NEW YORK - Nella mitologia scandinava sono degli elfi malvagi, esseri soprannaturali che tormentano noi umani. Nel gergo di Internet i "troll" sono dei disturbatori, che s'infilano nei blog, nei forum online e nelle chatroom per esternare commenti aggressivi. Ma aggiungeteci "patent", e siamo di fronte a una piaga ben diversa, che preoccupa Barack Obama. I "patent troll" sono i parassiti dei brevetti tecnologici. Il fenomeno sta dilagando al punto da costringere la Casa Bianca a scendere in campo. Obama chiede nuove norme d'urgenza all'agenzia federale che convalida i brevetti, il Patent and Trademark Office. E' nata ormai una vera e propria industria di finti inventori, che in realtà fanno solo incetta di brevetti sulla carta, per poterli usare nelle guerre legali. Un vero e proprio racket di estorsione che rischia di soffocare la creatività vera. I numeri sono impressionanti: su 4.000 cause legali avviate per presunta violazione di brevetti nell'ultimo biennio, più della metà fanno capo ai "patent troll".
E' un'escalation, perché nel 2010 erano solo il 45% e l'anno prima il 30%. Tra le cause legali più assurde, la Casa Bianca cita alcuni esempi: una società ha citato per danni ben 8.000 fra hotel, bar e altri esercizi pubblici perché offrivano il collegamento wi-fi gratuito ai propri clienti; secondo la presunta "parte lesa" un servizio del genere era coperto da un suo brevetto esclusivo. Un altro caso celebre: un sedicente "inventore" cerca di estorcere royalties su chiunque produca un podcast, cioè un contenuto audiovisivo o radiofonico che si può vedere o ascoltare in formato digitale. Questo secondo caso dà un'idea della pretestuosità dei "patent troll": il promotore delle cause multiple non nega che altri possano avere inventato a loro volta il podcast, ma semplicemente sostiene di essere stato il primo a mettere il "cappello" legale su qualcosa di simile. Un altro "patent troll" ha denunciato molte società per il solo fatto che collegano i computer dei loro uffici ad apparecchi scanner. Per farlo, dovrebbero pagargli dei diritti, sostiene.
Molte di queste cause vengono perse dai loro promotori. Ma tentar non nuoce. L'esplodere di una litigiosità legale spesso infondata, preoccupa Obama: non sono tanto i colossi come Apple, Google o Microsoft a dover temere, visto che hanno eserciti di legali agguerriti. Ma i piccoli inventori, le startup, possono essere terrorizzate di fronte al "racket" delle cause giudiziarie. Già nel 2011 l'Amministrazione Obama aveva promosso una nuova legge, America Invents Act, per rendere illegale le "cause fotocopia", cioè quelle azioni legali in cui un solo soggetto denuncia una massa di presunti violatori del suo brevetto. In base a quella legge, ora occorre fare una causa distinta contro ogni presunto violatore: è un modo per far salire i costi legali e scoraggiare gli impostori. Ma non è bastato.
E così ieri Obama ha annunciato una nuova iniziativa, per "proteggere gli innovatori dalla litigiosità giudiziaria pretestuosa". In particolare, il presidente ha ordinato al Patent and Trademark Office di esigere dalle società che depositano richieste di brevetti, che esse siano molto precise nel descrivere il contenuto del brevetto, le specificità tecniche. Se poi queste società fanno ricorso per presunte violazioni, l'ufficio brevetti dovrebbe chiedere informazioni molto dettagliate sulle modalità delle violazioni.
Basterà a scoraggiare i "patent troll"? La battaglia è tutta in salita. Ci sono almeno due problemi sostanziali. Il primo è la mancanza di mezzi dell'ufficio brevetti, una delle tante agenzie federali che da anni sono state depauperate di risorse per volontà dei repubblicani. Ma un altro problema riguarda i colossi hi-tech: anch'essi, come dimostra l'interminabile battaglia Apple-Samsung che ha appena conosciuto un nuovo colpo di scena, si sono ormai abituati a investire nelle "guerre legali" risorse immense. Gli uffici legali, e le Law Firm esterne che lavorano per questi giganti, hanno un interesse preciso ad alimentare la litigiosità: anche per loro è un bel business.