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Ungheria,  non si ferma la protesta contro la tassa su internet

Sfidando il freddo invernale, in decine di migliaia sfilano nel centro di Budapest ogni sera alzando verso il cielo cellulari e smartphone accesi. Contro le misure di Orban che vuole tassare le comunicazioni online
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BERLINO  -  La protesta dei giovani ungheresi in piazza continua, da giorni. Sfidando il freddo invernale, sfilano nel bel centro di Budapest ogni sera alzando verso il cielo cellulari e smartphone accesi. Come venticinque anni fa facevano i dimostranti per la democrazia facevano in tutta l'Europa centrale sottomessa al comunismo e al dominio sovietico. La rivolta è contro la tassa su internet che il governo del popolare premier nazionalista ed euroscettico Viktor Orbàn vuole imporre e che il Parlamento dominato dal suo partito, la Fidesz (membro dei Popolari europei, come la Cdu di Angela Merkel) rafforzato dalle elezioni parlamentari di aprile e dalle recenti elezioni locali, vuole imporre.

Di che cosa si tratta? Di una misura che non esiste in nessun'altra democrazia, certo in nessun paese della Ue, scrivono con toni critici i quotidiani tedeschi, dal conservatore Die Welt alla liberal Sueddeutsche Zeitung. E non meno duri sono gli altri media del mondo libero, mentre la Commissione europea protesta e definisce la misura inaccettabile e incompatibile con valori norme e trattati dell'Unione. La tassa è calcolata a ogni gigabyte scaricato, 49 centesimi di euro per ogni gigabyte. Poca cosa in teoria, si calcola che in media per ogni famiglia sarà poco più di due euro e mezzo al mese. E il governo promette sgravi fiscali. Ma il movimento di protesta (e la Ue, e soprattutto l'amministrazione Usa) non sono convinti.
   
E' questione di principio. Tassare internet appare a molti come un nuovo, ennesimo passo di Orbàn per estendere un controllo sempre più totalizzante del suo partito-Stato sulla società civile, di cui le comunicazioni online sono elemento sempre più centrale e vitale. Normalizzati i media pubblici con licenziamenti ed epurazioni, posti limiti denunciati da Bruxelles alla libertà dei media, limitati i poteri di Banca centrale e Corte costituzionale, il premier sposta la sua offensiva su internet. E l'incaricato d'affari americano (massimo rappresentante usa a Budapest, la poltrona d'ambasciatore è vacante), essendo andato a vedere le dimostrazioni come è normale per un diplomatico, è stato accusato da esponenti del partito al potere di "essere una gente della Cia che sobilla sovversivi". Un linguaggio degno delle dittature iraniana o venezuelana, e che ricorda le campagne diffamatorie delle tirannidi staliniste imposte dall'Urss in Ungheria e nel resto dell'Europa occupata, dopo il 1945.

La questione aperta è chi vincerà lo scontro
. Probabilmente Orbàn ce la farà ancora una volta. E' popolarissimo coi suoi toni nazionalisti, l'economia tira, l'opposizione è debole, divisa e priva di leader carismatici. Le stesse critiche della Ue danno al premier la possibilità di presentarsi come difensore della sovranità e dignità nazionali. Però toccare internet, dimensione centrale della vita giovanile, è un gioco pericoloso, anche per un autocrate così saldo al potere. Quel che manca, e a molti appare scandaloso, è una qualsiasi voce di protesta della cancelliera federale: sempre pronta a criticare l'Europa meridionale che sfora i limiti di spesa del Patto di stabilità, Angela Merkel tace sulla violazione di valori europei certo non meno importanti dei trattati sull'euro. E continua a tenersi appunto la Fideesz nel Ppe, come se la politica di Orbàn avesse qualcosa a che spartire coi valori costitutivi di De Gasperi, Adenauer o Helmut Kohl.