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Consumatori 2.0 per prodotti su misura:
ecco come le aziende diventano social

Si chiamano “prosumer”, cittadini a metà tra producer e consumer. Utenti mai più passivi che dicono la loro. Nativi delle generazioni X e Y che vogliono interagire e decidere, in anticipo, cosa compreranno. Ecco chi sono e come arrivano dai supermercati alla politica di IRENE MARIA SCALISE
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CONSUMATORI sempre più padroni. Persino sull’indirizzo della fabbrica. La Joulies, azienda americana diventata milionaria grazie a un sistema di raffreddamento del caffè, ha chiesto ai clienti di votare se potevano spostare la produzione da una fabbrica americana ad una cinese meno costosa. Non sono i soli. Recentemente la Hasbro ha scomodato gli appassionati giocatori del Monopoli di 180 Paesi del mondo. Per un mese gli hanno dato la possibilità di scegliere, online, il segnalino preferito. Il futuro del gioco da tavola più famoso del mondo nelle mani del popolo. Il risultato? Nel 2013 il gatto, votato dal 31 per cento, manderà in pensione il ferro da stiro. Viene da pensare se mobilitare così tante persone, in un momento in cui ci sono faccende ben più serie, sia una stravaganza della casa produttrice. Niente affatto. Benvenuti nell’era dei consumatori 2.0. Anzi dei “prosumer” (neologismo tra producer e consumer) come li ha definiti il futurologo Alvin Toffler. Utenti mai più passivi che dicono la loro. Ragazzi della generazione X o Y che vogliono interagire e decidere, in anticipo, cosa compreranno.

IMMAGINI: CONSUMI 2.0


Consumi social.
Non ha dubbi Kevin Roberts, capo mondiale della Saatchi & Saatchi. Nel suo libro Lovemarks: the future beyond brands sostiene che il successo dei marchi dipende dalla capacità di comunicare con i consumatori. A pensarla come Roberts, nei piani alti delle aziende sono in parecchi, e vista l’aria che tira si è deciso di sdoganare il consumatore a tutto tondo. Starbuks ha ideato My Starbucks idea, un sito internet dove i fan del caffè americano possono proporre le proprie idee e le vedono realizzate nelle caffetterie preferite. La stessa soluzione l’ha adottata il Mulino Bianco con il portale Il mulino che vorrei, che permette ai golosi di partecipare alla creazione dei prodotti ma anche al packaging, alle iniziative promozionali e alle politiche su impegno sociale e ambiente. «Il progetto permette a chiunque di chiedere miglioramenti», racconta Alessio Gianni, digital marketing director di Barilla, «abbiamo avuto molti nostalgici che ci chiedevano prodotti usciti di produzione e altri che suggerivano novità o maggior attenzione all’ambiente. Quando una modifica entra tra le prime dieci più votate è presa in considerazione. Poi c’è un secondo scrutinio che coinvolge i top manager dell’azienda e se c’è l’accordo finale si realizza». Persino la Lego ha scelto un approccio “customer centric” coinvolgendo i fan adulti e facendoli partecipare alla nascita del prodotto Mindstorms. Come risultato un gran successo di vendite e la copertina della rivista Wired.

Anche in politica.
Nell’era dei consumatori 2.0 molti si trasformano in potenziali stilisti. Nel sito Cutonyourbais.com, i navigatori possono personalizzare gli abiti e votare i loro preferiti. Così i disegni più popolari vanno in produzione. Ma è soprattutto nelle calzature che ognuno sembra voler dire la sua: la Kikers ha creato un laboratorio dove, grazie al programma Shoe configurator, si può personalizzare la propria scarpa, scegliere gli abbinamenti di colore. Al termine le polacchine arrivano direttamente a casa. Anche la Nike, grazie ad una piattaforma collaborativa, consente di creare infinite combinazioni di colori, materiali e dettagli per raggiungere la scarpa ideale. Le prime ad ascoltare i consumatori come un oracolo sono state le case automobilistiche. La Ford, prima di lanciare la Fiesta Moviment, l’ha fatta provare ad un centinaio di clientii chiedendo eventuali modifiche. La Range Rover dopo aver annunciato il restyling della propria vettura icona si è scontrata con i blog degli appassionati, per niente soddisfatti, e ha modificato molti dettagli della nuova auto. Mentre il modello più attuale di Rally Fighter è il risultato di più di 35 mila progetti proposti dagli utenti di più di 100 Paesi. Persino Obama, in modo analogo, ascolta i suoi elettori: con White House 2 è una piattaforma per realizzare programmi e proposte condivise durante la campagna elettorale.