SUPPLEMENTO SALUTE ultimo aggiornamento 16 Luglio 2009
pag. 26 Se l'ozono fa deprimere

Psiche, effetti di caldo e inquinamento La depressione è, tra quelle psichiatriche, una delle patologie più diffuse, soprattutto tra le donne

di Francesco Cro *

Stanchezza, disturbi cardiovascolari, irritazione degli occhi e delle vie respiratorie: sono i sintomi causati dalle elevate concentrazioni di ozono nell'aria, riscontrabili soprattutto nei mesi estivi e nelle ore più calde della giornata. Ma l'ozono, gas ossidante e tossico la cui molecola è formata da tre atomi di ossigeno, può avere anche effetti sul sistema nervoso: oltre ad avere un'azione irritante per il nervo trigemino, potrebbe esercitare un'influenza anche sui livelli cerebrali di serotonina, causando aggressività e depressione.
È l'ipotesi della psichiatra Teresa Biermann e dei suoi colleghi del Dipartimento di Psichiatria e Psicoterapia dell'Ospedale Universitario di Erlangen (Germania), che hanno collegato, studiando i dati relativi a più di millenovecento pazienti in un arco temporale di quattro anni, le concentrazioni giornaliere di ozono con i livelli di depressione, osservando una correlazione diretta tra le due variabili. I ricercatori tedeschi propongono tre possibili spiegazioni del fenomeno: sociologica, biologica e psicologica.
Secondo la prima ipotesi, il caldo eccessivo e l'inquinamento influenzerebbero negativamente la sensazione di benessere e la gioia di vivere delle persone; dal punto di vista biologico, l'azione sfavorevole dell'ozono sul sistema immunitario e su quello nervoso è riconosciuta; infine, aumento del nervosismo e dell'aggressività sono i correlati psicologici di una temperatura ambientale troppo elevata.
Sonno e irritabilità
Non tutti reagiamo nello stesso modo ai cambiamenti stagionali: nella maggior parte delle persone l'aumento della lunghezza delle giornate, tipico della stagione estiva, si accompagna ad una sensazione di aumentato benessere e ad un miglioramento dell'umore (e degli indici di infiammazione, come la proteina C-reattiva, secondo una recente ricerca del Dipartimento di Medicina Cardiovascolare della University of Massachusetts Medical School di Worcester, USA).
Per chi, invece, preferisce il clima invernale, la "depressione estiva" può manifestarsi soprattutto con irritabilità, inappetenza e insonnia. Il sonno può "sballare" anche a causa del cambiamento dei ritmi di vita imposti dalle vacanze: in questo caso l'assunzione di melatonina nelle ore serali (o del suo analogo tasimelteon, come recentemente riportato sulla prestigiosa rivista medica britannica Lancet da Shantha Rajaratnam, docente di medicina psicologica alla Monash University di Melbourne, Australia) può resettare il ritmo sonno-veglia, riportandolo alla sua abituale regolarità.
Disturbo bipolare
L'insonnia può essere il primo segnale di una sindrome depressiva, ma può anche dare il via al suo contrario: la mania, stato di euforia patologica caratterizzata da umore eccitato, iperattività, accelerazione del pensiero, logorrea, idee di grandezza. I ricercatori del Servizio di Psichiatria dell'Ospedale "Razi" di Tunisi hanno analizzato le storie cliniche dei pazienti ricoverati lungo un arco di cinque anni per disturbo bipolare (nel quale episodi di depressione e mania si alternano, intervallati da periodi di benessere) e hanno notato che la stagione "preferita" dall'euforia patologica per cominciare a manifestarsi è proprio l'estate, soprattutto in quei pazienti che tendono ad avere episodi ricorrenti di mania non alternati con fasi depressive.
L'ormone dello stress
Anche un eccesso di attività fisica può danneggiare il nostro equilibrio psicofisiologico: l'attività moderata può, infatti, essere gratificante ed esercitare un effetto positivo sull'umore, anche attraverso la produzione di sostanze protettive per il sistema nervoso come il BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor), ma se è troppo intensa può produrre ansia e portare ad un eccesso di produzione di corticosterone (ormone dello stress), che alla lunga può causare depressione e atrofia delle stesse aree cerebrali che si avvantaggiano dell'esercizio fisico moderato (come l'ippocampo, coinvolto anche nel processo della memoria).
* Psichiatra, Servizio
Diagnosi e Cura, Viterbo