Al Web summit, tra Bono e i giovani italiani: "Prima facevamo band, ora startup"
di FILIPPO SANTELLI
(afp)
Con l'intervento del cantante degli U2 si è chiuso a Dublino l'evento digitale più importante di tutta Europa
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DUBLINO - Gomito a gomito, lungo quei pannelli di compensato che chiamano stand, sono facili da contare. Una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove: falliranno. Poi: Marco Turini, 35 anni, archeologo. Solo una startup su dieci, dicono le statistiche, ce la fa. La sua? Master in comunicazione del patrimonio artistico a Londra, ora strappa i biglietti in un museo di Firenze. Ma ha avuto un'idea, Beemyguide, una piattaforma dove le guide propongono ai turisti percorsi particolari, che partono solo se si raggiunge un numero minimo di sottoscrittori, modello crowdfunding. "Siamo la BlaBlaCar delle guide turistiche", dice. Il pitch, la frase che serve ad accalappiare gli investitori, è buono. Ma non è detto che basti. Perché nei padiglioni del Web Summit di Dublino, l'evento dedicato al digitale più importante d'Europa, di aspiranti imprenditori come lui ce ne sono duemila e cento, di tutto il mondo. Ognuno con un'idea e un metro di spazio per farla valere, costo mille e 500 euro più biglietto aereo. Da sfruttare a pieno: "Mi sento piccolo piccolo qui in mezzo - dice - ma ho voglia di fare". Deve convincere gli alberghi a sposare la sua piattaforma e trovare guide in altre città europee, Firenze non basta.
Web summit Dublino, il digitale è il punk dell'economia
Dall'altra parte della fiera, dieci minuti a piedi, si fa la fila per entrare nella sala conferenze principale. È piena, nonostante tribune da stadio, hanno chiuso le porte: c'è Bono, il cantante degli U2, che parla. Tocca a lui chiudere questa tre giorni dedicata dell'imprenditoria tecnologica. Quel palco enorme, con i due maxi schermi e la scritta Web Summit, è riservato a chi ce l'ha fatta. Tra martedì e giovedì ci sono saliti tanti ex startupper, ora al vertice di aziende miliardarie, come il fondatore di Soundcloud Eric Wahlforss. O magari diventati investitori, come Peter Thiel, uno dei creatori di PayPal. Ci prova, Bono, ad annullare la distanza con i ragazzi che stanno sotto o nei padiglioni attorno: "Le stesse persone che una volta formavano le band, oggi fanno startup". Il digitale è il punk dell'economia, nessuna barriera all'ingresso, chiunque ci può provare. Solo che poi per sfondare, oltre a bravura e fortuna, ci vogliono anche tanti soldi. Al Summit gli investitori registrati sono settecento, tutti i venture capital più importanti. I ragazzi hanno comprato una vetrina, ma in un centro commerciale non è facile spiccare.
Fabio Zaffagnini, 33 anni, non passa inosservato. Sulle spalle ha uno zainetto da cui spunta un'asta alta un metro, con in cima una scatolina. Viene da Cesena, ma ha una grande passione per la montagna. Così ha pensato di mappare i sentieri d'altura, proprio come Google ha fatto con le strade, percorrendoli a piedi e scattando delle foto panoramiche in stile Street View. Attorno al suo sito, Trail me up, è nata una comunità di volontari, a cui ora spedisce gli zainetti con le apparecchiature fotografiche per battere nuove piste. E i soldi come pensi di farli? "Vendiamo le immagine a agenzie, tour operator, enti di promozione turistica - risponde - siamo nati a maggio e quest'anno incasseremo già 60mila euro". Solo che dimostrare di avere dei clienti, per una startup, non basta. Bisogna crescere in maniera esponenziale per convincere un investitore a correre il rischio. E con il suo modello di business, gli hanno detto, scalare di dimensione potrebbe essere difficile: "Ma noi siamo davvero diversi".
