A
cura di Sara Ficocelli - 29 gennaio 2019
La
riforma impazzita
Al
Quirinale parlano di un intervento secco del presidente
della Repubblica per fermare la valanga di emendamenti al
decreto semplificazione. Nessuna moral suasion, ma un
intervento deciso per evitare il rinvio del testo alle
Camere. I dubbi sugli effetti anti-parlamentari della
riforma del referendum ce li illustra Goffredo
De Marchis: "Il decreto era passato da 20 articoli a 82,
con aggiunte completamente disomogenee. Maionese
impazzita". Precisando, però, che sulla cosa "c'è un
dibattito vero, c'è persino un dialogo tra grillini e
Partito democratico".
Scintille, nel frattempo, al Consiglio dei ministri. La richiesta di autorizzazione avanzata al Senato dal Tribunale dei ministri di Catania per incriminare per sequestro di persona il ministro dell'Interno preoccupa Salvini: "Forse la state sottovalutando", dice rivolto all'altro vicepremier Luigi Di Maio. "Se sono incriminato io, lo è tutto il governo". "E se non è una minaccia esplicita di crisi, assai le somiglia", scrivono Tommaso Ciriaco e Carmelo Lopapa. Conte, da parte sua, cerca la sponda di Macron: "Se cadiamo noi, Matteo si prende tutto", avrebbe detto nel colloquio "fuorionda" dei giorni scorsi con Frau Merkel.
Afghanistan e Italia: regole violate due volte
di
Gianluca Di Feo
In
Afghanistan siamo all'alba di un cambiamento epocale: la
trattativa tra governo statunitense e talebani rende
inevitabile l'incredibile, aprendo le porte di Kabul ai
fondamentalisti islamici. E anche in questo momento
storico, il governo giallo-verde riesce a recitare una
parte da commedia all'italiana, dove si intrecciano
furbizie ruspanti, pressapochismo e una caterva di
scorrettezze. Protagonista la ministra della Difesa
Elisabetta Trenta, ormai lanciata sull'abbrivio
elettorale del movimento che l'ha designata. Con un
comunicato di poche righe ha scatenato una gazzarra
istituzionale e politica di rara intensità. Ha fatto
sapere di avere dato "disposizioni di valutare l'avvio di
una pianificazione per il ritiro del contingente
italiano.
Sea Watch, tutti colpevoli se manca strategia
di
Stefano Folli Si dice che la vicenda della Sea Watch porterà voti a Salvini nelle elezioni europee di maggio. Si dice anche che lo sgombero del centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto, vicino a Roma, pur con le sue modalità brutali, non danneggerà la Lega, anzi le darà ancora più vigore perché agli italiani - non a tutti ovviamente, ma a un notevole segmento - piace il pugno del potere. Del resto, il sondaggio di Ilvo Diamanti pubblicato ieri da questo giornale conferma che nell'opinione pubblica è ormai diffuso il desiderio di avere un "leader forte" affrancato dall'impaccio dei partiti.
di
Michele Serra L'identità sessuale - tranne nei casi in cui sia matrice di palese violenza contro altri - non dovrebbe mai essere oggetto di critica. Men che meno di satira. Merita un'eccezione l'esilarante battuta di Vladimir Luxuria versus Daniela Santanché: "Sei più trans di me, Dany", una di quelle stoccate che raramente, nella rissa televisiva, si riesce a mettere a segno.
Il libro La classifica del potere senza laurea Non è solo un problema di congiuntivi sbagliati, tesi astruse, consecutio impossibili. Non sono le frasi buffe o gli errori epocali che rimbalzano da un sito all’altro, a farci domandare: siamo davanti alla classe politica peggiore di sempre? Sono, piuttosto, un’ignoranza diffusa e orgogliosa. Il merito messo ai margini anziché premiato. Gli incarichi affidati per familismo o affiliazione, come se fosse normale. Come se in Italia, nel 2019, non ci fossero competenze, valori, professionalità da premiare.
di
Annalisa Cuzzocrea
Università Il rettore: "Via il numero chiuso a Medicina" È una sua battaglia culturale: togliere gli sbarramenti a tutti i corsi di laurea. Lo ha fatto con Biotecnologie, passando da 70 a oltre 1.800 matricole in un anno. Ora, il rettore di Ferrara Giorgio Zauli ci prova nientemeno che con Medicina. Via il numero chiuso: 600 studenti accolti per un semestre, va avanti solo chi passa tre esami con una media alta. Solo un'ipotesi, sebbene messa nero su bianco e presentata al viceministro dell'Università Lorenzo Fioramonti (M5S) durante un convegno, che dovrà ottenere il via libera del Miur per decreto. Ma quella che suona come una provocazione riaccende il dibattito.
di
Ilaria Venuri
Società
Over
50 e famiglie, l'interrail diventa adulto «Ho scoperto l’Interrail a cinquant’anni. E a chiunque dei miei amici dicessi che con lo zaino in spalla da Torino avrei preso un treno per arrivare a Civitavecchia, poi mi sarei imbarcata alla volta di Barcellona e sì, avrei viaggiato per quindici giorni e per più di cento ore sui vagoni spagnoli e portoghesi, avrei preso e perso coincidenze per raggiungere Porto e poi Lisbona, avrei dormito in ostelli prenotati poco prima, mi guardava allibito e mi diceva che tutto questo era folle. O almeno secondo loro lo era a 52 anni». Cristina Masia, torinese, un passato da grafica e un presente più tranquillo da impiegata nel settore medico, racconta con l’entusiasmo di una ragazza il suo Interrail attraverso tre stati europei.
di
Laura Serloni
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