Italian Tech

Il Mac compie 30 anni: il sogno di Steve Jobs è diventato realtà

Dal modello del 1984 a oggi il computer della Mela è uno dei simboli dell'innovazione tecnologica. Una storia che parte dalla scommessa di creare uno strumento per tutti e arriva alla rivoluzione mobile. Dal parallelepipedo al cilindro, in tre decenni di TIZIANO TONIUTTI
4 minuti di lettura
"CIAO". Appena nato, già parlava. Salutava con una scritta sullo schermo, allora in bianco e nero, ma già in alta risoluzione. Sotto il segno dell'Acquario, il 24 gennaio del 1984, viene al mondo il Macintosh. Un nome da mela: era la qualità preferita del frutto del principale designer del progetto, Jef Raskin. Ma avrebbe potuto anche chiamarsi "Annie", questo il nome in codice del computer da 500 dollari su cui al tempo Apple lavorava, sotto la guida di Mike Markkula.

Ma quello che un ventottenne entusiasta di nome Steve Jobs svelò sul palco del Flint Center di Cupertino era qualcosa di diverso. Era un computer, e insieme qualcosa d'altro rispetto a quello che il grande pubblico associava alla parola. Che evocava grandi contenitori pieni di elettronica e cavi che spuntavano da ogni dove, abbinati a un monitor da posizionare sopra allo chassis e come strumento di input principale una tastiera. Dal cilindro di Steve Jobs esce però un oggetto nuovo: un parallelepipedo con dentro tutta la tecnologia che serviva, insieme a un monitor ad alta risoluzione, in bianco e nero. Una tastiera certamente e poi un mouse, dispositivo al tempo del tutto inedito e relegato al mondo dell workstation Xerox da migliaia di dollari, e all'Apple Lisa, il progenitore poco fortunato del Macintosh. Il mouse monotasto di Apple che Jobs mostra alla platea è una scatoletta con un pulsante che permette di controllare un computer in una maniera innovativa. Spostando una freccina su uno schermo in cui tutto si può cliccare e ogni elemento digitale diventa istantaneamente parte della vita quotidiana di un utente. Non più solo lettere, numeri e schermate tutte uguali. Ma documenti, testi, immagini, applicazioni che rispondono ai movimenti di una mano. Attraverso il Mac Os, il sistema operativo del Macintosh che con il tempo ha acquistato sempre più funzionalità, fino alla ridefinizione avvenuta con la versione X.

Il sogno di Steve Jobs era questo: un computer che potesse essere usato da chiunque, con un approccio umano e non tecnico. Una visione che poi Jobs mise a fuoco con l'evoluzione del Mac e soprattutto con iPod e iPhone. Ma è con il Mac che nascono i concetti di innovazione costante e design - e della simbiosi tra questi - nell'informatica di consumo, una strada che i geni (e i pirati) della Silicon Valley avrebbero poi battuto con altri progetti, su tutti il Commodore Amiga, nato nei sogni di un altro visionario hi-tech, Jay Miner. Una strada che poi Apple avrebbe fatto propria, perduto e poi ancora ritrovato, spostando l'asse del mercato tech sui dispositivi personali portatili.

Quel Macintosh dell'84 era tutto sommato qualcosa di non molto distante da quello che il "Mac" è oggi: il nome è cambiato un po', ora nessuno chiama più "Macintosh" il Mac. Ma il concetto di sistema "all in one", tutto compreso, è rimasto lo stesso. L'iMac attuale ha qualche cavo in meno (solo quello di alimentazione), è infinitamente più potente del Macintosh del 1984, ed è ancora quel simbolo di innovazione informatica che sul mercato contemporaneo dei computer, ormai meno importante rispetto a quello dei dispositivi mobili, mette insieme un'idea precisa di "esperienza utente", tecnica e stile.

Dal keyonote al Flint Center sono passati trent'anni. Decenni in cui Apple è profondamente cambiata attraversando diverse fasi, dalla tesi di quel primo, glorioso e vendutissimo Macintosh alle quasi antitesi dei modelli successivi, quelli con cui Steve Jobs c'entrava poco o niente, fino ad arrivare alla sintesi: gli iMac, iBook e Power Mac che arrivano dopo il rientro di Jobs in azienda e che portano il computer della Mela verso la sua seconda vita: MacOs X, il sistema operativo che rivoluziona l'ambiente software della macchina e che da 14 anni rappresenta il principale avversario di Windows, fino all'ultima versione chiamata Mavericks.
[[ge:rep-locali:repubblica:76840189]]
Apple celebra la storia del suo computer più famoso anche sul sito apple.com, dove campeggiano le macchine di ieri e oggi. I "fun facts" e le curiosità non mancano: Il primo Mac occupava circa lo stesso spazio sulla scrivania di un foglio di carta A4 (8,5 x 11pollici), mentre il Il primo portatile Mac (settembre 1989) era spesso quattro pollici e pesava circa otto chili. Oggi il MacBook Air più leggero pesa 1,08kg e ha uno spessore di 1,7 centimetri. Ancora: il primo Mac era venduto con tre applicativi (il Finder, MacWrite e MacPaint). I Mac oggi offrono all'acquisto applicazioni multimediali come iPhoto, iMovie, GarageBand, Mail, Mappe e le app della suite iWork tra cui Pages, Numbers e Keynote. Qualche anno è passato, e la piccola mela è diventata un albero.
[[ge:rep-locali:repubblica:76820285]]
Nello scorrere del tempo, un altro grande salto il mondo Mac lo fa a metà degli anni 2000, con il cambio di architettura interna: non più chip Motorola e PowerPc ma Intel, proprio come i concorrenti Pc. Il marchio Mac assume caratteristiche adatte ai diversi tipi di utenza: quella casual e semiprofessionale ha l'iMac e i Macbook, per quella "pro" ci sono i Macbook e i Mac - per l'appunto - "Pro". Non più la ridda di modelli con prestazioni e caratteristiche diverse e nomi di prodotto indecifrabili che avevano segnato la storia e i bilanci di Cupertino negli anni 90. Trent'anni dopo il Mac ha cinque varianti: il Mini, che si compra senza tastiera, mouse e monitor, che l'utente già ha o acquista a parte. L'iMac, appena rinnovato, potente e sottile. I Macbook Air, ultraportatili leggeri e i Macbook Pro con display Retina. E il nuovo Mac Pro, appena arrivato sul mercato, che abbandona le forme tradizionali dei computer da lavoro racchiudendo una workstation di potenza notevole in un cilindro scuro e misterioso. Magico perché capace ancora di stupire in un mondo tecnologico che ha già visto tanti miracoli. Una macchina accolta con grande interesse dal mondo tech, con una particolarità industriale: viene prodotta in Usa dopo anni di Cina.

Ma come sarà fra trent'anni il Mac non potrebbero ipotizzarlo nemmeno i calcoli di probabilità affidati a un Mac Pro. Forse entro qualche anno Apple creerà una piattaforma in cui far convergere OsX e iOS, forse il Mac esisterà anche dentro i prossimi dispositivi mobili, forse la convergenza toccherà solo i dati e sempre più la possibilità che le applicazioni di uno e dell'altro sistema possano lavorare sugli stessi documenti, come già accade ora. Qualcuno forse ne parlerà il 25 gennaio al Flint Center, dove verrà celebrato il trentennale del computer della Mela. Dai nomi storici del "Team Mac", quello che ha portato un'avventura nata in un garage con dentro Steve Jobs e Steve Wozniak a diventare un nome conosciuto in tutto il mondo.