• 1 - Che cos’è l’Ictus

    L’Ictus è una malattia che colpisce il cervello quando improvvisamente una parte di questo viene danneggiata o distrutta. E’ il risultato di un’interruzione di sangue ai tessuti cerebrali, dovuta alla chiusura o alla rottura di un’arteria. Il cervello è diviso in aree, ognuna delle quali è responsabile per il movimento e il funzionamento di diverse parti del corpo. Ogni lato del cervello controlla il lato opposto del corpo. Per esempio, se è danneggiato il lato destro del cervello, la parte sinistra del corpo ne porterà le conseguenze. “Oltre a produrre decessi, questa patologia rappresenta la prima causa di invalidità nel nostro Paese” ha spiegato Paolo Binelli, Presidente di A.L.I.Ce Italia presentando a Roma l’iniziativa dello screening per i parlamentari. “Sopravvivere ad un ictus vuol dire infatti, nella maggior parte dei casi, vedere fortemente limitata la propria autosufficienza anche nel compiere le attività quotidiane più semplici, come scendere dal letto, camminare per brevi distanze, parlare o addirittura deglutire. Senza considerare l’impatto psicologico sul paziente e i suoi familiari che, a causa dell’esordio improvviso di questa patologia, sono spesso del tutto impreparati ad affrontarne le conseguenze”.
  • 2 - Due tipi di ictus

    L’ictus può essere ischemico, cioè dovuto alla chiusura di un’arteria cerebrale. Si parla in questo caso di ischemia cerebrale: le cellule che prima venivano nutrite da quell’arteria subiscono un infarto e muoiono. L’ischemia cerebrale rappresenta l’85% di tutti i casi di Ictus cerebrale. Un’arteria si può chiudere perché al suo interno si forma un coagulo (un “trombo”) che va a chiudere definitivamente un’irregolarità della parete dell’arteria stessa (la placca ateromasica): si parla in questo caso di trombosi cerebrale; oppure perché l’arteria viene raggiunta da coaguli partiti da lontano (“emboli”); di solito gli emboli partono dal cuore o da placche ateromasiche delle arterie che portano sangue al cervello: in questo secondo caso si parla di embolia cerebrale. L’ictus può essere anche emorragico, cioè dovuto alla rottura di un’arteria cerebrale. Si parla allora di emorragia cerebrale. Questa rappresenta il 15% dei casi di Ictus cerebrale. La causa più frequente è la pressione arteriosa troppo alta, che determina la rottura di vasi normali o malformati, detti aneurismi.
  • 3 - Quanti casi di ictus

    Nel mondo, ogni anno, 15 milioni di persone sono colpite da ictus, di queste quasi 6 milioni muoiono. L’ictus è responsabile di più morti ogni anno di quelli attribuiti all’AIDS, tubercolosi e malaria messi insieme. L’ictus cerebrale costituisce la seconda causa di morte a livello mondiale e la terza causa di morte nei Paesi del G8, preceduto soltanto dalle malattie cardiovascolari e dai tumori. In Italia, e in tutto il mondo occidentale, l’ictus è causa del 10-12% di tutti i decessi per anno, rappresenta inoltre la prima causa d’invalidità e la seconda causa di demenza con perdita dell’autosufficienza. In Italia si verificano circa 200.000 ictus ogni anno e ben 930.000 persone ne presentano le conseguenze. L’ictus non è soltanto una malattia dell’anziano (negli anziani di 85 anni ed oltre l'incidenza dell'Ictus è fra il 20 ed il 35%): infatti, dei 200.000 nuovi casi di ictus che si verificano ogni anno nel nostro Paese, circa 10.000 riguardano soggetti con età inferiore ai 54 anni. La fibrillazione atriale, anomalia del ritmo cardiaco che colpisce 1 ultracinquantacinquenne su 4, può essere prevenuta e con una attenta diagnosi precoce, si possono evitare ben 3 ictus su 4, pari a 30.000 casi, causati proprio da fibrillazione atriale.
  • 4 - I costi economico-sociali dell’ictus

