L’Italia si scioglie sul più bello: la Turchia vince al quinto set e si conferma campione d’Europa
di Mattia ChiusanoÈ sempre una medaglia d’argento, anche se a morderla è amarissima. La nazionale di Julio Velasco, oro alle Olimpiadi di Parigi e ai Mondiali di Bangkok, ha perso una finale a Istanbul in cui per lunghi tratti ha addirittura umiliato la Turchia. Una finale strana (3-2 alla fine, 25-16, 22-25, 25-12, 21-25, 10-15), in cui è sembrato che a giocare siano state tre nazionali: l’Italia 1, scesa in campo nel primo e terzo set, l’Italia 2, vista nel resto della partita, e la Turchia che come è giusto ha trovato le contromisure per rispondere allo strapotere azzurro, man mano che si è affievolito.
L’avvertimento di Velasco
Una costanza, una capacità di rimanere aggrappate alla partita che vale non solo il titolo europeo, ma anche un posto alle Olimpiadi di Los Angeles, e materializza quello che era l’incubo di Velasco alla vigilia. Quando aveva detto, “possiamo perdere, ma non perché si spegne la luce”. “Fa male, perché è un po’ colpa nostra” dice Eleonora Fersino, il libero che ha avuto l’imm…
È sempre una medaglia d’argento, anche se a morderla è amarissima. La nazionale di Julio Velasco, oro alle Olimpiadi di Parigi e ai Mondiali di Bangkok, ha perso una finale a Istanbul in cui per lunghi tratti ha addirittura umiliato la Turchia. Una finale strana (3-2 alla fine, 25-16, 22-25, 25-12, 21-25, 10-15), in cui è sembrato che a giocare siano state tre nazionali: l’Italia 1, scesa in campo nel primo e terzo set, l’Italia 2, vista nel resto della partita, e la Turchia che come è giusto ha trovato le contromisure per rispondere allo strapotere azzurro, man mano che si è affievolito.
L’avvertimento di Velasco
Una costanza, una capacità di rimanere aggrappate alla partita che vale non solo il titolo europeo, ma anche un posto alle Olimpiadi di Los Angeles, e materializza quello che era l’incubo di Velasco alla vigilia. Quando aveva detto, “possiamo perdere, ma non perché si spegne la luce”. “Fa male, perché è un po’ colpa nostra” dice Eleonora Fersino, il libero che ha avuto l’immane compito di sostituire Moki De Gennaro dopo Bangkok e si è spesa in maniera quasi eroica, per compensare gli squilibri e le opportunità della sfida di Velasco: far giocare insieme Paola Egonu e Kate Antropova, creando un fronte d’attacco potenzialmente inarrestabile.
Antropova mancata a lungo all’appello
Così è stato per gran parte del torneo, ma nella finale ci sono stati troppi errori, e Antropova a lungo è mancata all’appello: 16 punti in cinque set e sette errori per lei, mentre Egonu, che pure ha sbagliato nove volte, ha pur sempre messo a terra 28 punti e tenuto testa al fenomeno Vargas che dall’altra parte ha avuto un rendimento quasi identico (29 punti, 9 errori). Proprio perché l’Italia ha vinto le Olimpiadi su un tappeto rosso e i Mondiali soffrendo, e di fronte al suo bollente pubblico ha umiliato a lungo la Turchia, questa partita resterà come un’occasione mancata.
Rammarico per una squadra dal potenziale immenso
Perché il potenziale di questa squadra resta immenso, soprattutto alla luce della nuova stagione che ha inaugurato Velasco concedendo un lungo stop alle quattro leader che da troppo tempo non riposavano (Egonu, Sylla, Orro, Danesi), e cambiando tre volte in una stagione il ruolo di Antropova, spostando anche l’asse di gioco della nuova titolare Fersino. La Turchia che ha fatto dannare le azzurre nella finale di Bangkok ha trovato finalmente un modo per batterle, con un attacco più costante e martellante lungo i 117 minuti di una partita che sembrava persa. Da qui si riparte, con un’esperienza utile verso i grandi traguardi che verranno: i Mondiali dell’anno prossimo e le Olimpiadi che l’Italia, prima o poi si guadagnerà.