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Appuntamenti solo di un certo livello: The league sfida Tinder e promette l'élite

Appuntamenti solo di un certo livello: The league sfida Tinder e promette l'élite
La nuova app è una sorta di clone della popolare app di dating. Ma la creatrice, Amanda Bradford, usa un algoritmo per selezionare gli utenti. Obiettivo: scegliere solo i "single più interessanti"
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C'È FEBBRE da Tinder: circa 50 milioni gli utenti attivi stimati, ben 90 i minuti quotidiani spesi in cerca di compagnia per la serata. Più del tempo passato su Facebook. Il boom può sembrare positivo per un'applicazione di dating online. C'è - però - un dark side of the app, spesso sottovalutato: i contatti sono poco selezionati. Un vero calderone dove il rischio di fare incontri non desiderati diventa, clic dopo clic, sempre più alto. Dal tuo capo al vicino di casa, passando per il corteggiatore molesto.

The League, nuova arrivata nell'arena di servizi web per cuori solitari, vuole risolvere il problema. O almeno ci prova, grazie a un algoritmo creato ad hoc. Obiettivo: scegliere solo i "single più interessanti" di tutte le città del mondo. E garantire agli internauti la privacy richiesta. "Una Tinder elitaria", l'hanno subito soprannominata critici e giornalisti. L'Huffington Post ci è persino andato giù pesante. "Questo mondo non ha già abbastanza dating app ed elitarismo?", la bordata lanciata. "Selettiva" è - invece - l'aggettivo preferito dalla sua fondatrice, Amanda Bradford. Spiega a Business Insider: "Le università migliori scelgono gli studenti. Le aziende scelgono gli impiegati. Lavoro e scuola sono i posti dove gli over 20 si incontrano. Mi sembra ragionevole per un'applicazione di dating scegliere, a sua volta, la comunità".

Bella, 29enne e in carriera, Bradford vanta già esperienze a Google e a Salesforce.com. Ha iniziato la sua avventura imprenditoriale un anno fa, quando si è resa conto che tutti i suoi amici erano iscritti all'applicazione creata nel 2012 da Sean Rad, Justin Mateen e Jonathan Badeen. "Mi sono ritrovata single e ho pensato che doveva essere veramente cool se tutti quanti la usavano", ha raccontato in una recente intervista a Tech Crunch. Ma l'esperienza in prima persona è andata diversamente da come si aspettava. Una delusione. Prosegue: "Mi sono sentita un po' a disagio per il fatto che tutti i ragazzi, e le loro madri, potessero vedere il mio profilo. È una situazione assurda per una donna che lavora in un mondo prevalentemente maschile. Vorresti mantener separati lavoro e vita privata".

"Sull'app non voglio essere vista dagli amici e da nessuno con cui abbia già lavorato", è sbottata. Così si è data da fare per sistemare la faccenda. Una questione che sembra essere condivisa, visto che la sua The League può già vantare un finanziamento da 2,1 milioni di dollari, strappato agli investitori della Valley a fronte dei 750mila richiesti all'inizio, più 74mila persone che cercano di superare la scure imposta all'ingresso dallo staff tecnico. Si parte da San Francisco, dove al momento il servizio è disponibile in versione beta, per conquistare il pianeta connesso.

Il funzionamento: per provare a entrare nel mondo della "lega" ci si iscrive a una waitlist.  E si attende l'insidacabile giudizio matematico. L'algoritmo valuta istruzione, ambizioni, carriera e interessi facendo riferimento soprattutto ai dati forniti da LinkedIn. Poi la decisione e le affinità combinate, sulla scia di OkCupid e Zoosk. Un piccolo trucco per saltare la fase d'accesso? Se conoscete qualcuno che ha superato il test prima di voi e ha a disposizione un invito da regalarvi, è fatta: siete dentro. Mentre per chi ha bisogno di assoluto riserbo, ma non vuole rinunciare al dating online c'è un'opzione particolare: chiamata Heavy Hitter, al costo di 15 dollari al mese, consente di gestire in modo del tutto personalizzato chi può vedere cosa. "Non vogliamo essere tutti Ceo - ha precisato Bradford - ma se dovessi scegliere tra superficiale e elitaria, sceglierei elitaria. Qualsiasi app che mostra come siano le persone e come trascorrono la maggior parte del tempo è meno superficiale rispetto al gioco del 'carino o no' (proposto da Tinder, ndr)".

Semplicità d'uso, sul modello Tinder, un'attenzione particolare per la personalità, sul modello Meetic, e un occhio per la riservatezza: sono le tre caratteristiche su cui sembra puntare tutto Bradford. Escluso, invece, il modello solo sesso proposto da Pure. Conclude la 29enne: "Penso che l'app celebri le persone che guardano altro, oltre l'aspetto. È una grande app per chi è appassionato e ambizioso". Perché come recita lo slogan sul sito di The League: "Sei intelligente, sei impegnato e sei ambizioso. Non hai bisogno di una dating app per avere un appuntamento, sei già troppo popolare così. Ma dovresti iscriverti".