Italian Tech

Pagine fan e post, spam su Facebook:
un giro da 200 milioni di dollari l'anno

Un team di ricercatori italiani dopo Twitter mette sotto la lente il fenomeno sul social network di Zuckerberg: venti i siti al centro del business, 13 dollari il prezzo di un post con collegamenti a portali di e-commerce, Youtube o siti con altri link di SIMONE COSIMI
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UN GIRO d'affari da 200 milioni di dollari l'anno. Prodotti tramite un paio di fondamentali meccanismi dello spam su Facebook: il continuo e strategico piazzamento di post sulle pagine fan di marchi, artisti o compagnie, contenenti link che traghettano l'utente verso siti di terze parti, o la creazione fittizia degli stessi profili. Da rivendere poi sul mercato nero, con tutto il loro seguito di estimatori accumulato nei mesi. Se Twitter ha un mercato multimilionario fatto principalmente di follower falsi e oscillante fra i 40 e i 360 milioni di dollari annui, anche il social network di Mark Zuckerberg non scherza. A stimare il colossale introito degli spammer e studiarne i meccanismi un team indipendente di ricercatori italiani capitanato da Andrea Stroppa e Carlo De Micheli, la cui ricerca è finita anche sul Guardian. Nei giorni scorsi avevano già fatto parlare di loro per un'altra questione che ha coinvolto sempre la piattaforma di Menlo Park: avevano scoperto un tag in grado di spalancare la strada a un virus.

Link nascosti dietro servizi perfettamente legali di accorciamento dell'indirizzo, come Tinyurl.com o Bit. ly, in grado di celare all'utente il dominio verso cui sarà catapultato. "Un lavoro quotato intorno ai 13 dollari per post sui profili intorno ai 30mila fan, molto di più, 58 dollari, per quelli con 100mila ammiratori", spiega Stroppa a Repubblica.it. Stando alle analisi dei ricercatori italiani, che hanno registrato 18mila post del genere al giorno su un campione di circa 30mila fan page prese in esame, si arriva facilmente a una stima fra gli 87 e i 390 milioni di euro all'anno. Per una media  -  considerando anche il numero dei fan delle pagine  -  che finisce col collocarsi appunto intorno ai 200 milioni di dollari. Ma forse anche di più, considerando la mole di questo tipo di profili. Un business sulla carta proibito dalle regole di Facebook eppure assai florido. Spesso gli spammer iniziano il lavoro dall'altro lato, realizzando cioè in autonomia fan page sui temi più diversi, collegandole fra loro inserendole fra le preferite e raccogliendo il proprio bottino di amici. Quando hanno abbastanza like all'attivo iniziano a rivendere spazi (travestiti da post) agli inserzionisti, con cui entrano in contatto attraverso almeno una ventina di siti e forum.

"Siamo partiti proprio da lì  -  dice Stroppa  -  da siti come DigitalPoint o Warriorforum, seguendo le tracce di chi offre, in cambio di accrediti PayPal, spazio su pagine fan o comunque la pubblicazione di post su altre pagine, magari ufficiali". Ma dove va a finire l'ignaro utente di Facebook quando clicca su quei collegamenti? Il più delle volte si approda a un sito di e-commerce. L'imperativo è infatti monetizzare rapidamente l'azione dell'utente più che fare traffico. La beffa è che il 9 per cento di queste pagine ospita annunci Google AdSense: come dire che BigG finisce col guadagnare dallo spam di Facebook. Curioso. Ancora: non mancano i link ai video su YouTube, che come noto paga in base alle visualizzazioni generate. Oppure si finisce  -  almeno una volta su otto  -  in altri siti contenenti a loro volta selve di spam link, in un vortice senza fine. "In fondo alla piattaforma questo traffico fa comodo  -  aggiunge il ricercatore  -  se dovessero bannare tutti i profili in cui si verificano post di questo tipo andrebbero a intaccare il motore delle condivisioni quotidiani, le bacheche che muovono il volume di traffico e contenuti". Lo conferma anche uno degli spammer, intervistato via Skype da Stroppa & Co.: "Facebook non ci fa fuori semplicemente perché siamo quelli che ne producono gli stessi contenuti  -  racconta l'anonimo spacciatore di link  -  ogni giorno sforno contenuti divertenti e coinvolgenti condivisi e apprezzati da migliaia di utenti. Senza le fan page Facebook sarebbe deserto: quanti link condividono i vostri amici sulla Timeline? Risposta molto semplice". Pochi.

Sì, perché lo spam su Facebook è senz'altro più raffinato dei pacchi di follower falsi rivenduti su Twitter: "C'è appunto dietro un lavoro di contenuto sul medio-lungo periodo  -  racconta Stroppa  -  spesso le pagine fan costruite dagli spammer sono curate, vi si condividono contenuti interessanti oppure temi di gossip o di sport. Insomma, argomenti che raccolgono un grande seguito. E anche i post pirata non vengono pubblicati a cascata, altrimenti Facebook abbasserebbe il ranking delle singole pagine favorendone lo spopolamento, ma con una certa attenzione. In media uno o due al giorno, mischiati a link e contenuti per così dire genuini, senza altri fini".  Per difendersi, come spesso accade, basterebbe stare un po' attenti a (cliccare) cosa ci piace davvero.