SUPPLEMENTO SALUTE ultimo aggiornamento 16 Luglio 2009
pag. 4 Più aiuto per gli infartuati


Il momento più delicato per chi ha subìto un grave infarto è il rientro a casa. La drammatica realtà riguarda il 10% dei 25mila pazienti che, sopravvissuti a un attacco cardiaco, muore nei primi 60 giorni dalle dimissioni. Il dato, è stato rivelato dagli specialisti riuniti a Roma, per il Forum interattivo di Cardiologia. Gli esperti hanno valutato la storia clinica di 100mila casi di infarto che si verificano ogni anno in Italia: la mortalità fuori dall'ospedale è in continuo aumento e l'eventualità di non farcela per la fascia generale dei pazienti sopravvissuti all'infarto si aggira attorno al 4%, mentre nel range che comprende i casi più severi oltrepassa il 10. Un incremento che secondo gli specialisti è conseguenza di una riabilitazione cardiovascolare efficace e adeguata solo per uno su dieci pazienti. "Grazie alle unità coronariche e alle reti ospedaliere italiane che assicurano livelli di assistenza omogenei, la mortalità per infarto durante il ricovero ha continuato a scendere", spiega Alessandro Boccanelli, direttore del Dipartimento Malattie dell'apparato cardiocircolatorio del San Giovanni di Roma, "ma oggi c'è la pericolosa tendenza a passare a un'assistenza organizzata secondo intensità di cura, con posti letto accomunati solo dal livello di gravità invece che dal tipo di malatti. Per questo è stato siglato un protocollo d'intesa fra l'associazione cardiologi ospedalieri e il gruppo di riabilitazione cardiovascolare, che prevede un triage dell'infarto". (g. del bello)