"Nei miei film, il cibo è sempre un tramite per avviare dei rapporti umani, un'occasione per stare insieme e confrontarsi". Così, proprio in quanto autrice di film che raccontano spesso la famiglia e le dinamiche interpersonali, nel cinema di Cristina Comencini il cibo è una presenza costante e frequente.
"Ne "Il più bel giorno della mia vita"", precisa la regista, "la scena clou è un pranzo domenicale che riunisce la famiglia di Virna Lisi e dei suoi figli. A sottolineare l'ambiente decisamente borghese e puritano, il figlio Luigi Lo Cascio non ha mai trovato il coraggio di confessare alla madre la propria omosessualità, sulla tavola arriva inevitabilmente il piatto immancabile di queste occasioni: l'arrosto con contorno di patate al forno e insalata".
"Sul set", continua Cristina Comencini, "le scene dei pranzi sono sempre molto complicate, difficili da girare e nel caso de "Il più bel giorno della mia vita", a causa delle bizzarrie del tempo, con continui alternarsi di sole e pioggia, la lavorazione si protrasse per un tempo infinito, con l'arrosto che andava e veniva, tanto che alla fine, come disse Margherita Buy, quasi camminava da solo. Per gli attori, costretti a mangiare, fu un vero incubo".
Un altro suo film molto culinario è "Matrimoni"...
"Perché si tratta di un altro racconto di vicende familiari. Il cibo, che è presente fin dalla prima scena, che si svolge a Bologna in un enorme mercato prenatalizio fra prosciutti e insaccati, è utilizzato in chiave di scontro e di erotismo. Nel primo caso ci sono i coniugi Lunetta Savino ed Emilio Solfrizzi, che reduci da un duro litigio causato da un tradimento del marito, proseguono lo scontro nel mercato del pesce di Trani, mentre sono impegnati a scegliere i totani da acquistare. Invece nella scena in cui Stefania Sandrelli si incontra clandestinamente in un albergo con l'ex-marito Claude Brasseur, diventato suo amante, come a ristabilire un'antica complicità erotica, lei gli porta delle sfogliatelle di cui lui è ghiotto".
Anche nel suo ultimo film "Bianco e nero" si mangia parecchio.
"In questo caso prevalgono le scene di feste per bambini, e cercando di essere il più verosimile possibile, c'è un trionfo di patatine, pizzette e dolci vari. Ma è raccontata anche una festa africana con contorno di piatti tipici. Il cibo, del resto, è parte integrante delle tradizioni e delle radici culturali di ciascuno di noi".
E il suo personale rapporto con il cibo?
"Scarsissimo: mangio poco, quasi niente, soprattutto quando sono sul set, cosa che non mi rende affatto simpatica alla troupe, perché, fosse per me, abolirei la pausa pranzo. Ma anche fuori dal set detesto stare a tavola a lungo. Tutto ciò dipende probabilmente da un rapporto conflittuale con il cibo maturato durante l'adolescenza, quando, per una certa attitudine a ingrassare, ho iniziato a fare delle diete. Confesso che potrei fare a meno per sempre della pasta, anche se ho qualche cibo per cui vado pazza; più di tutti in assoluto la cassata siciliana. Tuttavia fondamentalmente sono più una bevitrice che una mangiatrice".
Cucinare non deve essere fra le sue attività preferite...
"Effettivamente è così. Essendo madre, per anni ho dovuto cucinare per i figli, ma quando mi sono potuta permettere una persona che mi sostituisse, ne ho subito approfittato. In famiglia la cuoca più esperta e apprezzata è mia sorella Paola. Ma negli ultimi anni, proprio non avendo più l'obbligo quotidiano di cucinare, ho riscoperto questo piacere e, soprattutto d'estate, mi piace dedicarmi alla cucina, puntando su specialità mediterranee, ma non disdegnando anche altri piatti: dalla parmigiana di melanzane allo spezzatino con patate".