terzo set perso contro la squadra di Blengini, ma anche dopo la sconfitta col Belgio nel girone. «Senza le battute di Romanò e Bottolo forse saremmo ancora lì a giocare» spiega Alessandro Michieletto citando i 5 e 7 ace calati dai due compagni, «il nostro segreto è che ci completiamo a vicenda, sappiamo stare insieme: siamo una macchina perfetta». In campo ma anche fuori, si capisce.

La felicità dei giocatori

«Ma chi cavolo si aspettava?» fa finta di cascare dalle nuvole Mattia Bottolo, che ha sostituito Lavia con una serie di partite sempre più convincenti, fino a quella serie di battute vincenti che si vedevano a Civitanova, ma mai in azzurro. «Sapevo di poter tirare fuori una prestazione del genere» ammette, prima di tornare in Italia e dedicarsi alla laurea in biologia. Come Anzani tornerà «da mia moglie, dalle mie bambine, dai genitori, la sorella, gli zii e gli amici», mentre Yuri Romanò partirà con moglie e figlia per la Siberia dove giocherà il campionato russo. Dispiace quasi vederli sciogliere, ma quel che è certo è che torneranno insieme. E la prossima volta, qualsiasi cosa accada, ci dovrà essere anche Daniele Lavia.

Leggi i commenti