Il lancio arriva a meno di un anno dalla creazione di Blipparsphere: un browser visivo che utilizza l'apprendimento automatico per riconoscere gli oggetti del mondo reale. "L'obiettivo ora è creare un nuovo strumento sociale che sfrutta ciò che di più unico abbiamo", spiega il cofondatore Omar Tayeb alla Bbc. Una prospettiva che alletta gli amanti della tecnologia, ma preoccupa i sostenitori del diritto alla riservatezza perché, quando l'estensione per il profilo personale sarà rilasciata, intorno alle teste apparirà un 'alone' con icone che rimandano a informazioni personali.
Face recognition: per identificare le persone basta uno scatto
Tante app ma anche tanti in progetti in via di sviluppo per tentare di individuare le persone a partire da una foto. L'ultima in ordine di uscita è Blippar che ha da poco aggiunto la possibilità di riconoscere le persone e accedere alle loro informazioni puntando la fotocamera direttamente sul volto, oppure da un'immagine o da un video. Ma il progetto della società va ben oltre: l'obiettivo è creare un nuovo social network con profili privati. Non solo umani, le app per il face recognition interessano anche gli animali: c'è Pip che mette a confronto le foto degli amici a quattro zampe persi e quelli trovati o FishFace, un progetto australiano ancora in fase di sviluppo che vuole contrastare la pesca spregiudicata monitorando le specie di pesci pescati. In ultimo c'è chi di vedere la propria privacy violata non ne vuole sapere, per questo ha inventato degli occhiali che riflettono la luce e impediscono alla fotocamera di catturare il viso.
Coscienza. Non è un caso, quindi, se tra esperti e utenti si presta sempre più attenzione a questo tipo di novità tecnologiche. La sensibilità nata sul tema della tutela dei dati personali in questi anni ha creato tra le persone una consapevolezza con cui già diversi big della Silicon Valley hanno dovuto fare i conti. Google ad esempio, dopo alcune proteste, ha deciso di non integrare l'app per il riconoscimento dei volti nei suoi Google Glass, mentre Facebook è stata per lungo tempo contestata per l'introduzione, nel 2011, del tag che individua e suggerisce automaticamente i nomi delle persone presenti in foto. Lo stesso sistema che lo scorso maggio ha spinto un gruppo di utenti dell'Illinois, negli Stati Uniti, a denunciare l'azienda di Zuckerberg per violazione della privacy, accusandola di aver raccolto e usato in modo illecito i dati biometrici registrati con i tag.
Su BlippAR però Tayeb rassicura: "E' possibile impostare la privacy del profilo su pubblico o privato. Inoltre chi non vuole che il suo volto sia conservato nei server può chiedere di essere rimosso". E se a inserire un volto fosse un amico che vuole fare uno scherzo? Anche per questo il cofondatore ha la risposta: "Il processo per creare una foto profilo richiede il coinvolgimento diretto dell'interessato, il sistema poi è intelligente abbastanza per capire che qualcuno sta tentando di registrate un'altra persona". Nel dubbio, intanto, c'è chi ha già ideato degli occhiali - i Reflectacles - che impediscono di inquadrare i volti. Il design non sarà dei migliori, ma almeno la privacy è al sicuro.