SULLA CARTA c'è già tutto: circa trentadue media partner e 115 relatori. Pronti per la prima edizione di un raduno dedicato all'intero mondo della tecnologia, a Roma. Un incontro di tre giorni, aperto a tutti. Gratis. In grado di riunire le comunità italiane che si occupano di hi-tech, startup, innovazione e social media. Ma anche di far da ponte tra consumatori e produttori. In pratica: mancano i soldi per partire. È la storia del Webcon, una storia positiva, precisa il suo ideatore: Stefano Piccoli, 44 anni. Però dal finale ancora aperto. Spiega a Repubblica.it: "A mancare sono gli ultimi dieci metri, cioè quelli che dovrebbero permetterci di passare dalla teoria ai fatti e a mettere in piedi l'evento. Sulla griglia è tutto pronto, bisogna solo accendere il fuoco: purtroppo non si vive di sole idee, una manifestazione del genere ha dei costi da coprire".
Quantificando: servono ancora circa 140 mila euro, a fronte dei 240 complessivi necessari. "Una cifra irrisoria se si pensa al costo di altri festival e che ci troviamo nella Capitale. Certo, abbiamo pensato anche al crowdfunding, ma che senso avrebbe per la prima edizione?!". Tre i rinvii fino ad oggi: prima novembre 2013, poi maggio 2014, l'appuntamento successivo è fissato per il prossimo autunno. "Abbiamo dovuto ridefinire il programma ogni volta, daccapo, richiamare gli ospiti: chiaramente non tutti erano disponibili per le nuove date, così abbiamo dovuto contattarne altri. Ora stiamo ricostruendo il tabellone, ancora una volta, sperando di non dover rinviare tutto. Di nuovo". Un lavoro che va avanti da diciotto mesi, fatti di telefonate, d'incontri, di promesse disattese, di finanziamenti prima assicurati e poi negati. Nessun committente, pochi agganci giusti, ma tanta voglia di fare e un tabellone realizzato - assicura Piccoli - calcolando tutti i costi con cura. Cercando di risparmiare centesimo su centesimo. "Catering, luci elettriche, alberghi, ristorazione: abbiamo stilato una lista nuda e cruda dei soldi necessari per la manifestazione, senza aggiungere nulla. A noi non interessa guadagnare, al momento, ma iniziare un percorso: far partire il Webcon. Poi se si tratta di una buona idea, lo dirà solo il tempo".
"Mi sono reso conto che in una società in cui la gente ha sempre lo smartphone in mano ed è sempre più connessa ai social network, nella stragrande maggioranza dei casi esiste ancora molta diseducazione digitale: quando parliamo di startup o di netiquette, ad esempio, in pochi realmente conoscono di che cosa si tratta". Così Piccoli spiega l'idea dietro al Webcon. Una constatazione che, con il direttore dell'Auditorium Massimo di Roma Lorenzo Salvadori Amadei, l'ha spinto a ideare un raduno dedicato all'hi-tech, dalle porte aperte. Due i propositi. Da un lato far conoscere una struttura congressuale, collocata in zona Eur, ancora poco nota in città. Dall'altro avvicinare le persone a tutto ciò che c'è dietro la tecnologia, usata nella vita quotidiana. Una sorta di backstage. Con esperti del settore e panel per specializzati. Ma anche un lato che Piccoli definisce "pop". "Alla portata di tutti", è lo slogan della manifestazione. "Sia per quanto riguarda l'accessibilità: si tratta di una maratona digitale interamente gratuita. Sia per il linguaggio che useremo: si passerà da incontri professionali all'intrattenimento, da un Hackathon al Coderdojo, alla solidarietà, grazie alla collaborazione con Emergency. Educazione e intrattenimento: insieme".
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Per realizzarlo il primo passo è stato conquistare credibilità, cercando di coinvolgere aziende e media già prestigiosi. Ci sono riusciti. "Il progetto ha un alto potenziale di raggruppamento, oltre che educativo, e abbiamo subito interessato molti. Repubblica.it, Radio Capital, Che futuro!, Ninja Marketing e Studenti.it, solo per citarne alcuni, ci hanno già dato il loro appoggio". Poi la parte più difficile: recuperare i finanziamenti. La solfa? "Bel progetto, continuate così", "Vi finanziamo, ma dalla seconda edizione", "Com'è possibile che il budget sia così ridotto?": sono le frasi che il team ha sentito dire più spesso. Fino alla classica: "L'idea è bella, però mi spiace: non ci sono soldi". "Non è vero, i soldi ci sono, solo che preferiscono investirli altrove, seguendo una logica clientelare", affonda Piccoli. "Al momento solo la Regione Lazio ha messo sul piatto circa trentamila euro". Tra le motivazioni, è la mancanza di fiducia per la prima edizione del Webcon a dispiacere di più. Un'impasse: "È un po' come quando si dice ai ragazzi di fare esperienza, ma non gli si permette di lavorare. Farti aspettare, anziché aiutarti a crescere. Un meccanismo frutto del sistema culturale italiano. A sorprendere è che la pensino così tutta una serie di comunicatori che si propongono di cambiare il mondo. Invece poi, in pratica, seguono le logiche comuni. Ora non ci serve più demagogia, ci servono i fatti. Altrimenti slogan come aiutiamo i giovani e aiutiamo l'innovazione rimangono vuoti: privi di significato".
