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Twitter dà consigli a Facebook:
"Dovreste essere a pagamento"

Il cofondatore del servizio di microblogging Biz Stone dà un suggerimento al rivale: "Come per lo streaming musicale, 10 dollari per la versione senza pubblicità". E il dibattito sul modello di business per i social si accende di SIMONE COSIMI
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E SE FACEBOOK diventasse a pagamento? Un po' sul modello della musica in streaming, vedi alla voce Spotify, Pandora o Deezer. Per esempio, 10 dollari al mese per poter fruire della versione senza pubblicità e post sponsorizzati. Altrimenti, bacheca piena di annunci e di chissà quale altro meccanismo potrà arrivare in futuro. D'altronde il periodo sembra proprio essere quello giusto: le big company del web continuano a cercare nuovi (nuovi?) modi per monetizzare. Il buon vecchio abbonamento  -  o la fee iniziale, come sarà nel caso dell'app di instant messaging Whatsapp  -  rimane il più sicuro approdo nei momenti difficili. In ogni caso, si può stare tranquilli: per il momento non è così. Anche se a sfornare questo diabolico consiglio non è stato un qualsiasi addetto ai lavori capitato per caso davanti a un microfono ma il "principale esponente dello schieramento a noi avverso", avrebbe detto un politico italiano. Cioè Twitter, nei panni di uno dei tre fondatori, il vulcanico Biz Stone.
 
Un suggerimento non richiesto né probabilmente gradito al quartier generale di Menlo Park. E che però profuma proprio tanto di mezza profezia. Per il suo Twitter  -  che in realtà ha ufficialmente lasciato un paio d'anni fa per dedicarsi a nuove start-up  -  più che per gli altri: "In generale, le pubblicità su Facebook non sembrano particolarmente utili o coinvolgenti  -  ha scritto Stone su Medium, una delle sue creature  -  tuttavia sono universalmente tollerate perché sono ciò che rendono Facebook gratuito. E tutto ciò che è gratis è bello. Tuttavia, adesso che sono tornato a usare Facebook ogni giorno e quindi ho cominciato a rifletterci, mi è venuta un'idea. Potrebbero inventare Facebook Premium. Per dieci dollari al mese le persone che davvero amano la piattaforma, e che possono permetterselo, potrebbero essere libere dalla pubblicità. Magari anche alcune funzioni speciali a disposizione, riservate proprio a chi paga".

Sembra una battuta buttata lì per caso, potrebbe essere qualsiasi cosa. Compresa una mossa felpata per lanciare un'idea da applicare, perché no, ad altre realtà. Come Twitter. Magari non proprio per far fuori hashtag e trending topic sponsorizzati ma per offrire opzioni aggiuntive, ricerche più raffinate e interazioni più coinvolgenti. Dietro versamento di un obolo, ovviamente. Chissà. In ogni caso, non è un fatto proprio usuale che il fondatore della web company che ha rivoluzionato comunicazione e informazione decida candidamente di spiegare a un avversario come condurre il proprio business sul web. Stone ha raccontato su un post di Medium di aver da poco ricominciato a utilizzare Facebook dopo un lungo periodo di disintossicazione dalla piattaforma di Mark Zuckerberg. Aveva deciso di congelare il suo profilo perché sopraffatto  -  ecco l'immancabile stoccata  -  dalle "migliaia di setting, funzioni e scelte" aggiunti fin dal lancio. "La verità è che se non riesco a capire e configurare un'app in un minuto, di solito la scarto e vado oltre". Poi il ritorno. E la pensata a pagamento.

"Se anche solo il 10 per cento degli utenti scegliesse di iscriversi alla versione Premium  -  ha aggiunto Biz Stone nel suo singolare intervento, mettendosi anche a fare i conti in tasca a Zuck  -  si tratterebbe di un miliardo di dollari al mese di guadagni. Non male". Il manager trentanovenne ex socio di Jack Dorsey non è certo il primo a lanciare l'idea di un modello freemium per Facebook, che proprio alla pubblicità  -  in particolare a quella mobile, che costituisce il 41 per cento della torta  -  si sta aggrappando per salvare il proprio business. Nel secondo quarto del 2013 la piattaforma ha infatti raccolto 1,8 miliardi di dollari dall'advertising, in rialzo del 51 per cento rispetto all'anno prima. Non è un caso, almeno stando a quanto ha appena rivelato il New York Times, che per non lasciar fuori proprio nessun utente potenziale, Facebook stia pensando a rilasciare un'app leggera dedicata ai cosiddetti feature phones, i telefoni di vecchia generazione molto diffusi nei Paesi in via di sviluppo.

Un'abbuffata pubblicitaria che potrebbe però far sentire i suoi effetti sull'esperienza di navigazione degli utenti. E nel contesto della quale un modello che preveda dunque un abbonamento in grado di far fuori tutti questi annunci non è del tutto da escludere. D'altronde, quello di Stone non è il primo commento del genere  -  uno scenario simile era stato disegnato anche dalla MIT Technology Review qualche mese fa, ipotizzando addirittura a una quota da 20 dollari al mese  -  ma senz'altro uno dei più interessanti in quanto proveniente da un (per il momento ex) concorrente. Fra l'altro uno di quelli sempre alla ricerca di nuove idee nel mondo del business online insieme all'altro fondatore di Twitter, Ev Williams. Per lavorare a una delle ultime start-up a cui sta mettendo mano, battezzata Jelly, Stone ha fra l'altro arruolato alcuni ex dipendenti di Facebook: che l'idea del Facebook Premium non sia qualcosa di più che una semplice chiacchiera da tech genius?