Manfredi: "Il volley vince tutto, ma i bambini restano fuori dalle palestre”
di Mattia Chiusano“Tanti bambini e bambine non avranno l’opportunità di giocare a pallavolo per mancanza di spazi”. Giuseppe Manfredi, presidente della federvolley, 72 anni, pugliese di Alberobello, racconta il lato oscuro del doppio trionfo ai Mondiali. Prima le donne a Bangkok, poi gli uomini a Manila, da Paola Egonu ad Alessandro Michieletto, da Anna Danesi a Simone Giannelli, il volley italiano ha dato un’incredibile dimostrazione di forza nel torneo più importante del biennio. Ma sotto “un movimento enorme”, come lo chiama Manfredi, ci sono problemi altrettanto enormi che priveranno molti piccoli della possibilità di diventare come le campionesse e i campioni visti di questi giorni.
Giuseppe Manfredi, si sente il presidente delle medaglie d’oro?
“Ma no, abbiamo fatto né più né meno quello per cui ci siamo impegnati per una vita. Sono arrivato e ho trovato gruppi …
“Tanti bambini e bambine non avranno l’opportunità di giocare a pallavolo per mancanza di spazi”. Giuseppe Manfredi, presidente della federvolley, 72 anni, pugliese di Alberobello, racconta il lato oscuro del doppio trionfo ai Mondiali. Prima le donne a Bangkok, poi gli uomini a Manila, da Paola Egonu ad Alessandro Michieletto, da Anna Danesi a Simone Giannelli, il volley italiano ha dato un’incredibile dimostrazione di forza nel torneo più importante del biennio. Ma sotto “un movimento enorme”, come lo chiama Manfredi, ci sono problemi altrettanto enormi che priveranno molti piccoli della possibilità di diventare come le campionesse e i campioni visti di questi giorni.
Giuseppe Manfredi, si sente il presidente delle medaglie d’oro?
“Ma no, abbiamo fatto né più né meno quello per cui ci siamo impegnati per una vita. Sono arrivato e ho trovato gruppi stupendi di ragazze e ragazze, tecnici bravi, non ci inventiamo niente, sono anni che si lavora così. In futuro qualcuno raccoglierà i frutti di quel che stiamo seminando ora”.
I suoi tecnici si chiamano Julio Velasco e Fefè De Giorgi: quando li ha scelti non erano ancora i numeri 1 nel volley femminile e maschile, ora lo sono diventati.
“La nazionale deve essere rappresentata dal top, abbiamo tecnici super, anche nel settore giovanile Marco Mencarelli e Alessandro Fanizza hanno portato tantissime medaglie. Velasco era la soluzione più logica, anche se ho sentito critiche. A questo gruppo di ragazze mancava un profilo come quello di Julio, che in questo momento sta pensando più di tutti al futuro. Bravo, e fenomeno di programmazione. Fefè è un tecnico abbastanza smart, e bisogna dire che i suoi ragazzi hanno qualcosa di speciale dentro di loro. Qualche problemino c’è sempre, ma i gruppi importanti li superano. Siamo felici, entrambi gli allenatori sono legati a noi fino a Los Angeles, ma non ho mai lasciato nulla al caso: quel che va bene oggi non è detto che vada bene domani”.
Perché il volley italiano vince tanto?
“Il sistema delle nazionali funziona insieme alle società grandi e piccole, c’è un rapporto importante tra federazione e leghe. Noi della Fipav lavoriamo tantissimo sul settore giovanile, le nazionali continuano a sfornare talenti. Allo stesso tempo abbiamo i campionati più forti del mondo, in cui i nostri club investono. Ci sono poi campionati giovanili di società di altissimo livello. È un movimento enorme, da cui nascono i due ori, l’oro e l’argento della Nations League, due medaglie alle Universiadi, più sei medaglie giovanili e l’oro europeo del sitting volley paralimpico femminile. Probabilmente le altre nazioni non hanno la stessa forza che abbiamo costruito nel tempo”.
Com’è la situazione nelle scuole volley? Lei ha parlato di una crescita notevole di tesserati.
“È vero, ma purtroppo tanti bambini e bambine non avranno l’opportunità di giocare a pallavolo per mancanza di spazi: ci sono le liste d’attesa. Che ci diano almeno le palestre scolastiche”.
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È un problema così complicato?
“È una bomba sociale che bisogna risolvere: i dirigenti scolastici si rifiutano di dare le palestre vuote ai nostri club e alle nostre associazioni, nonostante tutte le garanzie che possiamo fornire. Già in Italia abbiamo una situazione da paese non civile, per anni si è investito pochissimo in impiantistica sportiva, in quella scolastica ancora meno. Chiediamo solo impianti, a tutto il resto penseremo noi: ma ora stiamo togliendo un sogno ai piccoli che vogliono diventare Egonu o Giannelli”.
A livello politico è tutto fermo?
“La burocrazia ci blocca da tre anni, eppure in Parlamento c’è un impegno bipartisan. Il ministro Andrea Abodi mi ha detto che siamo in dirittura d’arrivo, ne ho parlato anche con Mauro Berruto, che in Commissione Cultura è stato relatore del disegno di legge sulle palestre al di fuori dell’orario scolastico. Speriamo che accelerino i tempi, altrimenti sarà un danno per tutti gli sport”.
Ci sono problemi anche per gli investimenti della federvolley su nuovi impianti?
“Entro la fine dell’anno dovrebbe uscire il bando per la costruzione di palestre di quartiere: metteremo 10 milioni. Sono risorse che vengono dalle casse federali, perché noi abbiamo un bilancio sano”.