Quantificando: servono ancora circa 140 mila euro, a fronte dei 240 complessivi necessari. "Una cifra irrisoria se si pensa al costo di altri festival e che ci troviamo nella Capitale. Certo, abbiamo pensato anche al crowdfunding, ma che senso avrebbe per la prima edizione?!". Tre i rinvii fino ad oggi: prima novembre 2013, poi maggio 2014, l'appuntamento successivo è fissato per il prossimo autunno. "Abbiamo dovuto ridefinire il programma ogni volta, daccapo, richiamare gli ospiti: chiaramente non tutti erano disponibili per le nuove date, così abbiamo dovuto contattarne altri. Ora stiamo ricostruendo il tabellone, ancora una volta, sperando di non dover rinviare tutto. Di nuovo". Un lavoro che va avanti da diciotto mesi, fatti di telefonate, d'incontri, di promesse disattese, di finanziamenti prima assicurati e poi negati. Nessun committente, pochi agganci giusti, ma tanta voglia di fare e un tabellone realizzato - assicura Piccoli - calcolando tutti i costi con cura. Cercando di risparmiare centesimo su centesimo. "Catering, luci elettriche, alberghi, ristorazione: abbiamo stilato una lista nuda e cruda dei soldi necessari per la manifestazione, senza aggiungere nulla. A noi non interessa guadagnare, al momento, ma iniziare un percorso: far partire il Webcon. Poi se si tratta di una buona idea, lo dirà solo il tempo".
"Mi sono reso conto che in una società in cui la gente ha sempre lo smartphone in mano ed è sempre più connessa ai social network, nella stragrande maggioranza dei casi esiste ancora molta diseducazione digitale: quando parliamo di startup o di netiquette, ad esempio, in pochi realmente conoscono di che cosa si tratta". Così Piccoli spiega l'idea dietro al Webcon. Una constatazione che, con il direttore dell'Auditorium Massimo di Roma Lorenzo Salvadori Amadei, l'ha spinto a ideare un raduno dedicato all'hi-tech, dalle porte aperte. Due i propositi. Da un lato far conoscere una struttura congressuale, collocata in zona Eur, ancora poco nota in città. Dall'altro avvicinare le persone a tutto ciò che c'è dietro la tecnologia, usata nella vita quotidiana. Una sorta di backstage. Con esperti del settore e panel per specializzati. Ma anche un lato che Piccoli definisce "pop". "Alla portata di tutti", è lo slogan della manifestazione. "Sia per quanto riguarda l'accessibilità: si tratta di una maratona digitale interamente gratuita. Sia per il linguaggio che useremo: si passerà da incontri professionali all'intrattenimento, da un Hackathon al Coderdojo, alla solidarietà, grazie alla collaborazione con Emergency. Educazione e intrattenimento: insieme".
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Per realizzarlo il primo passo è stato conquistare credibilità, cercando di coinvolgere aziende e media già prestigiosi. Ci sono riusciti. "Il progetto ha un alto potenziale di raggruppamento, oltre che educativo, e abbiamo subito interessato molti. Repubblica.it, Radio Capital, Che futuro!, Ninja Marketing e Studenti.it, solo per citarne alcuni, ci hanno già dato il loro appoggio". Poi la parte più difficile: recuperare i finanziamenti. La solfa? "Bel progetto, continuate così", "Vi finanziamo, ma dalla seconda edizione", "Com'è possibile che il budget sia così ridotto?": sono le frasi che il team ha sentito dire più spesso. Fino alla classica: "L'idea è bella, però mi spiace: non ci sono soldi". "Non è vero, i soldi ci sono, solo che preferiscono investirli altrove, seguendo una logica clientelare", affonda Piccoli. "Al momento solo la Regione Lazio ha messo sul piatto circa trentamila euro". Tra le motivazioni, è la mancanza di fiducia per la prima edizione del Webcon a dispiacere di più. Un'impasse: "È un po' come quando si dice ai ragazzi di fare esperienza, ma non gli si permette di lavorare. Farti aspettare, anziché aiutarti a crescere. Un meccanismo frutto del sistema culturale italiano. A sorprendere è che la pensino così tutta una serie di comunicatori che si propongono di cambiare il mondo. Invece poi, in pratica, seguono le logiche comuni. Ora non ci serve più demagogia, ci servono i fatti. Altrimenti slogan come aiutiamo i giovani e aiutiamo l'innovazione rimangono vuoti: privi di significato".