Italian Tech

Datagate, Assange in aiuto di Snowden.
"Cerchiamo accordo per asilo in Islanda"

In teleconferenza dall'ambasciata dell'Ecuador a Londra in cui è rifugiato da un anno, il capo di Wikileaks ha detto di essere in contatto con il team legale del giovane informatico per verificare le ipotesi che trovi rifugio in Nordeuropa. E nel dibattito intervengono anche due storici "whistleblower" dell'intelligence: Daniel Ellsberg e Thomas Drake
di STEFANIA MAURIZI
2 minuti di lettura
"Siamo in contatto con il team legale di Snowden e siamo impegnati nel verificare se ci sono le condizioni perché Snowden ottenga asilo politico in Islanda", ha detto ieri sera Julian Assange. Collegato in teleconferenza dall'ambasciata dell'Ecuador a Londra, in cui è rintanato da un anno esatto (si è rifugiato nella sede diplomatica ecuadoriana di Knightsbridge il 19 giugno 2012) , il fondatore di WikiLeaks ha risposto alle domande di decine di giornalisti, che hanno cercato di andare a fondo dei suoi contatti indiretti con Edward Snowden, il 29enne americano che ha rivelato i documenti top secret sui programmi di sorveglianza di massa della più grande, la più costosa e la più tecnologicamente sofisticata agenzia d'intelligence del mondo: l'americana 'National Security Agency' (Nsa).

Una teleconferenza di un'ora e mezza densa, su cui ha "vegliato" il padre di tutti i 'whistleblower': Daniel Ellsberg, l'analista militare che nel 1971 fece uscire i 'Pentagon Papers', documenti top secret sulla guerra del Vietnam. Ellsberg, che oggi ha 82 anni, ma è lucido e attivo, è un sostenitore della prima ora di Julian Assange e della fonte di WikiLeaks, Bradley Manning, e, appena è scoppiato il caso Edward Snowden, non ha esitato ad appoggiare la sua scelta di rivelare i documenti segreti della Nsa.

Nel suo intervento di ieri, Ellsberg ha sottolineato che pensare che il programma di intercettazioni di massa della National Security Agency non si possa prestare ad abusi per ragioni politiche e per altri motivi "è infantile", perché di fatto nessuno sa con certezza come miliardi di telefonate, email, chat, dati delle carte di credito vengano usate, in quanto i programmi della Nsa sono avvolti nel segreto.

Sulla segretezza ossessiva che protegge la National Security Agency dal pubblico scrutinio ha parlato ieri in teleconferenza con Assange e Ellsberg anche Thomas Drake, un ex senior executive dell'Agenzia a cui è costato caro denunciare cosa avveniva all'interno. Drake ieri ha spiegato come, in base alla sua esperienza, la trasparenza sulle operazioni della Nsa sia illusoria, "artificiale" e a chi critica Snowden per aver scelto di denunciare i mali della Nsa, anziché chiedere alle autorità di intervenire secondo procedure interne, Drake ricorda la sua storia: lui e altri colleghi avevano seguito il percorso ortodosso per denunciare i problemi in cui erano incappati, ma non solo non sono stati protetti dal "Whistleblower Protection Act", lui è addirittura finito incriminato per spionaggio, un'accusa che è completamente crollata, ma che lo ha portato alla bancarotta economica per le spese legali. "Non c'è alcuna protezione, se ci si muove all'interno del governo", ha argomentato Drake, sulla base della propria esperienza con la Nsa, "la sicurezza nazionale è diventata la religione di Stato in America".

Ai giornalisti che l'hanno incalzato sui suoi eventuali rapporti con Edward Snowden, Julian Assange ha ovviamente evitato di fornire qualsiasi elemento, riportando il discorso sulla situazione di WikiLeaks e di Bradley Manning, il giovane soldato che ha confessato di aver passato i documenti più scottanti all'organizzazione. Alexa O'Brien, che da reporter sul campo ha seguito ogni passaggio del processo a Manning a Fort Meade, nel Maryland, ha spiegato ieri via teleconferenza che "l'indagine penale contro WikiLeaks è la più vasta mai condotta contro un'organizzazione giornalistica e contro le sue fonti". "Il presidente Obama", ha concluso Assange, "deve fermare la sua inchiesta immorale contro di noi"