Italian Tech

In Italia la banda larga c'è per tutti,
ma la usa solo metà popolazione

Secondo il rapporto sulle telecomunicazioni Asstel la banda larga raggiunge il 95,6% della popolazione, ma solo il 55% degli italiani la utilizza. Analfabetismo informatico e ritardi nell'agenda digitale gli ostacoli maggiori. E il settore in un anno perde il 2,4% dei ricavi e il 5% degli occupati
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ROMA - In Italia la banda larga c'è, ma la usa poco più di metà della popolazione. E' questa la realtà contraddittoria fotografata dal Rapporto sulle telecomunicazioni presentato da Asstel, l'associazione che riunisce le imprese della filiera delle Tlc, e dai sindacati di categoria. L'infrastruttura Adsl raggiunge il 95,6% della popolazione, in linea con gli obiettivi fissati dal governo nell'Agenda digitale. Solo che poco più della metà della popolazione utilizza questa tecnologia: il 55%. Un dato che condanna l'Italia all'ultima posizione tra i Paesi dell'unione europea per tasso di diffusione di connessione veloce.

L'ostacolo maggiore, secondo il rapporto, è l'analfabetismo informatico di una popolazione tra le più anziane al mondo. Ma anche ritardi nel raggiungere gli obiettivi fissati dall'agenda digitale. Tanto da spingere Asstel e i sindacati a lanciare un appello al governo: "E' necessario un rinnovato impegno". A cui il governo Letta sembra avere in parte risposto nel 'decreto del fare', con una serie di novità inserite nel pacchetto di riforme, come il domicilio digitale e l'istituzione dell'Agenzia digitale.

"Sulla banda larga l'Italia non sconta particolari arretratezze di tipo infrastrutturale rispetto all'Europa, perché la copertura alla velocità di almeno 2 Mb/s è assicurata al 95,6% della popolazione", spiega Cesare Avenia, presidente di Asstel. "Altra cosa è considerare il tasso di penetrazione della banda larga, cioè della domanda di connessioni veloci, su cui effettivamente il nostro paese è invece in netto ritardo, come ha rilevato di recente la stessa Commissione Europea. Ritardo attribuibile sia al diffuso analfabetismo digitale sia alle lentezze con cui si sta procedendo nell'attuazione dell'Agenda digitale, da cui lo scarso sviluppo nel nostro paese dell'e-commerce, dell'e-government e dei servizi online in genere", conclude Avenia.

In effetti, sempre secondo i dati del rapporto, le infrastrutture della banda larga sono cresciute del 9% nel tracciato di fibra ottica, che ha raggiunto i 234mila chilometri e sono stati installati il 9% in più rispetto al 2011 di Dslam per un totale di oltre 28,6 milioni di linee fisse (+25% rispetto al 2011). Inoltre, nel 2012, gli operatori hanno dato impulso operativo allo sviluppo delle reti a banda larga di nuova generazione fisse (Fttc e Ftth) e mobili con l'Lte, tecnologia che dovrebbe contribuire a eliminare il digital divide assicurando la copertura a circa 4.500 comuni. Alla fine del 2012, infine, risultava investito circa il 20% del budget del Piano nazionale banda larga e il digital divide è stato ridotto di 1,2 punti percentuali.

Tuttavia, oltre allo scarso utilizzo della banda larga per scopi generali (il 55% dell'Italia si confronta con tassi molto più alti di tutti gli altri principali Paesi europei, tra cui l'86% del Regno Unito), il Rapporto mette in evidenza l'arretratezza italiana anche sull'e-commerce. Negli ultimi 12 mesi appena il 17% degli individui e il 4% delle imprese hanno effettuato transazioni on line: basti pensare che il Regno Unito registra percentuali rispettivamente del 73% e del 18%. Così il settore delle telecomunicazioni nel 2012 ha chiuso in rosso: ricavi giù del 2,4% e un calo degli occupati del 5%.