UNA RICCHISSIMA miniera di dati da cui attingere per poter prevedere i flussi turistici, ottimizzare i servizi di accoglienza sul territorio e sviluppare modelli di business legati a specifici eventi. Nell'era dei "turisti tech" - che pianificano online i loro itinerari e viaggiano alla scoperta del mondo con uno smartphone in tasca - le tracce digitali lasciate, aggregate ed elaborate in forma anonima, forniscono informazioni preziose per rilanciare un settore delicato e volubile come quello del turismo, legato sì alla stagionalità ma anche a una miriade di altri fattori. Euro Beinat, professore di Geoinformatica dell'Università di Salisburgo, spiegherà come decifrare questi messaggi con una lezione su "Big data, mappe digitali e flussi turistici" il 31 marzo a Montecitorio, durante la presentazione del Rapporto 2014 dell'Associazione Italiadecide alla presenza, tra gli altri, del capo dello Stato Giorgio Napolitano, della presidente della Camera Laura Boldrini e del ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini.
Il mercato turistico dagli Anni Settanta a oggi è molto cambiato, come sottolinea Beinat: "Dopo quarant'anni e una profonda trasformazione dell'economia e della società l'industria si trova a gestire una domanda completamente diversa, caratterizzata dalla richiesta d'individuazione dell'offerta, dalla competizione globale tra vecchi e nuovi attori e da una crescente serie di vincoli finanziari e ambientali". Trasformazione che Internet ha accelerato, anche attraverso una serie di nuovi strumenti social per poter viaggiare low cost al di fuori dei canali tradizionali mettendo in allerta i gestori delle strutture alberghiere, come spiega Beinat: "Airbnb, da comunità di condivisione di 'divani' per viaggiatori senza eccessive pretese, è diventato in pochissimi anni un network di ospitalità ricerca e diversissimo, capace di catturare oltre 8 milioni di utenti in tutto il mondo e più di 500 mila strutture".
Mettere in relazione le tracce digitali che lasciamo ogni giorno in giro consente di "mappare" la nostra presenza sul territorio, come illustra Beinat: "Costantemente, ogni volta che usiamo un telefono o strisciamo una carta di credito, lasciamo tracce del nostro passaggio e del nostro uso della città. Se da un lato su Facebook, Twitter o Yelp scegliamo deliberatamente di divulgare dati e opinioni, molti altri servizi hanno bisogno di catturare informazioni su di noi per poterci fornire comunicazione, trasporto, sicurezza e tutti gli altri servizi essenziali che fanno parte del nostro vivere contemporaneo". Non a caso Beinat definisce i big data come "il petrolio del XXI secolo", riconoscendo loro un'importanza strategica anche per il turismo: a patto di saperli "raffinare" secondo una metodologia precisa.
A questo proposito, al Centro di Ricerca di Geoinformatica di Salisburgo hanno coniato l'espressione "Collective sensing", vale a dire la disciplina che si occupa di analizzare a livello aggregato e anonimo tracce digitali per comprendere il nostro comportamento collettivo. E così, in base all'analisi delle immagini caricate sulla piattaforma Flickr, i ricercatori hanno misurato la differenza tra flussi turistici di diverse nazionalità. Un altro esempio riguarda la stima del numero dei partecipanti a un grande evento ricostruendo la mappa delle presenze in base ai dati raccolti e analizzati.
Grazie a commenti, espressioni e valutazioni utilizzate è possibile ricostruire "la voce del turista", cioè una sintesi rappresentativa della sua esperienza diretta: "Sono gli stessi strumenti utilizzati dalle grandi aziende per monitorare il sentiment per un marchio e si utilizzano per misurare la temperatura di gradimento e di soddisfazione del turista", spiega il professor Beinat. Gli smartphone, nell'ultimo decennio, sono diventati "protagonisti" dei grandi eventi, come dimostra la celebre immagine del confronto tra l'elezione di Papa Benedetto XVI nel 2005 e quella di Papa Francesco nel 2013: la prima con pochissimi telefonini puntati verso San Pietro, la seconda quasi illuminata a giorno dai display dei fedeli pronti a immortalare la scena dell'Habemus Papam.