Vero. Però conta meno, se lo ripetono in duemila. Il concorso, sponsorizzato da Coca Cola, lo vince una startup portoghese, Codacy, un software che ripulisce in automatico i codici di programmazione e ha raccolto 500mila dollari di finanziamenti. Gran parte delle startup italiane, in tutto un'ottantina, sono più indietro: sezione Alpha, quella riservata a chi sta testando il prodotto ma ancora non è sul mercato. Si concentrano nei settori turismo e lifestyle, molto più nelle nostre corde della programmazione dura e pura. Butlr per esempio è un concierge digitale per alberghi di lusso: "Arrivi in albergo e anziché alzare il telefono ordini il servizio in camera o prenoti un'escursione attraverso l'app", spiegano i due Andrea, Batticani e Castiglione, 25 e 23 anni, siciliani. Lo stanno sperimentando in un hotel di Catania, ma dal prossimo anno si corre: "Saremo in 100, 150 alberghi, in particolare nei Paesi del Golfo, anche grazie a un investitore e partner commerciale". Chi? L'accordo è da poco nero su bianco: "Sua Altezza Reale il principe saudita Khaled bin Alwaleed, ora è un amico - dice Andrea C. mostrando le chat su Whatsapp - e la famiglia possiede delle catene alberghiere". Come lo hai conosciuto? "Ho studiato con un algoritmo la sua rete di relazioni, poi passo dopo passo sono risalito a lui, ci è voluto un anno per contattarlo". Il principe avrà il 30% dell'azienda e li sosterrà nell'espansione commerciale.
Sarà anche per questo che tanta competizione non li spaventa, "anzi è stimolante". Altri mostrano un'urgenza diversa, specie nella foga con cui abbordano chi porta al collo il cartellino rosso che qualifica gli investitori. Molti hanno preparato dei gadget, c'è chi ha appeso gli adesivi perfino in toilette: "Venite a conoscere il futuro del cloud, postazione HB113". Ogni startup ha diritto allo stand solo per un solo giorno su tre. Sopra, un cartello con logo e nome: Glibedrop, Tripsnote, Bussi, Tagipedia, Tripio, Cary Pool, Hotel in Pocket, Secret Booking, Wend. Moltiplicate per venti file, quindi per cinque padiglioni, avrete un'idea del Summit. Erano 400 gli iscritti alla prima edizione, nel 2011, quest'anno sono 22mila. "Nasce nella mia camera da letto", dice l'organizzatore, il riccioluto 30enne irlandese Paddy Cosgrave. Sulla maglietta si è stampato il profilo twitter, @paddycosgrave: "Ora ci lavorano oltre cento persone tutto l'anno". Ogni sezione della fiera, con relativo palco e selezione di giovani imprese, è dedicata all'impatto della tecnologia su un settore: musica, cibo, impresa, macchinari, marketing. "Vorrei allargarli ancora, l'innovazione è ovunque".
Certo, il wifi martedì non ha funzionato, mercoledì molto lento. I pasti serviti (gratis) erano sempre freddi. Ma giovedì sera l'organizzazione diffonde il bilancio del Summit, e i numeri fanno impressione: 614 interventi dai palchi, 120.000 tweet (il picco durante l'intervista a Eva Longoria), 432mila porzioni di cibo irlandese consumate, oltre 2mila volontari e un gregge di pecore dipinte con i colori della manifestazione. Non è troppo grande Paddy? "Crescerà ancora", fa lui. E perché dovrebbe fermarsi? Quest'anno, il secondo di fila, il Nasdaq ha suonato da qui la campanella di apertura delle contrattazioni. Sono presenti tutti i giganti della tecnologia, che a Dublino hanno il loro quartier generale europeo. Ed è venuto pure il primo ministro Enda Kenny, a rassicurare che le sue temute riforme fiscali non li faranno scappare dall'Irlanda. Nei prossimi mesi Paddy replicherà l'evento a Las Vegas, quindi in Asia: "Il valore dei contatti che si creano in queste giornate è immenso".
Proprio come il fascio di biglietti da visita che ogni partecipante si porta a casa: "Tanti contatti, tante idee, tanti possibili partner", dicono Michele di Blasio e Daniele Ugolini, 26 anni. La loro Splitci, ora in fase beta, è una app permette di dividerle con un gruppo di amici le spese comuni e, una volta introdotto il sistema di pagamento, consentirà di saldare i debiti. "Ma guadagneremo anche con i dati, ci saranno delle raccomandazioni basate sugli acquisiti del gruppo", aggiunge Michele davanti a una pinta di Guinness. Già, il Summit non finisce alle cinque. Si continua nelle vie del centro, la leggenda vuole che proprio lì si facciano gli incontri migliori. Scatta la corsa per entrare nei party più ambiti, come quelli di Facebook o Twitter. Frenetica ricerca di un invito, spesso inconcludente, gli altri ripiegano nei pub, in fondo c'è di peggio. "Volevo fare qualcosa di mio", così Daniele spiega la scelta di lasciare Milano e la finanzia per trasferirsi a Berlino, provando a fare l'imprenditore: "Certo che la competizione fa paura, ma bisogna rischiare".