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Second Canvas, il museo del Prado si vive con l'iPad

Second Canvas, il museo del Prado si vive con l'iPad
Abbiamo provato sul posto un'applicazione che è in grado di accompagnarci in un viaggio unico tra le sale della prestigiosa pinacoteca di Madrid per ammirare i 14 capolavori della collezione selezionati dal museo. Una passeggiata allo stesso tempo reale e virtuale
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MADRID - Una minuscola ape posata su una rosa bianca de "Le tre grazie" di Rubens. La nitida perfezione della barba e di ogni singolo capello dell'"Autoritratto" di Dürer. Sono dettagli impercettibili a occhio nudo, anche sforzando lo sguardo ad appena pochi passi di distanza dalla tela originale. Dettagli che sfuggono ma che esistono, sono lì e  possono essere svelati nella loro sorprendente bellezza attraverso Second Canvas Museo del Prado app specifica per iPhone e iPad realizzata da Madpixel, azienda spagnola leader nella creazione di immagini gigapixel ultra-HD di opere d'arte, ovvero di immagini da oltre un miliardo di pixel, composte da migliaia di immagini ad alta risoluzione.

L'applicazione, disponibile sull'App Store di Apple, è stata presentata passeggiando tra le imponenti sale del Museo del Prado a Madrid da Gabriele Finaldi, storico dell'arte italo inglese e vicedirettore del Prado, da Iñaki Arredondo, creatore e CEO di MadPixel, e da Javier Pantoja Ferrari, curatore e responsabile del sito del museo. "La tecnologia deve potenziare la visita del museo, può dare informazioni nuove e può permettere all'utente che non ha mai visitato il Prado di conoscere fin nei minimi particolari quello che il museo offre", ci ha spiegato Gabriele Finaldi nel parlare dell'idea che sta dietro la creazione della app. E così Second Canvas Museo del Prado offre l'opportunità di presentare le opere del museo "ad un livello di dettagli che non era stato mai raggiunto prima d'ora e della cui presenza noi stessi non eravamo consapevoli". Dettagli che, come una narrazione nella narrazione, nascondono storie che arricchiscono il racconto di un'opera d'arte e che attraverso i contenuti della app diventano accessibili a livello sia testuale che visivo. Storie a volte invisibili, magari nascoste sotto il manto di colore che ricopre il quadro. E che possono emergere grazie alle immagini tecniche che consentono di rivelare il processo creativo che sta dietro a un'opera e che permettono di accedere a ulteriori livelli di comprensione.

Oltre alle immagini ad alta risoluzione dei 14 capolavori più rappresentativi della collezione che sono stati selezionati dal Prado  -  ognuno dei quali correlato con altre opere del pittore e di altri artisti dello stesso periodo storico  -  Second Canvas Museo del Prado si avvale di visualizzazioni ai raggi X e infrarossi che rivelano il disegno e i "pentimenti", i ripensamenti di un artista durante la creazione dell'opera, che si conservano nascosti sotto lo strato pittorico. E' il caso della "Giuditta al banchetto di Oloferne" di Rembrandt. Un quadro che, fino al 2009, si credeva rappresentasse Artemisia che riceve le ceneri di Mausolo. E il cui soggetto è stato correttamente individuato anche grazie ai dettagli emersi dalle immagini ad infrarossi, che hanno svelato particolari nascosti alla vista, come la presenza delle tende da campo (che hanno permesso di collocare la scena all'interno dell'accampamento delle truppe di Oloferne).



Proseguiamo la nostra camminata fino a raggiungere la sala che ospita "La Deposizione dalla Croce" di Rogier van der Weyden. Arredondo ci mostra, iPad alla mano, come qualsiasi utente può compiere un'esperienza dell'opera che in precedenza era riservata soltanto agli specialisti del settore e ci illustra come l'app possa "cambiare il modo in cui le persone fanno esperienza dell'arte". Grazie a un impressionante livello di zoom si notano le lacrime, invisibili a occhio  nudo,  sui volti dei personaggi che compongono la scena. E grazie alle immagini a infrarossi si vede il "pentimento" del sangue che scorre sul collo di San Giovanni. Si spiegano così in parte le profonde emozioni, la tragicità e il doloroso senso di compassione che suscitano la visione del dipinto. "I visitatori nel museo possono passare un minuto, anche solo mezzo minuto, guardando un quadro" ha proseguito il vicedirettore Finaldi. "Esplorare ogni centimetro dell'opera d'arte sul proprio iPad porta ad una comprensione più profonda di come sia stata creata e di tutti i dettagli che l'artista ha inserito".

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La chiave di Velàzquez ne Las Meninas, le minuscole figure del Giardino delle delizie di Hieronymus  Bosch, i riflessi della seta delle vesti del Cardinale di Raffaello, le stimmate della vittima al centro della scena del Il 3 maggio 1808 di Francisco Goya. Questi ed altri sono i dettagli che gli utenti di Facebook e Twitter (attraverso l'hashtag #appPradoSC ) possono condividere, come ci spiega il curatore del Prado Javier Panoja in "un modo nuovo di interagire con l'arte", grazie agli strumenti di condivisione dei contenuti presenti in ogni opera della app e grazie al feed di Twitter integrato all'interno dell'applicazione.