SUPPLEMENTO SALUTE ultimo aggiornamento 16 Luglio 2009
pag. 49 Caposala, fulcro della corsia

Sono 12mila in Italia. Coordinano il personale sanitario, e oggi fanno i conti con le tecnologie

di Anna Rita Cillis

All'ultimo convegno, organizzato a Jesolo, hanno affrontato un tema particolare: come e cosa fare per "prendersi cura di se stessi". Non a fini personali, però, ma per poter migliorare il rapporto con le persone che lavorano con loro e con i pazienti. Conosciuti da tutti come caposala, in realtà da otto anni - dopo la firma del contratto di lavoro, nel 2001 - sono coordinatori delle Unità operative dei servizi sanitari. Da sempre punti di riferimento per medici, personale infermieristico ma anche dei malati e dei loro parenti.
Maria Grazia Togni, presidente del Coordinamento nazionale dei caposala (Cnc), spiega che nonostante il restyling del nome i diretti interessati continuano a preferire il temine caposala, "anche perché gli utenti conoscono questa figura professionale, sanno a chi si allude, mentre coordinatore è un termine più generico, temine però che le nuove leve sentono al contrario più loro".

Coordinare le unità
Dal 1925 - quando è stato istituito il corso di abilitazione alle funzioni direttive dell'assistenza infermieristica - a oggi, il ruolo all'interno delle corsie sostanzialmente non è cambiato. "Piuttosto c'è stata una evoluzione delle funzioni che svolgiamo, come del resto per tutte le altre figure della sanità. Si sono trasformate alcune patologie come i bisogni e le domanda dei cittadini. Inoltre c'è stato un progresso tecnologico nel campo della strumentazione. E' cambiata la cultura sanitaria", prosegue Maria GraziaTogni.
Stimare quanti siano i caposala in Italia non è semplice come si potrebbe credere.
"Difficile fare un conteggio esatto", conferma la presidente del Cnc, "anche perché nei ruoli regionali, ad esempio, troviamo registrati i coordinatori di tutte le professioni sanitarie, poi ci sono i professionisti che non svolgono le funzioni ma che sono coordinatori. L'anagrafe del coordinamento conta circa 16mila caposala, però si stima che una parte sia andata in pensione negli ultimi anni e non sia stata sostituta, per l'accorpamento di più unità operative e per via della razionalizzazione dei servizi. Inoltre il Collegio degli infermieri Ipasvi registra nell'albo solo il profilo di base professionale, dunque quello di infermiere. Credo che in tutto i caposala siano circa 12-13mila".

Il lavoro
Perno centrale delle corsie ospedaliere, ma non solo, i coordinatori (molti anche gli uomini, è bene ricordarlo) assicurano la gestione, la valutazione e lo sviluppo delle risorse umane a loro assegnate, programmano e gestiscono le risorse materiali e tecnologiche, programmano, governano e controllano i processi assistenziali e organizzativi delle funzioni assistenziali tecnico professionali e della formazione, organizzano gestiscono e supportano modelli di assistenza personalizzata, valutano la qualità e quanto sia "gradita" l'assistenza.
In sostanza si tratta di rendere operativa tutta una unità (le corsie per intenderci), senza sprechi né di personale né di risorse, gestendo un reparto nel suo insieme (dalla strumentazione tecnologica alla manutenzione delle lenzuola e ai farmaci).

Stipendi e indennità
Un lavoro di grande responsabilità al quale corrisponde uno stipendio di "circa 1500-1700 euro mensili", chiarisce Maria Grazia Togni, "considerando un range che va da un'anzianità di alcuni anni ai 30/35. Il coordinatore, per contratto, ha inoltre un'indennità fissa di circa 1500 euro l'anno. Sarebbe anche prevista un'indennità di ulteriori 1500 l'anno, detta "variabile e revocabile". In quanto opzionabile poche aziende l'hanno attivata. Spesso un caposala percepisce meno di chi coordina non potendo contare su indenità legate al turno e al tipo di servizio esercitato".

La gestione del personale
L'attuale contratto di lavoro, siglato dalla categoria nel 2001, non prevede, come un tempo, limiti nel numero di personale da coordinare né quello dei pazienti o il numero delle unità operative o di ambiti assitenziali sul territorio da gestire.
"Anche se", racconta la presidente del Cnc, "la maggior parte dei caposala coordina personale infermieristico e ausiliario di una Unità Operativa Complessa, per intenderci le vecchie corsie. In genere in una unità di medicina o chirurgia ci lavorano 30-40 persone. Nelle terapie intensive e sale operatorie e nei centri servizi si può arrivare a 60-70, ma esistono anche realtà formate da 15 persone. In media un caposala segue il lavoro di 30 professionisti".

Iter professionale
Nel 2006 è stata approvata la legge 43 che ha istituito il master in management per le funzioni di coordinamento, un requisito indispensabile per accedere, oggi, alla funzione di caposala. Ma la legge è entrata in vigore solo due anni più tardi: nel 2008.
"Oltre al master sono richiesti anche tre anni di esperienza professionale nel ruolo di base infermierisitco", dice Maria GraziaTogni.
Sino al 2000 si accedeva a posto di caposala tramite concorso pubblico. "Successivamente il contratto di lavoro ha previsto una selezione interna alla azienda sanitaria per l'affidamento dell'incarico che avviene su delibera del direttore generale", conclude la presidente del Cnc.