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Curvy: se il social censura le donne formose

Curvy: se il social censura le donne formose
Instagram, il sito di condivisione delle foto di proprietà di Facebook, ha bandito l'hashtag usato da chi è in sovrappeso, ma restano"magro" o "vagina" Gli utenti protestano
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L'HASHTAG #curvy è stato bannato. Su Instagram non è più consentito pubblicare foto di donne formose indicizzandole con la parola curvy. In cambio si può ancora usare skinny, magro, o vaginas, o clitoris o dildo, vibratore, o anche bitch, a seconda del tipo di immagine che stiamo seguendo. E questo solo per rimanere in ambito sessuale. Poi c'è la politica, il razzismo, l'omofobia...

All'interno di ogni universo semantico ci sono regole diverse di legittimità. Qual è il criterio? I responsabili rispondono che il divieto imposto a #curvy serve a tutelare le donne grasse. Sotto quella titolazione infatti potevano spuntare ciccione in pose sconce, signorine felliniane messe lì per alluzzare i bassi istinti degli utenti. Insomma, #curvy poteva essere non un allegro spazio di scambio per gente pacificata col proprio corpo non conforme, ma un puttanaio. Come dar loro torto? Ma se questo è vero, e sicuramente lo è, perché non applicare lo stesso principio a bitch , per esempio, o skinny? Non penseranno, i signori di Instagram, che sotto l'hashtag vaginas la gente posti roba utile a ricerche universitarie, o che dildo sia un nome che si dà all'album della cresima?

È interessante cercare di capire quello che accade nella cabina di regia, nel misterioso luogo dal quale a cadenza variabile vengono prodotte le tavole della legge di Facebook. Aldo Nove, scrittore attivo sui social e i cui interessi spaziano dalla poesia del Trecento alle pornostar, una volta è stato bannato da Facebook. Ha tolto le immagini di donne nude, pur sapendo che non poteva essere quello il motivo della sanzione, dal momento che se c'è una cosa popolare e ben accetta su Facebook sono le donne nude, e ha chiesto di essere riammesso. È stato riammesso, ma dopo poco è stato bannato di nuovo. Allora si è intestardito e ha cercato di mettersi in contatto con l'ineffabile divinità che divide il bene dal male, i buoni dai cattivi, ma gli è stato risposto che non esiste. Non c'è dio su Facebook, ci sono gli utenti. E le azioni degli utenti sono regolate da un algoritmo. Se un numero sufficiente di utenti segnala come inappropriati i contenuti di un altro utente, l'algoritmo viene chiamato a pronunziarsi. Se l'algoritmo fa pollice verso, il segnalato viene automaticamente bannato senza possibilità di appello. Così parlò l'ineffabile divinità ad Aldo Nove, per spiegargli cos'era successo al suo profilo Facebook.

Che fare? Prendete l'accessibilità e la possibilità di interagire di un call center di un gestore telefonico e moltiplicatela per un milione. Siamo nello spazio interstellare, prima del big bang, siamo nel buco più nero che c'è. Brancoliamo, ma la giuria composta dall'uno-due utente algoritmo, si comporta in maniera inedita rispetto a quello che finora sapevamo della giustizia. Per quale ragione infatti, è possibile pubblicare tette nude sulla spiaggia e non donne che allattano un bambino, o inguini depilati e non wild bush? Chi se ne importa, certo. Potremmo immaginare che non sia affar nostro e voltare la testa. Io non ci sono su Facebook, che cosa vuoi che me ne importi cosa si può fare o non si può fare là dentro. Giusto. Ma solo perché per adesso Facebook è ancora una Terra di Mezzo. Un reame immaginario, o virtuale se preferite. E quindi ci sono ancora cose che non sono Instagram. Dove stiamo noi, quelli appunto che non stanno su Facebook.

Ma se Facebook diventerà il mondo, se avrà gli stessi confini e conterrà gli stessi abitanti? Se non ci sarà niente fuori da Facebook perché Zuckerberg, dopo Instagram e WhatsApp, si sarà comprato tutto, o almeno, tutto quello che sta nella categoria "social"? A quel punto la questione, chi e come decide cosa è bene e cosa è male sarà un po' più seria. Quattro gambe buono, due gambe cattivo, dicevano le pecore ne La fattoria degli animali. E se quello che viene avesse la stessa arbitrarietà? Se, per qualche complicato incastro dovesse accadere che quel giorno il cattivo sei proprio tu - sì, tu - e vieni espulso? E ti tolgono il numero di telefono, il codice del bancomat, il numero sui documenti...