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Apple-Beats Audio, il tassello mancante. E la musica è servita

Con la recente acquisizione l'azienda fondata da Jobs diventa a tutti gli effetti la "casa discografica" 2.0. Ma perché ufficializzare l'operazione prima del WWDC e non durante? Le ipotesi sono due
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CHISSA' se il vero sogno di Steve Jobs fosse quello di fondare una casa discografica. Di certo, quando presentò al mondo l'iPod, il suo obbiettivo era quello di rivoluzionare la musica. Aveva capito, prima e meglio di ogni casa discografica del mondo, che la digitalizzazione della musica era un processo irreversibile, che la trasformazione delle canzoni in files avrebbe portato ad un mercato nuovo, che il desiderio della gente di poter ascoltare musica sempre e ovunque, già materializzatosi nell'analogico Walkman della Sony, avrebbe trasformato per sempre le nostre abitudini di ascolto. Con la creazione dell'iPod la Apple cambiava natura, non era più un'azienda di computer, entrava nel campo del "personal entertainment" e lo faceva creando un'anima nuova all'azienda, un'anima musicale, rafforzata negli anni con l'arrivo di iTunes e poi con l'integrazione dell'iPod negli strumenti di comunicazione come l'iPhone.

Oggi, con l'acquisizione della Beats Audio di Dr. Dre e Jimmy Iovine, la Apple fondata da Jobs dà un corpo autonomo a quell'anima e diventa a tutti gli effetti la "casa discografica" 2.0. Certo, avrebbe bisogno di un nome nuovo, perché l'unica cosa che non vende sono proprio i dischi, ma la Apple musicale del 2014 ha tutte le carte in regola per confermarsi come azienda centrale del nuovo mercato musicale. Innanzitutto ha il software, ovvero iTunes, attraverso il quale vende la musica a chi vuole ancora comprarla, "negozio" dominante nel mercato e ormai talmente consolidato da rendere difficilissimo per chiunque costruire un'alternativa. CI hanno provato in tanti, soprattutto Amazon, ma il "circuito chiuso" di Apple, con le sue macchine, i Pod, iPhone e iPad, e la possibilità di usare iTunes anche su pc che hanno Windows come sistema operativo, è ancora oggi un circuito perfetto, che schiaccia ogni genere di concorrenza. Poi c'è iRadio, ovvero lo streaming, la forza emergente del mercato, ancora un fase di crescita (ad esempio non è ancora disponibile in Italia), ma pronta a far concorrenza alle web radio planetarie così come ai servizi gratuiti per computer e smartphone. E oggi l'accordo con Beats, che serve a coprire due segmenti di mercato importanti, quello delle tecnologie per l'ascolto, con il ritorno dell'hi-fi in forme nuove, partendo dagli auricolari, passando alle cuffie e arrivando ai terminali per l'ascolto casalingo, e quello dei servizi di streaming in abbonamento, dove Spotify e Deezer sono potuti crescere enormemente coprendo un "buco" lasciato vuoto nell'era dell'accesso proprio dalla scarsa lungimiranza delle case discografiche.
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Beats è fortissima nel campo dell'audio di qualità, ha un marchio già riconoscibile e "cool" perfettamente abbinabile ai device di Apple, altrettanto riconoscibili e "cool", l'associazione dei due marchi e dei rispettivi prodotti può solo favorire la crescita di entrambi e il controllo di una quota di mercato estremamente ampia. In più lo strumento dello streaming a pagamento, che Apple a tutt'oggi non offre, arriva a completare il quadro, consentendo ad Apple di aggiungere un tassello mancante e a Beats di raggiungere in un sol colpo la immensa platea degli utenti delle macchine mobili e fisse di Cupertino. Nessuno perde.

Certo, acquisire un'azienda e una serie di prodotti non è come crearli, e il mito della continua innovazione di Apple in questo caso non viene sostenuto. Ma è anche vero che avere in casa due personaggi come Dr. Dre e Jimmy Iovine potrebbe e dovrebbe contribuire in maniera determinante alla creazione di nuovi prodotti e nuovi servizi legati alla musica, il know how di entrambi è incomparabile e certamente non poteva essere acquisito in altra maniera. Il messaggio dell'acquisizione di Beats Audio da questo punto di vista è chiaro: noi, Apple, abbiamo creato il nuovo mercato musicale, noi, Apple e Beats Audio, abbiamo la possibilità e la capacità di farlo evolvere e crescere ancora, perché rappresentiamo il meglio di quel mercato, in termini di idee, innovazioni e, accidenti, risultati. E' lecito, dunque, attendersi novità sul fronte della musica digitale, nei prossimi mesi ed anni, perché è ovvio che Apple non ha acquisito solo tecnologie, brevetti, prodotti, device e marchi, ma soprattutto Know how e un autorevolezza nel campo della musica che prima non aveva.

Resta un solo dubbio, non piccolo in verità. Anzi, più che un dubbio è una domanda: perché mai annunciare l'acquisizione di Beats Audio pochi giorni prima del WWDC di San Francisco? Perché non sfruttare l'occasione del WWDC per portare insieme sul palco Tim Cook e Dr. Dre e far scalpore davanti al mondo? Impossibile saperlo, ovviamente, ma due possibilità sembrano ovvie: la prima è che Cook abbia in serbo un annuncio altrettanto importante e che, per dare risalto all'acquisizione l'abbia slegata dall'evento californiano; la seconda, meno probabile, è che ci sia un'ulteriore novità nel campo musicale, che sarebbe stata oscurata dall'accordo con Beats. Solo il futuro ci dirà cosa Cook ha in serbo. Basterà attendere un paio di giorni.