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Volley, Lavia e un ritorno stellare: “Dall’infortunio agli Europei, che la forza sia con me”

Daniele Lavia 

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Perso il Mondiale per infortunio, lo schiacciatore azzurro vuole l’oro continentale. L’intervista
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Daniele Lavia, anche questa volta, in vista degli Europei che si aprono giovedì, la Forza è con voi?

«Sempre».

Quindi anche in questi giorni di ritiro avete visto la famosa scena de L’Impero colpisce ancora, in cui il maestro Yoda dice a Luke Skywalker “Fare o non fare. Non c’è provare”?

«Il video ce l’abbiamo bene in mente, da tempo, non c’è bisogno di rivederlo altre volte da quando ce l’ha proposto il nostro pedagogista Giuliano Bergamaschi. Abbiamo continuato il percorso, Yoda è sempre con noi».

Un anno fa, ricorda?

«I ricordi sono belli, nitidi, un momento emozionante, di condivisione emotiva con la squadra».

I suoi compagni che piangono a Manila dopo aver vinto il Mondiale che le hanno dedicato dopo l’infortunio, Giannelli sul podio con la sua maglia e lei in lacrime negli studi Rai.

«Quella maglia ha fatto la storia, adesso la conserva la Federazione. Si è visto cosa stavamo provando Simone e io. Siamo sempre stati uniti, la squadra è l’obiettivo e tutti ci mettiamo a disp…

Daniele Lavia, anche questa volta, in vista degli Europei che si aprono giovedì, la Forza è con voi?

«Sempre».

Quindi anche in questi giorni di ritiro avete visto la famosa scena de L’Impero colpisce ancora, in cui il maestro Yoda dice a Luke Skywalker “Fare o non fare. Non c’è provare”?

«Il video ce l’abbiamo bene in mente, da tempo, non c’è bisogno di rivederlo altre volte da quando ce l’ha proposto il nostro pedagogista Giuliano Bergamaschi. Abbiamo continuato il percorso, Yoda è sempre con noi».

Un anno fa, ricorda?

«I ricordi sono belli, nitidi, un momento emozionante, di condivisione emotiva con la squadra».

I suoi compagni che piangono a Manila dopo aver vinto il Mondiale che le hanno dedicato dopo l’infortunio, Giannelli sul podio con la sua maglia e lei in lacrime negli studi Rai.

«Quella maglia ha fatto la storia, adesso la conserva la Federazione. Si è visto cosa stavamo provando Simone e io. Siamo sempre stati uniti, la squadra è l’obiettivo e tutti ci mettiamo a disposizione dell’obiettivo indipendentemente da quel che può succedere. Io ho sempre fatto parte della squadra, e ora ho la possibilità di riprendere quel che ho perso».

Le lacrime di Lavia 

Quindi vuole vincere l’Europeo?

«Tutti lo vogliamo vincere, ma forse io un po’ di più».

Lei come sta? Non sono uno scherzo due operazioni di seguito per la frattura scomposta dell’anulare e del mignolo, quest’ultima addirittura esposta e pluriframmentaria.

«Diciamo che dopo quel che è successo tornare a vestire questi colori è emozionante. C’è ancora da lavorare, stare fermi sei mesi è dura, però non ci tiriamo indietro».

Ci sono conseguenze nella sua vita attuale?

«La riabilitazione si è conclusa, ma non ho ripreso la piena funzionalità del mignolo: non credo che tornerà a muoversi, quindi sono costretto ad abituarmi a questa realtà. Anzi, sono già abituato. La schiacciata? Nessuna conseguenza».

Vuole fare un’impresa alla Brignone?

«Lei sicuramente ha avuto un infortunio più importante, però nel mio piccolo sì».

A proposito di Europeo, siete spaventati dal fatto che il maltempo minaccia il vostro debutto giovedì con la Svezia a Piazza del Plebiscito?

«Ma no, restiamo positivi. Sarà complicato giocare, perché non siamo abituati all’aperto, con tutti i punti di riferimento cambiati. Ma sarà un evento incredibile che cercheremo di sfruttare il più possibile».

Lavia e Giannelli 

Ascolta ancora Avrai di Claudio Baglioni, che la accompagna da quando era bambino?

«Mi è sempre piaciuta, anche se non la ascolto prima delle partite perché non è il tipo di canzone che ti carica. Alla vigilia però, niente trap o rap, per carità».

Nel prepartita mantiene la scaramanzia delle tre canzoni, due italiane e una inglese?

«È un po’ cambiata, sto diventando grande. Ma resto scaramantico, da buon calabrese, da buon terrone».

Non si dice.

«Ma io posso, perché lo sono».

Ma lei è cosentino di Rossano, Cariati o Corigliano?

«Sono nato a Cariati, poi Rossano e Corigliano dove ho giocato il derby della mia infanzia si sono unite e ora sono lo stesso paese».

A Reggio Calabria ha giocato il set da record mondiale finito 64-66 con la Germania.

«Sono andato avanti per inerzia, a un certo punto ho scollegato tutto, non ce la facevo più. Un set spero mai più replicabile. Abbiamo fatto la storia, e ne avrei fatto volentieri a meno. Però che dimostrazione: come si dice, non molliamo mai».

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