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Arabia Saudita, la piazza di Twitter
dove il leader senza volto diventa star

La rivoluzione a 140 caratteri di Riyad e dintorni: è il paese al mondo con la più alta crescita di utenti. Parlano di politica e società, cose proibite su stampa e tv. Il protagonista è un misterioso vendicatore della rete che denuncia la corruzione e gli scandali del governo. Nessuno sa chi sia di FRANCESCA CAFERRI
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NELLE STRADE assolate di Riyad, la primavera profuma solo di polvere e inquinamento. L'odore dei gelsomini tunisini, che due anni fa risvegliò il mondo arabo, ad un primo sguardo qui non sembra essere arrivato. "Ma non bisogna farsi ingannare dalle apparenze - spiega Somaya Jabbarty, vice direttore del quotidiano Saudi Gazette - una protesta come quella a cui stiamo assistendo ora qui non l'abbiamo mai vista prima. Quello che sta accadendo è senza precedenti". Jabbarty descrive attacchi contro la corruzione della famiglia reale, donne che si fanno beffe dei religiosi che vorrebbero limitare la loro libertà, discussioni accese su temi scottanti come la sorte dei prigionieri politici e della minoranza sciita. Tutto questo, racconta, avviene nello stesso luogo: non le strade, ma la piazza virtuale di Twitter. "Qualcuno potrebbe pensare che sia un fenomeno marginale - conclude - ma qui non lo è: Twitter è diventato il Parlamento che il Paese non ha, il luogo dove tutti, dai conservatori più estremi, alle donne, ai progressisti si interrogano e si scontrano: non era mai successo prima".

Difficile darle torto: l'Arabia Saudita è un paese molto chiuso, dove il controllo del governo sull'informazione è severo. Eppure negli ultimi anni il dissenso è riuscito, usando la rete, a far sentire la sua voce sia all'interno che all'esterno del Paese come mai prima d'ora. I numeri meglio di ogni altra cosa lo raccontano: fra il 2011 e il 2012 il numero di utenti del social network in Arabia Saudita è cresciuto del 3000 per cento. Oggi più di tre milioni di sauditi si scambiano idee e opinioni su Twitter, generando 50 milioni di tweet ogni mese: il regno non è soltanto il Paese leader per l'uso di Twitter nel Medio Oriente, ma anche quello a più rapida crescita di utenti e messaggi di tutto il mondo. E buona parte dei cinguettii che partono da cui sono di carattere politico o sociale.

Difficile sapere a cosa tutto questo porterà in termini concreti, ma in pochi mesi molte cose sono già cambiate: e non soltanto in Rete. Per le strade di Riyad e Gedda, così come nelle province più remote, oggi la critica è diventato il nuovo sport nazionale. Il campione è senza dubbio un misterioso personaggio che si nasconde dietro la sigla anonima di @mujtahidd (lo studioso): aperto più di un anno fa, l'account ha oggi più di un milione di followers e la sua popolarità è in costante crescita. Mujtahidd usa Twitter per esporre al pubblico la corruzione e le malefatte del governo e della famiglia reale, spesso inviando messaggi direttamente ai suoi bersagli. Più di una volta è riuscito ad anticipare notizie prima che diventassero pubbliche: la rimozione di un ufficiale per corruzione, le spese folli di questo o quel principe. Nessuno può dire con precisione chi si nasconda dietro all'account: di certo, spiegano a Riyad, è qualcuno molto vicino ai circoli del potere, perché ben informato. O qualcuno che è riuscito a costruirsi un network di informatori in posizioni chiave: cosa anche questa rivoluzionaria.

"Potrebbero individuarlo e arrestarlo, così come potrebbero bloccare Twitter - sostiene Waleed Abu al Khair, avvocato e attivista per i diritti umani di Gedda - se non lo fanno è perché sanno che la reazione sarebbe fortissima, la gente scenderebbe in strada". In realtà la notizia che il governo stia per bloccare i più popolari social network o applicazioni come Whatsapp si diffonde regolarmente in Arabia Saudita, ma finora le minacce non mai diventate reali. L'avvocato Abu al Khair, il cui account è stato hackerato
diverse volte da attivisti pro-governativi, è fiducioso: "È troppo tardi per fermare l'onda - spiega - oggi se vuoi capire dove va l'Arabia Saudita devi seguire gli hashtag più popolari. E se chiudessero Twitter la gente troverebbe nuovi modi per parlare. La barriera della paura è rotta: indietro non si torna".