È allerta 6, il massimo dell'allarme pandemia, per l'influenza suina H1N1. L'Oms non sa quando e se accadrà, né quanto sarà grave, ma ha raccomandato lo sviluppo in tempi brevi di un vaccino. Novartis, azienda leader nel settore della immunoprofilassi, nelle scorse settimane ha ultimato la produzione su coltura cellulare del primo lotto di vaccino influenzale A/H1N1 ed è in trattative con numerosi governi per dare il via alla produzione globale: secondo stime approssimative sarebbero necessarie almeno 600 milioni di dosi.
"L'attuale vaccino per l'influenza stagionale non contiene il virus dell'influenza suina e non sappiamo se la vaccinazione stagionale fornisca una protezione crociata contro il virus H1N1", afferma Rino Rappuoli, direttore di Novartis vaccini e diagnostica, che ha recentemente organizzato a Siena la Conferenza internazionale su "Rivalutare l'influenza: pianificare può evitare la pandemia?".
L'influenza rappresenta la terza causa di morte nei paesi ricchi. "E' singolare che attualmente esistano tre influenze: A suina, quella tradizionale e aviaria", commenta Vincenzo Nicosia, presidente SimVim, "sappiamo che l'influenza suina ha sintomi simili ad una normale infuenza ma è chiaro che bisogna essere pronti per ogni evenienza".
Secondo Peter Palese, del Mount Sinai School of Medicine di New York, non si sa se il ceppo H1 dell'influenza suina sostituirà nel tempo il ceppo H1 della terribile pandemia influenzale del 1918, ma una cosa è certa: l'H1N1 ha minore patogenicità anche se è più aggressivo nei confronti dei giovani, dei bambini e delle donne incinte, mentre gli anziani sono più protetti forse perché già entrati in contatto con l'H1. Un vaccino somministrato in due dosi, risparmierebbe vite e costi sanitari. (mp. s.)