INNOVAZIONE, collaborazione, sperimentazione: sono queste le tre parole chiave che definiscono in pieno la Global Game Jam, evento annuale globale dedicato allo sviluppo di videogiochi. Un'esperienza sociale lunga un weekend: tre giorni da trascorrere insieme, per sviluppare un videogioco, in centinaia di location in ogni parte del mondo. L'edizione 2015, che si apre oggi e termina domenica 25, vede coinvolte sei città italiane: Torino, Milano, Pisa, Roma, Salerno e Catania. A Roma - grazie alla collaborazione con Asset Camera, l'Azienda speciale della Camera di Commercio di Roma che ha inserito l'evento entro il ciclo di conferenze World Wide Rome - la GGJ si svolge in uno spazio d'eccezione: il Tempio di Adriano.
Cos'è la Global Game Jam. "L'idea di Global Game Jam nasce nel 2009, da un'intuizione di Susan Gold, in collaborazione con Gorm Lai e Ian Schreiber, partendo da eventi preesistenti come i Nordic Game Jam e la Indie Game Jam", ci spiega Glenda Galliano di Polymorphi.co, una delle partecipanti all'evento romano. Ogni anno in contemporanea in tutto il mondo, specialisti del settore e non si incontrano e condividono 48 ore di delirio videoludico. Ai partecipanti viene consegnato un tema, che rimane segretissimo fino all'ultimo minuto, sul quale sviluppare un gioco inedito: si parte da una frase, come è accaduto nel 2014, o da un suono, come nel 2013", prosegue Glenda.
Un tema a sorpresa. "Il tema di quest'anno è altrettanto aperto a interpretazioni, anzi, anche più dell'anno scorso", puntualizza Ciro Continisio di Tiny Colossus, che, in quanto membro dell'organizzazione dell'evento, ha già avuto modo di conoscere il tema 2015. "Ci aspettiamo, insomma", prosegue Continisio, "di vedere le cose più strane, non solo i soliti platform game o sparatutto a cui, chi non è del settore, potrebbe pensare".
I numeri dell'evento. È lo stesso Continisio a fornire a Repubblica.it qualche dato numerico sulla GGJ. L'edizione 2015 conta 16.302 jammer registrati in 523 sedi intorno al mondo, divise in 78 Paesi. Su Roma, che ha registrato il sold out della sala, l'evento conterà 120 partecipanti. Circa il 15% dei jammer italiani è donna, una percentuale più bassa rispetto a quella rilevata nelle scorse edizioni specialmente nei Paesi del Nord Europa, dove - come sottolinea Continisio - il gap che allontana le donne dalla tecnologia è meno avvertito. L'età dei partecipanti varia dai 25 ai 40, con una sopresa: una bambina di 9 anni, figlia di un jammer.
Una mini-jam per piccoli sviluppatori. "Ai bambini verrà dedicato un evento nell'evento", ci spiega Andrea Ferlito, organizzatore, Chief Technology Officer e curatore dell'area Game Dev di Codemotion, azienda che cura l'organizzazione di conferenze IT dedicate agli sviluppatori di software, fra cui la GGJ. "Quest'anno", prosegue Ferlito, "ci sarà una sessione minijam per bambini e ragazzi che si svolgerà il sabato pomeriggio a partire dalle 15.00, curata da CodemotionKids, progetto educativo dedicato ai più piccoli. I giovanissimi partecipanti saranno chiamati a sviluppare un piccolo videogioco sullo stesso tema della Jam proposta agli adulti. L'intento è quello di supportare e diffondere una cultura del videogioco con modalità non competitive".
Niente premi, solo divertimento. Gli organizzatori sono concordi nel sottolineare la non competitività: la GGJ è un momento di aggregazione e collaborazione, uno spensierato weekend fra crew di sviluppatori che si ritrovano, non una gara. Non ci saranno, infatti, premi finali globali, ma piccoli premi simbolici: l'importante, come nello sport, non è vincere, ma partecipare alla Jam.
Cos'è la Global Game Jam. "L'idea di Global Game Jam nasce nel 2009, da un'intuizione di Susan Gold, in collaborazione con Gorm Lai e Ian Schreiber, partendo da eventi preesistenti come i Nordic Game Jam e la Indie Game Jam", ci spiega Glenda Galliano di Polymorphi.co, una delle partecipanti all'evento romano. Ogni anno in contemporanea in tutto il mondo, specialisti del settore e non si incontrano e condividono 48 ore di delirio videoludico. Ai partecipanti viene consegnato un tema, che rimane segretissimo fino all'ultimo minuto, sul quale sviluppare un gioco inedito: si parte da una frase, come è accaduto nel 2014, o da un suono, come nel 2013", prosegue Glenda.
Un tema a sorpresa. "Il tema di quest'anno è altrettanto aperto a interpretazioni, anzi, anche più dell'anno scorso", puntualizza Ciro Continisio di Tiny Colossus, che, in quanto membro dell'organizzazione dell'evento, ha già avuto modo di conoscere il tema 2015. "Ci aspettiamo, insomma", prosegue Continisio, "di vedere le cose più strane, non solo i soliti platform game o sparatutto a cui, chi non è del settore, potrebbe pensare".
I numeri dell'evento. È lo stesso Continisio a fornire a Repubblica.it qualche dato numerico sulla GGJ. L'edizione 2015 conta 16.302 jammer registrati in 523 sedi intorno al mondo, divise in 78 Paesi. Su Roma, che ha registrato il sold out della sala, l'evento conterà 120 partecipanti. Circa il 15% dei jammer italiani è donna, una percentuale più bassa rispetto a quella rilevata nelle scorse edizioni specialmente nei Paesi del Nord Europa, dove - come sottolinea Continisio - il gap che allontana le donne dalla tecnologia è meno avvertito. L'età dei partecipanti varia dai 25 ai 40, con una sopresa: una bambina di 9 anni, figlia di un jammer.
Una mini-jam per piccoli sviluppatori. "Ai bambini verrà dedicato un evento nell'evento", ci spiega Andrea Ferlito, organizzatore, Chief Technology Officer e curatore dell'area Game Dev di Codemotion, azienda che cura l'organizzazione di conferenze IT dedicate agli sviluppatori di software, fra cui la GGJ. "Quest'anno", prosegue Ferlito, "ci sarà una sessione minijam per bambini e ragazzi che si svolgerà il sabato pomeriggio a partire dalle 15.00, curata da CodemotionKids, progetto educativo dedicato ai più piccoli. I giovanissimi partecipanti saranno chiamati a sviluppare un piccolo videogioco sullo stesso tema della Jam proposta agli adulti. L'intento è quello di supportare e diffondere una cultura del videogioco con modalità non competitive".
Niente premi, solo divertimento. Gli organizzatori sono concordi nel sottolineare la non competitività: la GGJ è un momento di aggregazione e collaborazione, uno spensierato weekend fra crew di sviluppatori che si ritrovano, non una gara. Non ci saranno, infatti, premi finali globali, ma piccoli premi simbolici: l'importante, come nello sport, non è vincere, ma partecipare alla Jam.