Carpi, il Duomo perduto rivive grazie alla realtà aumentata
Un importante lavoro scientifico, tutto italiano, mostra come sia possibile trasformare in reale qualcosa di immaginario o perduto. Monumenti, edifici distrutti o rasi al suolo, progetti incompiuti diventano così visibili e concreti all'occhio umano tramite una ricostruzione in 3D. Realizzato da un team di ricercatori dell'Università di Padova questo progetto ruota attorno alla ri-edificazione virtuale del Duomo di Carpi risalente al 1514 ideato dal maestro e architetto visionario Baldassarre Peruzzi. Un edificio protagonista di una lenta e difficoltosa vicenda costruttiva conclusasi allo scadere dell’Ottocento in forma ben diversa dall’assetto progettato in realtà dallo stesso Peruzzi, artista fondamentale per il Rinascimento maturo, giunto a Carpi per elaborare un’architettura talvolta talmente eterodossa da essere considerata "sconveniente" e "sconcia".
Fino al 6 gennaio presso i Musei di Palazzo dei Pio, i visitatori della mostra "Costruire il Tempio" potranno interagire con l'originario modello dell'artista toscano in 3D che sarà fruito mediante una "realtà aumentata" orientando degli iPad verso la pianta del Duomo. Si tratta di una finezza ingegneristica che, tenendo conto delle possibilità fornite dalle nuove tecnologie, sovverte le tradizionali modalità di comprensione del bene culturale. Non più frontali, statiche e esclusivamente monolitiche, bensì dinamiche, volte a nuove possibilità interpretative. Un progetto tutto italiano. La mostra è curata dal professore Andrea Giordano, Manuela Rossi ed Elena Svalduz in collaborazione con il Dipartimento dei Beni Culturali e Dipartimento di Ingegneria civile, edile e ambientale dell'Università degli studi di Padova
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Fino al 6 gennaio presso i Musei di Palazzo dei Pio, i visitatori della mostra "Costruire il Tempio" potranno interagire con l'originario modello dell'artista toscano in 3D che sarà fruito mediante una "realtà aumentata" orientando degli iPad verso la pianta del Duomo. Si tratta di una finezza ingegneristica che, tenendo conto delle possibilità fornite dalle nuove tecnologie, sovverte le tradizionali modalità di comprensione del bene culturale. Non più frontali, statiche e esclusivamente monolitiche, bensì dinamiche, volte a nuove possibilità interpretative. Un progetto tutto italiano. La mostra è curata dal professore Andrea Giordano, Manuela Rossi ed Elena Svalduz in collaborazione con il Dipartimento dei Beni Culturali e Dipartimento di Ingegneria civile, edile e ambientale dell'Università degli studi di Padova
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