Italian Tech

Dal concerto alla degustazione di vini:
Quando una serata passa da Eventbrite

Intervista a Renaud Visage, tra i creatori dell'app che sta rivoluzionando il mercato dell'intrattenimento. "Diamo a tutti la possibilità di trasformare un passatempo in un'attività di cui vivere". Il 26 e 27 sarà a Roma, alla seconda edizione di TechCrunch Italy di FILIPPO SANTELLI
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"BISOGNA essere ambiziosi: creare qualcosa in grado di cambiare davvero la vita delle persone, magari mettendo sottosopra un settore". E oltre a dirlo, Renaud Visage lo ha fatto. Eventbrite, la startup che ha fondato nel 2006 insieme a Kevin e Julia Hartz e di cui è direttore tecnologico, sta rivoluzionando il mercato dell'intrattenimento. Organizzare un evento, dal concerto alla degustazione di vini, promuoverlo sui social network e vendere i biglietti: sulla piattaforma è questione di pochi click. Gratis, se l'incontro è gratuito, altrimenti lasciando una quota del 2,5%, più 75 centesimi per ogni ticket acquistato. La crescita dei numeri è spettacolare: passata a marzo la soglia dei 100 milioni di biglietti distribuiti, siamo già a 117 milioni.

"Nel solo 2013 venderemo biglietti per circa un miliardo di dollari", prevede Visage, cioè la stessa cifra messa insieme nei primi sei anni di vita. Con i suoi 8 miliardi di dollari, il colosso Ticketmaster sembra ora un po' meno inavvicinabile. Come abbia fatto, l'ingegnere e fotografo francese lo spiegherà a settembre al Maxxi di Roma, alla seconda edizione di TechCrunch Italy. Incontro che quest'anno durerà due giorni (26 e 27) e durante il quale si terrà una startup competition, iscrizioni aperte fino al 17 luglio, con primo premio da 50mila euro.

Qual è l'idea alla base di Eventbrite?
"Permettere a chiunque di trasformare un passatempo in un'attività di cui vivere. Puntiamo tutto sull'intuitività, rendere più semplici le cose è anche il nostro maggiore sforzo nello sviluppo, c'è un team a San Francisco che lavora solo a questo. Per esempio facilitare la gestione dei dati su vendite e partecipanti o adattare le funzioni alle varie piattaforme: non per forza qualcosa che va bene online si concilia con uno smartphone".

Nel 2012 avete investito molto per espandervi in Europa. Siete soddisfatti dei risultati?
"Abbiamo costituito una squadra a Londra dedicata all'Europa e ci siamo concentrati su Francia, Germania e Regno Unito. Il primo passo è stato sviluppare i siti nelle diverse lingue (italiano compreso, ndr), ora ci dedicheremo al marketing e alle partnership con gli organizzatori di eventi. Anche i risultati in Italia, pur senza una strategia mirata, ci hanno sorpreso".

In futuro su che mercati punterete?
"Sbarcare su un nuovo mercato è costoso, ci vogliono tempo, le persone giuste e una struttura societaria adeguata. Noi vogliamo essere aggressivi, ma anche tenere i costi sotto controllo. Una grande tentazione è il Brasile, visti gli eventi eventi che ospiterà e la crescita del mercato mobile: lì potremmo arrivare a breve. Ma anche l'Europa dell'Est, forse già dal prossimo anno".

Dai Black Eyed Peas al Tribeca Film Festival, ora gestite anche grandi eventi: la piattaforma cambierà?
"Seguire un grande evento, per esempio un festival, significa confrontarsi con richieste specifiche, che all'inizio non avevamo previsto. Ma le affrontiamo caso per caso, decidendo se sviluppare o meno una nuova funzione. Vogliamo che ogni strumento resti alla portata di tutti gli utenti, anche non professionisti".

Le frodi sono un grande nemico nel vostro settore. Come le combattete?
"Contro le frodi nei pagamenti abbiamo un team specializzato che monitora tutte le transazioni. È uno dei vantaggi dell'avere raccolto molti finanziamenti (circa 150 milioni di dollari dal lancio ad oggi, ndr): possiamo assumere i migliori. Quanto allo scalping, l'acquisto in stock di biglietti per poi rivenderli a prezzo maggiorato, sulla piattaforma è più difficile perché ogni ticket è registrato con nome, cognome e indirizzo mail. Offriamo poi strumenti con cui gli organizzatori possono gestire il database dei partecipanti, avere sempre sotto controllo chi entra e chi esce".

Questo significa che profilate gli utenti?
"Sì, se sono connessi con Facebook. Per gli organizzatori è una risorsa preziosa. Di fatto siamo noi a gestire tutte le loro relazioni con i clienti, anche dopo l'evento".

Avete appena lanciato due applicazioni per smartphone, At the door e Entry Manager, per gestire gli ingressi agli eventi e i pagamenti alla porta. Avete in cantiere nuovi prodotti?
"Stiamo puntando sempre di più sul mercato mobile. Dal punto di vista dei prodotti ci sentiamo a posto, ora lavoreremo per renderli sempre più flessibili e intuitivi. Vogliamo migliorare la parte di discovery, la scoperta degli eventi navigando all'interno dell'app".

Il settore delle startup in Italia è ancora agli inizi. Quali sono i suoi limiti?
"Quelli di tutte le realtà giovani, penso alla scarsità di capitali o di mentor qualificati. D'altra parte vedo una grande creatività, si tratta di costruire un ecosistema e le relazioni giuste tra gli attori".

A TechCrunch parlerà a una platea di aspiranti innovatori. Cosa dirà loro?
"Che la maggior parte delle startup falliscono, anche in Silicon Valley. Per questo è necessario essere ambiziosi, puntare con la propria idea a risolvere un problema concreto. Quanto all'esecuzione, è molto importante la varietà della squadra: in Eventbrite io mi occupo della parte tecnica, Kevin Hartz del business e sua moglie Julia delle risorse umane, le nostre competenze si completano. Quando sento di startup con un solo fondatore sono sempre scettico".

@filipposantelli