    Oltre ad essere molto invalidante, l’ictus rappresenta anche un costo economico e sociale molto elevato sia per il Sistema sanitario che per le famiglie. “Si stima che un ictus costi allo Stato circa 8mila euro nel primo anno, 5-6 mila nel secondo e terzo anno, ma a questi costi bisogna aggiungere quelli sostenuti dalle famiglie” ha sottolineato il Professor Paolo Stanzione, Direttore dell’Unità di Trattamento Neurovascolare del Policlinico Tor Vergata. Secondo gli ultimi dati, l’Europa dovrà prepararsi a spendere ogni anno da 72 a 183 miliardi di euro solo per curare le persone colpite da Ictus cerebrale: fatte le opportune proporzioni per la sola Italia andiamo dai 12 ai 30 miliardi di euro l’anno (dati di Stroke- American Heart Association). Un costo troppo alto. Nessun servizio sanitario sarà in grado di sostenere spese così grandi. Se poi consideriamo i costi in termini di perdita di produttività, il danno per il nostro Paese aumenta di altri 7-13 miliardi di euro. Ma i costi sono anche sociali. “Circa il 70% di chi viene colpito da un ictus, specie le donne, dopo soffrono di depressione ed anche il 25% dei parenti viene colpito da questa malattia perchè si vive il trauma di dover stare vicino a familiari che fino al giorno prima era autosufficienti e che ora non lo sono più” ha spiegato Paolo Binelli, Presidente di A.L.I.Ce Italia.
  • 5 - Le funzioni del corpo colpite dall’Ictus

    Un danno al lato sinistro del cervello può causare:
    • Paralisi del lato destro e/o perdita di sensibilità
    • Difficoltà di linguaggio e di deglutizione
    • Tendenza ad essere lento nelle reazioni
    • Perdita della visione nel lato destro di entrambi gli occhi
    Un danno al lato destro del cervello può causare:
    • Paralisi del lato sinistro e/o perdita di sensibilità
    • Perdita dell’abilità di giudicare la distanza e le dimensioni (percezione spaziale)
    • Tendenza ad essere impulsivi e non valutare correttamente le proprie capacità
    • Perdita della visione nel lato sinistro di entrambi gli occhi
  • 6 - Fattori di rischio

    Alcuni fattori di rischio non sono modificabili: ad esempio l’età, il sesso, la familiarità. Altri invece si possono modificare. “Tra questi i più importanti sono l’ipertensione, il diabete, l’obesità” afferma il Professor Paolo Stanzione, Direttore dell’Unità di Trattamento Neurovascolare del Policlinico Tor Vergata “e le patologie cardiache tra cui importantissima e da non sottovalutare la fibrillazione atriale (FA), anomalia del ritmo cardiaco con effetti emboligeni cerebrali, ed attualmente, stime prudenziali, la reputano causa di almeno il 30% di tutti gli ictus. Se si eseguono esami diagnostici adeguati ottenendo una diagnosi precoce, è possibile trattare il rischio emboligeno della fibrillazione atriale e in questo modo evitare quasi 2 ictus su 6, pari a decine di migliaia di casi ogni anno”. Un corretto stile di vita ed una giusta alimentazione riducono il rischio di Ictus ed aiutano i farmaci a tenere sotto controllo la pressione, il colesterolo e la glicemia.
  • 7 - Riconoscere i sintomi

    L’Ictus cerebrale può manifestarsi in diversi modi. I sintomi più frequenti sono: paralisi o debolezza o formicolio al viso, al braccio e alla gamba, soprattutto se interessano un solo lato del corpo; visione annebbiata o diminuita in uno o entrambi gli occhi; difficoltà a pronunciare o comprendere semplici frasi; perdita di equilibrio, vertigine e mancanza di coordinazione. Questi sintomi possono sparire completamente senza lasciare nessun segno, si parla allora di TIA (attacco ischemico transitorio). Il TIA è un campanello d’allarme che precede l’Ictus e può durare da pochi minuti a parecchie ore. In caso di TIA bisogna eseguire accertamenti ed assumere terapie specifiche quanto prima.
  • 8 - Diagnosticare l’Ictus

