SUPPLEMENTO SALUTE ultimo aggiornamento 16 Luglio 2009
pag. 46 Sla, ora si prova il doping all'Epo


Al grande pubblico è nota per il suo lato oscuro: Eritropoietina, nome in codice Epo, è un doping frequente nel ciclismo. Ma una ricerca italiana permette ora di ipotizzare il suo uso per curare la cosiddetta "malattia dei calciatori", la Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla). Alcuni risultati incoraggianti in questo senso arrivano dall'istituto neurologico Carlo Besta di Milano, pubblicati su Als - Amyotrophic lateral sclerosis.
L'ipotesi da dimostrare è che "l'eritropoietina, fattore di crescita utilizzato in medicina per curare l'anemia, possa avere un effetto neuroprotettivo nei malati di Sla", spiega il ricercatore che ha avuto l'intuizione e ha guidato lo studio preliminare, Giuseppe Lauria, dell'Unità operativa malattie neuromuscolari e neuro immunologia del Besta.
Queste proprietà del farmaco, già osservate dai ricercatori dell'Irccs milanese in modelli animali di malattie neurodegenerative, si potrebbero tradurre in una migliore sopravvivenza e funzione delle cellule neuronali, come già dimostrato nelle neuropatie causate da diabete e da farmaci neurotossici come gli antineoplastici. Questa l'ipotesi su cui il Besta intende continuare a lavorare.
"Abbiamo in cantiere uno studio multicentrico che coinvolgerà 150 pazienti", spiega Lauria. Ed è già scattata la caccia ai fondi. La nuova ricerca, infatti, richiede circa un milione di euro e l'istituto può mettere il 60% dei fondi necessari. "Dobbiamo capire se i risultati ottenuti dello studio pochi malati non siano solo frutto di casualità", avverte Lauria.
L'indagine ha coinvolto 23 pazienti, 12 dei quali trattati con eritropoietina in aggiunta al riluzolo (un vecchio farmaco che ha tutt'oggi è ancora l'unico che ha dimostrato di rallentare un po' la Sla) e 11 solo con riluzolo. Dopo due anni si è osservato che l'Epo non ha causato effetti collaterali gravi e una minore progressione della malattia. Nel gruppo dei malati trattati solo con riluzolo 8 su 11 sono morti o hanno avuto un peggioramento tale da richiedere la tracheotomia. Nel gruppo dei pazienti sottoposti a Epo, invece, questo numero è sceso a 4 su 12.