PIGIAMI, cosmetici, libri, gadget elettronici e tanto altro ancora dimenticati sistematicamene in lounge di aeroporti, aeroplani, auto a noleggio. Il problema comune è che ritornare in possesso dei propri beni è molto difficile, soprattutto se magari ci si accorge dell'errore quando si è ormai tornati a casa. Anche a patto di ricordarsi con esattezza dove si è perso qualcosa, bisogna affidarsi a un lungo giro di telefonate o email, per comunicare all'hotel o all'ufficio oggetti smarriti cosa si è perso e quando. E poi bisogna affidarsi alla buona volontà di qualcuno che, una volta trovato l'oggetto, compila un rapporto a mano e lo archivia il bene. Infine esiste il problema non trascurabile della spedizione, magari intercontinentale e delle spese relative. A risolvere tutti questi problemi ci ha pensato Chargerback, ovvero un portale online che mette in comunicazione con pochi click chi ha perso qualcosa con chi lo ha trovato.
FOTO: GLI OGGETTI PIU' DIMENTICATI IN HOTEL
"Quello che abbiamo scoperto", ha spiegato all'International Herald Tribune il fondatore del portale Ranson Webster, "è che negli hotel il servizio oggetti smarriti è ancora affidato a procedure farraginose e moduli compilati a mano". Ovvio dunque che Webster abbia pensato alla estrema difficoltà che devono affrontare strutture come quelle della sua città, Reno in Nevada, o della vicina Las Vegas, dove ogni hotel conta migliaia di stanze visitate da milioni di potenziali smemorati ogni anno. Sono stati proprio molti alberghi-casinò statunitensi ad aderire per primi al servizio, quando a fine 2011 la startup ha iniziato a stringere accordi anche per integrare la propria piattaforma nel loro sito, ma è dall'inizio di quest'anno che i numeri sono diventati significativi, con una crescita dal 400 all'800% degli oggetti restituiti ai loro legittimi proprietari rispetto all'anno precedente.
Come riporta una ricerca di Wakefield Research, il valore dell'economia globale dei beni smarriti ammonta a diversi miliardi di dollari e oltre 40 milioni di beni vengono dimenticati nelle stanze di hotel americani ogni anno, e soltanto il 10 per cento di questi vengono restituiti ai proprietari. Niente di meglio dunque che offrire uno strumento tecnologico, rapido e sicuro, per recuperare il restante 90 per cento: i clienti possono accedere al sito, indicando cosa hanno perso e quando, e specificando dove, tra le decine di hotel già affiliati, oltre ai propri contatti. A questo punto gli impiegati di Chargerback prenderanno in carico la richiesta ed effettueranno la comparazione con gli oggetti già segnalati loro dagli hotel: se l'identificazione avviene, l'utente sarà contattato e gli sarà proposta una somma da pagare per la spedizione a casa.
Naturalmente quello degli hotel è solo uno dei possibili luoghi per il business di Chargerback, che ora vuole allargarsi anche ad aeroporti ed aerei, navi da crociera, cinema, ristoranti, parchi di divertimenti e molto altro ancora. E, forse, in un futuro, anche al di fuori degli Stati Uniti. Anche perché si tratta di un business globale, che non è soggetto a possibile mancanza di clienti, perché ha il migliore alleato nella distrazione di ciascuno di noi.
FOTO: GLI OGGETTI PIU' DIMENTICATI IN HOTEL
"Quello che abbiamo scoperto", ha spiegato all'International Herald Tribune il fondatore del portale Ranson Webster, "è che negli hotel il servizio oggetti smarriti è ancora affidato a procedure farraginose e moduli compilati a mano". Ovvio dunque che Webster abbia pensato alla estrema difficoltà che devono affrontare strutture come quelle della sua città, Reno in Nevada, o della vicina Las Vegas, dove ogni hotel conta migliaia di stanze visitate da milioni di potenziali smemorati ogni anno. Sono stati proprio molti alberghi-casinò statunitensi ad aderire per primi al servizio, quando a fine 2011 la startup ha iniziato a stringere accordi anche per integrare la propria piattaforma nel loro sito, ma è dall'inizio di quest'anno che i numeri sono diventati significativi, con una crescita dal 400 all'800% degli oggetti restituiti ai loro legittimi proprietari rispetto all'anno precedente.
Come riporta una ricerca di Wakefield Research, il valore dell'economia globale dei beni smarriti ammonta a diversi miliardi di dollari e oltre 40 milioni di beni vengono dimenticati nelle stanze di hotel americani ogni anno, e soltanto il 10 per cento di questi vengono restituiti ai proprietari. Niente di meglio dunque che offrire uno strumento tecnologico, rapido e sicuro, per recuperare il restante 90 per cento: i clienti possono accedere al sito, indicando cosa hanno perso e quando, e specificando dove, tra le decine di hotel già affiliati, oltre ai propri contatti. A questo punto gli impiegati di Chargerback prenderanno in carico la richiesta ed effettueranno la comparazione con gli oggetti già segnalati loro dagli hotel: se l'identificazione avviene, l'utente sarà contattato e gli sarà proposta una somma da pagare per la spedizione a casa.
Naturalmente quello degli hotel è solo uno dei possibili luoghi per il business di Chargerback, che ora vuole allargarsi anche ad aeroporti ed aerei, navi da crociera, cinema, ristoranti, parchi di divertimenti e molto altro ancora. E, forse, in un futuro, anche al di fuori degli Stati Uniti. Anche perché si tratta di un business globale, che non è soggetto a possibile mancanza di clienti, perché ha il migliore alleato nella distrazione di ciascuno di noi.