Pokémon Go, una miniera d'oro senza confini
Dagli hotel alle pizzerie, dai ristoranti ai servizi di ridesharing come Fasten, a Boston, passando per gli stratagemmi più artigianali, come la messa all'asta del proprio profilo da "allenatore esperto" o la vendita del proprio tempo, come ha pensato di fare un 27enne ravennate. Fino ai servizi di dating per incontrare l'anima gemella mentre dai la caccia a Pikachu. Nel giro di dieci giorni Pokémon Go, il videogame per smartphone sviluppato da Niantic e Nintendo che ha trasferito su mobile e con realtà aumentata la saga dei mostriciattoli ideata a metà anni Novanta, ha innescato un mercato parallelo fra marketing e affari veri e propri. Business più o meno redditizi e divertenti che stanno fiorendo soprattutto intorno ai PokéStop, i luoghi digitali in cui trovare PokéBall e uova. Ma anche sfruttando oggetti acquistabili nell'applicazione come i ''moduli esca'' o gli aromi che attraggono esserini e giocatori nei negozi e nei locali. Sono nati servizi di intermediari, come LureDeals, e la stessa Niantic sta pensando si aprire all'introduzione dei PokéStop sponsorizzati. Fra i primi ci saranno, pare ormai ufficiale, i ristoranti McDonald's a partire da quelli nipponici