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Buon compleanno, Spotify. Un anno in Italia per cambiare la musica

Festeggia la versione italiana del popolare servizio di musica in streaming. La responsabile Veronica Diquattro parla dei risultanti raggiunti, delle risposte degli utenti, del modello di business, dei rapporti con le major
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ROMA - C'è una candelina sulla torta di Spotify, il servizio musicale che un anno fa è sbarcato in Italia per rivoluzionare il modo di fruire la musica grazie allo streaming. Molto probabilmente è il cambiamento più radicale tra i tanti che si sono succeduti negli ultimi decenni nel mondo delle note. I numeri italiani del servizio musicale per computer, tablet e smartphone e lettori mp3 - che nel mondo vanta oltre sei milioni di utenti paganti, 24 milioni di utenti attivi e 20 milioni di canzoni disponibili in streaming - sono di tutto rispetto. "Io e tutto il team siamo molto soddisfatti di questi 12 mesi - spiega Veronica Diquattro, bolognese classe 1983 e responsabile del mercato italiano di Spotify dopo un'esperienza a Google, "perché la risposta del mercato è stata proprio quella che ci aspettavamo. L'entusiasmo degli utenti nella prima fase si è mantenuto alto nel corso di tutto l'anno e alla fine i numeri ci hanno confermato che stiamo andando nella direzione giusta. Sì, il nostro è stato un impatto decisamente forte sul mercato".

Un impatto per nulla scontato in un settore, quello dello streaming musicale, in cui da noi ci sono già tanti attori: Deezer, Cubomusica ma anche Google e presto ci sarà Apple. Vediamoli allora questi numeri: dal 12 febbraio del 2013 gli utenti italiani di Spotify hanno ascoltato oltre 65 milioni di ore di musica, che valgono come 7.500 anni, e sono state create più di 15 milioni di playlist (120.000 per viaggi e vacanze, 340 mila playlist sul tema dell'amore, 20 mila per il lavoro, 63 mila per rilassarsi). Non solo: in media un utente Spotify Premium spende 120 euro all'anno rispetto ai 40 spesi degli utenti iTunes. "Si, il modello di business funziona", spiega Diquattro. "I dati della Fimi sono chiari: nel 2013 l'industria musicale nel suo complesso - parliamo sia di supporto fisico che digitale - ha fatto segnare un aumento 2% e si tratta di un risultato che non si otteneva da qualcosa come undici anni. Niente male. La musica digitale, da parte sua, ha mostrato una crescita del 14% con un +182% segnato dai servizi di abbonamento in streaming che rappresentano complessivamente il 18% del segmento digitale. E questo proprio nell'anno in cui siamo entrati noi nel mercato. Diciamo che la nostra presenza ha contribuito a creare negli utenti consapevolezza del servizio e ha fatto da traino. Siamo nella direzione giusta e speriamo di seguire le traiettorie di altri paesi dove il settore musicale si è sviluppato producendo ricavi crescenti per la musica legale. Come la Svezia, tanto per fare esempio: siamo presenti da 5 anni e in questo periodo la pirateria musicale si è ridotta del 25%. Un bel risultato, direi. E stiamo parlando di un paese nel quale, come in Italia, secondo la Fimi (la Federazione dell'industria musicale italiana) la pirateria musicale era stimata al 95% del totale".

Gli elementi da monitorare per consolidare la propria presenza sono due: la soddisfazione dell'utente e i rapporti con le case discografiche. "Certo, ogni fattore è importante", aggiunge Diquattro: "Il nostro tasso di crescita si è mantenuto (anche se numeri ufficiali per l'Italia non sono stati resi noti, ndr) anche dopo il periodo di lancio. Grazie all'arrivo della versione free anche sul mobile (permette di ascoltare in shuffle la tua musica e scegliere gli artisti, supportato solo dalla pubblicità) che si affianca alla versione classica sul desktop, gratuita e con la pubblicità. Un profilo, quest'ultimo, che abbiamo allargato da dicembre anche ai tablet considerando che ormai questo dispositivo è vissuto come una normale estensione del proprio del computer. Naturalmente resta più completa l'esperienza che si ha con la versione Premium (niente pubblicità, qualità audio di alta qualità a 320k e possibilità di ascoltare offline fino a 10mila canzoni). Senza contare che tutte le soluzioni puntano sull'aspetto social, che funge da straordinario acceleratore perché contribuisce alla scoperta di nuova musica. Nuove canzoni che ascoltiamo seguendo ciò che ascoltano i nostri amici e le celebrità".

Quanto ai rapporti con le case discografiche, la responsabile di Spotify Italia è ottimista, con tendenza al miglioramento. "Con le major abbiamo un dialogo sempre aperto. Sul totale dei nostri ricavi dalla pubblicità e dagli abbonamenti, diamo a loro più del 70 per cento. Lo scorso dicembre abbiamo pagato globalmente un miliardo di dollari all'industria musicale. E 500 milioni soltanto nel 2013. Ci muoviamo a una velocità impressionante e le major si rendono conto del valore che stiamo creando sul mercato. Senza dimenticare che il consumatore italiano di Spotify, cifre alla mano, si è mostrato disposto a spendere anche in altri settori del comparto musicale, come il merchandising, eventi canori e tecnologia legata alla musica. Intanto lavoriamo a partnership che possano creare nuovo valore per l'utente finale. Stiamo ancora definendo, presto conoscerete le novità".