    La persona con sospetto Ictus deve ricevere immediatamente le cure più adatte. Per capire se ha un’ischemia o un’emorragia è necessario fare una TAC cerebrale. Bisogna andare con urgenza in Ospedali organizzati per l’emergenza ictus, dove lavorano esperti aggiornati sulla cura della malattia. In caso di ictus è necessario chiamare subito il 118. La mortalità e la disabilità possono essere ridotte di molto grazie alla trombolisi e ai centri dedicati all’ictus ("stroke unit"). “E’ fondamentale agire tempestivamente in presenza dei primi sintomi come paralisi, debolezza o formicolio ad una metà del corpo, vista annebbiata, difficoltà a pronunciare o comprendere frasi semplici, perdita di equilibrio, vertigine e mancanza di coordinazione per assicurare il ricovero tempestivo del paziente possibilmente in un ospedale dotato di una Unità Ictus” afferma il Professor Danilo Toni, Direttore dell’Unità di Trattamento Neurovascolare del Policlinico Umberto I di Roma. “Il ricovero in una Unità Ictus diminuisce la mortalità a tre mesi del 15% e la disabilità ad un anno del 25%”.
  • 9 - Il problema dell’accesso alle cure

    Purtroppo nel nostro Paese l’accesso alle terapie per l’ictus è scarso. Due i motivi principali: le persone che vengono colpite da ictus non riconoscono i sintomi e quindi non vanno immediatamente in Ospedale. Inoltre, le Stroke Unit sono ancora troppo poche e quasi tutte concentrate nel centro-nord: per contrastare l’emergenza in modo significativo dovrebbero passare dalle attuali 86 unità, presenti sul territori nazionale, ad almeno 180 unità (una ogni 200.000 abitanti). “L’ictus è una patologia tempo-dipendente: è necessario intervenire al massimo 4 ore dopo ma l'efficacia diminuisce con il tempo per cui intervenire alla prima ora non è come intervenire alla terza ora” ha spiega il professore Stanzione. Per sapere dove sono le Stroke Unit, si può consultare il sito A.L.I.Ce Italia.php?num_riga=44.
  • 10 - Riabilitazione

    Più della metà delle persone colpite da Ictus perde l’autosufficienza. Per recuperare le funzioni perdute è necessario fare riabilitazione e tenersi in esercizio. Purtroppo, però, anche le strutture destinate alla riabilitazione non hanno una diffusione capillare. “La riabilitazione post-ictus ha gli stessi problemi dei centri di cura per cui le stesse regioni in cui non ci sono Stroke Unit e nelle quali, quindi, i pazienti sono in condizioni più gravi perchè non si è potuti intervenire in modo tempestivo, sono anche quelle nelle quali non ci sono adeguate strutture di riabilitazione il che significa che i costi sociali ed economici ricadono soprattutto sulle famiglie” ha spiegato il professor Toni. La riabilitazione prevede la fisioterapia che serve per il recupero della mobilità, dell’equilibrio e della forza muscolare. Con l’Ictus spesso si perde la capacità a parlare e/o a comprendere le parole, così come la capacità di leggere e scrivere. La terapia del linguaggio serve a recuperare il linguaggio normale, insegnando al paziente anche tecniche di fonazione, di respirazione. Se nonostante la Fisioterapia e la Logopedia persistono deficit funzionali a carico delle attività quotidiane, è comunque possibile riguadagnare l’indipendenza con la terapia occupazionale che insegna ad affrontare le attività di ogni giorno per ritornare ad una normale vita sociale e lavorativa.
  • 11 - Cosa fare periodicamente

    1. Eco-color doppler vasi sovra-aortici
    2. Visita cardiologia con ECG
    3. Holter ECG
    4. Ecocardiogramma
    5. Misurare la pressione arteriosa e la fibrillazione atriale
    6. Controllare la glicemia
    7. Controllare il colesterolo ed i trigliceridi nel sangue
    8. Fare i test neurovegetativi
    9. Eseguire altri esami non comuni che possono svelare condizioni meno conosciute come l’iperomocisteinemia o la presenza di anomalie della coagulazione del sangue che facilitano la trombosi
  • 12 - I farmaci

    Oltre alle terapie usate in emergenza, oltre alla fisioterapia, ci sono farmaci indicati per prevenire l’Ictus o il suo ripresentarsi. I farmaci usati per la prevenzione dell’Ictus sono di diverso tipo. Quelli più conosciuti sono:
    • Gli antiaggreganti: prevengono la formazione della placca ateromasica impedendo alle piastrine di aderire alle pareti dei vasi con aterosclerosi
    • Gli anticoagulanti: fluidificano il sangue e prevengono la formazione di trombi. Questi farmaci hanno precise indicazioni e controindicazioni e vanno presi a dosaggi specifici. Recentemente sono stati introdotti in commercio nuovi anticoagulanti orali (NAO) che non richiedono frequenti controlli del sangue e non presentano particolari interazioni con i farmaci e alimenti