SUPPLEMENTO SALUTE ultimo aggiornamento 16 Luglio 2009
pag. 43 Più gravidanze, meno gemelli

Al convegno europeo bilancio sulla procreazione assistita. In Italia troppi parti plurimi

dal nostro inviato Elvira Naselli

AMSTERDAM
Dieci anni di tecniche di fecondazione assistita dove hanno portato l'Europa? La domanda, tutt'altro che scontata, è stata posta durante i lavori finali del venticinquesimo congresso dell'ESHRE (Società europea di Riproduzione Umana ed Embriologia) ad Amsterdam. Le tendenze - delineate nel decimo rapporto della Società - sinteticamente sono due: aumento del tasso di gravidanze, raddoppio dei cicli con meno embrioni trasferiti e meno nascite gemellari. In Belgio, sotto i 35 anni, è obbligatorio il trasferimento di un solo embrione, pena il mancato rimborso delle cure. Negli USA, al contrario, la tendenza è di fermarsi a due mentre in alcuni paesi dell'Europa dell'Est si continua a trasferirne 3 o 4, con percentuali altrettanto alte di riduzione fetale.
Nel 2006 sono stati registrati in Europa 429.948 cicli, un numero più che doppio rispetto al '97, anno in cui l'ESHRE cominciò a raccogliere i dati. In testa la Francia, con poco più di 65 mila cicli, seguita da Germania, Spagna, Gran Bretagna. L'Italia registra 36.912 cicli. Continua la crescita del ricorso alla tecnica ICSI (iniezione di un singolo spermatozoo nell'ovocita) rispetto alla IVF (fertilizzazione in vitro, a contatto ovociti e spermatozoi), con percentuali rispettivamente del 66,7 e del 33,3 per cento. Dieci anni fa era esattamente il contrario.
Oggi, comunque, il quadro che viene fuori è di un'Europa con grandi differenze. E così, mentre i paesi scandinavi, Paesi Bassi e Gran Bretagna ricorrono prevalentemente a IVF, altri, come Turchia e Spagna, utilizzano quasi esclusivamente l'ICSI, tecnica comunque più lunga e costosa, che ha dimostrato più successo solo in coppie con sterilità maschile severa.
Tornando alla tendenza a trasferire meno embrioni, il dato del 2006 registra il 79 per cento di trasferimenti singoli, il 19,9 di 2 embrioni, lo 0,9 di tre, nessun trasferimento quadruplo. Ma nove anni prima le percentuali erano differenti: 70,4 per un solo embrione, 25,8 per due, 3,6 per tre e 0,15 per quattro.
"Per la prima volta", ha commentato Anders Nyboe Andersen, che ha monitorato i dati, "siamo sotto quota 20% per i transfer doppi. Stiamo facendo grandi progressi e, pur trasferendo meno embrioni, abbiamo più gravidanze". Questa tendenza, però, non si registra nel nostro paese: nel 2006 il trasferimento di 3 embrioni è stato del 50,9%, del 49,1 l'anno dopo; sono invece stati trasferiti due embrioni nel 30,4% dei casi nel 2006 e del 30,5 nel 2007. Il trasferimento singolo sale dal 18,7 del 2006 al 20,4 del 2007. Al di là dei numeri, è bene ricordare che i parti plurimi sono considerati rischiosi e hanno un costo sanitario elevato.