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L'Italia grazie ai big data potrà avere uno strumento in più per prevedere i flussi turistici e attrezzarsi di conseguenza. Una novità tecnologica e un netto cambio di passo rispetto al recente passato, come si sottolinea nel Rapporto 2014 di Italiadecide: "Il 'turismò non compariva addirittura nei decreti sull'Agenda Digitale Italiana, anche se di recente iniziative significative sono state adottate con particolare riferimento alla scadenza di Expo 2015". Il progetto di riforma del Titolo V riattribuisce allo Stato la programmazione strategica del turismo. E il rilancio del travel-in-Italy passa anche dai big data.
Il mercato turistico dagli Anni Settanta a oggi è molto cambiato, come sottolinea Beinat: "Dopo quarant'anni e una profonda trasformazione dell'economia e della società l'industria si trova a gestire una domanda completamente diversa, caratterizzata dalla richiesta d'individuazione dell'offerta, dalla competizione globale tra vecchi e nuovi attori e da una crescente serie di vincoli finanziari e ambientali". Trasformazione che Internet ha accelerato, anche attraverso una serie di nuovi strumenti social per poter viaggiare low cost al di fuori dei canali tradizionali mettendo in allerta i gestori delle strutture alberghiere, come spiega Beinat: "Airbnb, da comunità di condivisione di 'divani' per viaggiatori senza eccessive pretese, è diventato in pochissimi anni un network di ospitalità ricerca e diversissimo, capace di catturare oltre 8 milioni di utenti in tutto il mondo e più di 500 mila strutture".
Mettere in relazione le tracce digitali che lasciamo ogni giorno in giro consente di "mappare" la nostra presenza sul territorio, come illustra Beinat: "Costantemente, ogni volta che usiamo un telefono o strisciamo una carta di credito, lasciamo tracce del nostro passaggio e del nostro uso della città. Se da un lato su Facebook, Twitter o Yelp scegliamo deliberatamente di divulgare dati e opinioni, molti altri servizi hanno bisogno di catturare informazioni su di noi per poterci fornire comunicazione, trasporto, sicurezza e tutti gli altri servizi essenziali che fanno parte del nostro vivere contemporaneo". Non a caso Beinat definisce i big data come "il petrolio del XXI secolo", riconoscendo loro un'importanza strategica anche per il turismo: a patto di saperli "raffinare" secondo una metodologia precisa.
A questo proposito, al Centro di Ricerca di Geoinformatica di Salisburgo hanno coniato l'espressione "Collective sensing", vale a dire la disciplina che si occupa di analizzare a livello aggregato e anonimo tracce digitali per comprendere il nostro comportamento collettivo. E così, in base all'analisi delle immagini caricate sulla piattaforma Flickr, i ricercatori hanno misurato la differenza tra flussi turistici di diverse nazionalità. Un altro esempio riguarda la stima del numero dei partecipanti a un grande evento ricostruendo la mappa delle presenze in base ai dati raccolti e analizzati.
Grazie a commenti, espressioni e valutazioni utilizzate è possibile ricostruire "la voce del turista", cioè una sintesi rappresentativa della sua esperienza diretta: "Sono gli stessi strumenti utilizzati dalle grandi aziende per monitorare il sentiment per un marchio e si utilizzano per misurare la temperatura di gradimento e di soddisfazione del turista", spiega il professor Beinat. Gli smartphone, nell'ultimo decennio, sono diventati "protagonisti" dei grandi eventi, come dimostra la celebre immagine del confronto tra l'elezione di Papa Benedetto XVI nel 2005 e quella di Papa Francesco nel 2013: la prima con pochissimi telefonini puntati verso San Pietro, la seconda quasi illuminata a giorno dai display dei fedeli pronti a immortalare la scena dell'Habemus Papam.
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L'Italia grazie ai big data potrà avere uno strumento in più per prevedere i flussi turistici e attrezzarsi di conseguenza. Una novità tecnologica e un netto cambio di passo rispetto al recente passato, come si sottolinea nel Rapporto 2014 di Italiadecide: "Il 'turismò non compariva addirittura nei decreti sull'Agenda Digitale Italiana, anche se di recente iniziative significative sono state adottate con particolare riferimento alla scadenza di Expo 2015". Il progetto di riforma del Titolo V riattribuisce allo Stato la programmazione strategica del turismo. E il rilancio del travel-in-Italy passa anche dai big data.