Dal 3D alla realtà virtuale: la tecnologia per salvare l'antica Roma
di ARIANNA DI CORI
Al Forum Technology For All le soluzioni tech per salvare il patrimonio storico e archeologico. Con prove sul campo attorno all'area del Circo di Massenzio, sull'Appia Antica, per riscoprire affreschi di epoca romana, individuare canali sotterranei, studiare sofferenze strutturali. E il primo volo "autorizzato" di droni sulla capitale
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ROMA - Ricca e fragile. Un patrimonio culturale inestimabile costantemente a rischio. E' la situazione italiana, dove solo per l'1% dei monumenti disponiamo dei dati scientifici necessari ad avere un quadro che permetta la tutela, la valorizzazione e l'eventuale ricostruzione fedele in caso di danno, naturale o per mano dell'uomo.
Il Forum Technology For All, a Roma dal 4 al 6 ottobre sull'Appia Antica e alla Biblioteca Nazionale, punta a sensibilizzare l'opinione pubblica e in parte a colmare questo gap. Al terzo anno di vita, è una maratona di tre giorni dedicata alle tecnologie per la documentazione, misura, memorizzazione digitale e monitoraggio per la corretta gestione del patrimonio culturale, del territorio e delle città.
"Oggi abbiamo strumenti che ci permettono di fare rilievi in tempi rapidi e con costi che, anno dopo anno, diventano sempre inferiori", spiega Renzo Carlucci, ideatore del forum e direttore delle riviste GeoMedia e Archeomatica leader nel settore delle tecnologie applicate ai beni culturali.
I rilevamenti sull'Appia Antica
Laser scanner, stazioni fotogrammetriche e stazioni totali, sistemi GPS e Georadar: sono alcune delle tecnologie presentate al Forum Technology For All (4-6 ottobre) per salvaguardare il patrimonio archeologico. Nelle immagini i risultati ottenuti sulla Appia Antica, nell'area della Villa di Massenzio.
foto: Geocart S.p.A. e Digital Lighthouse S.r.l.
Grazie al supporto della Soprintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma, produttori, ricercatori, esperti, studiosi e professionisti di vari settori (si va da esponenti del Ministero dei Beni Culturali all'Agenzia Spaziale Italiana, archeologi, Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale e tantissime altre realtà) si confronteranno per dare soluzioni a quelle domande che il territorio e il suo patrimonio storico e archeologico continuano a porre. Sull'Appia Antica, attorno all'area del Circo di Massenzio verranno effettuate dimostrazioni pratiche delle diverse tecnologie: quattordici prove sul campo tra cui analisi per rivelare presenza di affreschi su murature di epoca romana, ricerca di canali sotterranei nell'area, studi sulle sofferenze strutturali causate da vibrazioni e il primo volo "autorizzato" di droni su Roma. Infine, con i sistemi a scansione laser verranno creati in tempo reale modelli della realtà da usare in situazioni più disparate, dalla analisi urbanistiche, alla stampa 3D, fino alla realtà virtuale o aumentata, che i partecipanti potranno sperimentare con gli Oculus a disposizione.
"Il Forum è nato quasi spontaneamente - spiega Carlucci - per rispondere ad una carenza di diffusione delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie in campo culturale". Problema attualissimo e non solo in Italia. "Tanto per fare un esempio - continua Carlucci - si è parlato molto della necessità ed urgenza di ricostruire modelli stampati in 3D dei monumenti distrutti dall'Isis in Siria. Ma chi è veramente a conoscenza che senza rilievi fotogrammetrici preventivi di alta precisione, non è possibile realizzare queste ricostruzioni?".
Come ogni anno, a fine rassegna tutti i dati raccolti verranno donati alla Soprintendenza Capitolina. Un primo passo verso la sistematizzazione. D'altronde il Ministero del Beni Culturali e del Turismo ha già avviato la digitalizzazione degli archivi, che però ora vanno costantemente "popolati" di dati aggiornati.
"La chiave è la prevenzione a priori, non dopo l'emergenza", sottolinea Carlucci. Un tentativo in questo senso venne fatto da Giovanni Urbani, storico dell'arte nonché uno dei massimi analisti in materia di restauro e conservazione, a cavallo tra gli anni 70 e 80; a lui, in quanto direttore dell'allora Istituto Centrale del Restauro (oggi Istituto Superiore Centrale del Restauro), dobbiamo la prima esortazione all'importanza di una catalogazione a tappeto e una mappa del rischio dei beni culturali italiani.
Nel 1982 Urbani chiese ad una squadra di studenti universitari (tra cui Carlucci) di realizzare un'analisi per capire il costo della documentazione fotogrammetrica in tutta Italia, che all'epoca ovviamente era analogica e pertanto molto onerosa. Nacque la carta del rischio, che oggi è anche una pagina web ma, secondo gli standard attuali, purtroppo incompleta. Valga il confronto con la Francia, che negli anni 80 e 90 ha attuato un'estesa e completa analisi fotogrammetrica di tutto il suo patrimonio culturale. "Questo Forum è importante anche per raccogliere istanze e suggerimenti di esperti del settore e genuini appassionati, in modo che lo spirito conservativo e l'high-tech possano finalmente confluire", conclude Carlucci.