Affetto, il bimbo robot che prova le emozioni. "Ora sente il dolore"
di GAIA SCORZA BARCELLONA
Affetto (foto:Hisachi Hishihara/YouTube)
I nuovi traguardi raggiunti dagli esperti di robotica dell'università di Osaka. Grazie alla pelle sintetica l'androide bambino assume alcune delle espressioni umane legate alla sofferenza
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Riesce a strizzare gli occhi e sembra spaventato mentre guarda di sbieco, proprio come un bambino quando si schiaccia un dito e mette su il broncio. E non essendo di legno, riesce a farlo sicuramente meglio di Pinocchio. Si chiama Affetto, nome per nulla casuale, il robot bambino che Hisachi Hishihara mostra su YouTube mentre "prova" le emozioni umane.
"E' una semplice dimostrazione di come l'androide-bimbo sviluppato nei laboratori dell'Università di Osaka risponde agli stimoli quando l'input trasmesso su un sensore tattile supera la soglia del dolore", scrivono i creatori sulla piattaforma video. Una scommessa che hanno abbracciato in tanti, quella di misurare la capacità di provare emozioni da parte di un umanoide. In questo caso il test è sul dolore, la summa delle sensazioni umane che un circuito di fili prova a trasferire ad una macchina per vedere "che faccia fa". La testa collegata ai circuiti è tutto quello di cui ha bisogno l'esperimento che tenta di replicare la sfera emotiva.
Appena "nato", nel 2011, Affetto aveva sì una gamma di espressioni che andavano dal corrucciare al sorridere, ma ora la pelle sintetica collegata in 116 punti della faccia gli ha permesso di "incarnare" meglio quel che sente. Ha fatto cioè il salto, riuscendo a "provare dolore", o comunque a dare espressione a qualcosa che si avvicina alla sofferenza umana. Lo dimostra la smorfia che fa quando la scarica elettrica raggiunge i sensori che la trasmettono al volto, anche se "finto".
A presentare i traguardi raggiunti dal robot, sempre più simile a noi nelle sue possibilità espressive, è stato il coordinatore del progetto Minoru Asada, direttore della divisione di robotica e neuroscienze cognitive dell'ateneo di Osaka, spiegando all'American Association for the Advancement of Science di Seattle che i nuovi sensori tattili hanno dato ad Affetto la possibilità di "sentire". Il test effettuato nel 2018
L'équipe nipponica lavora da anni per affinare le tecnologie che tentano di tradurre la sensazione in emozione. Ma finora, come ha avuto modo di spiegare Ishihara nel 2018, i volti dei robot non arrivavano a esprimere le sfumature di una sensazione che solo i nostri muscoli riescono a restituire quando, ad esempio, aggrottiamo le sopracciglia. Ora Affetto riesce, sotto stimolo, a fare un'espressione che si avvicina a quella umana per esprimere la sofferenza. Per gli esperti di robotica ciò vuol dire aver fatto un passo in più verso la creazione di macchine dotate di empatia, che in un futuro neppure così lontano potrebbero assistere gli anziani relazionandosi a loro.