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Aravind Srinivas, CEO di Perplexity: “L’IA non è la fine di Internet”

© 2025 Bloomberg Finance LP
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Intervista al co-fondatore e amministratore delegato di Perplexity, giovane azienda che punta sull’IA per sfidare Google nel business della ricerca online. Lo abbiamo incontrato a New York, in occasione del lancio globale dei nuovi smartphone Motorola. I Razr 60 ed Edge 60 sono i primi dispositivi Android a integrare Perplexity nella loro intelligenza artificiale

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NEW YORK – Aravind Srinivas non ha una giacca di pelle come Jensen Huang, il CEO di Nvidia. Né sneaker alla moda come Sam Altman, il CEO di OpenAI. Srinivas intende farsi riconoscere per le strategie audaci.

Perplexity, l’azienda di cui è co-fondatore e amministratore delegato, ha sviluppato un motore di ricerca potenziato dall’IA capace di competere con Google. A tre anni dalla sua nascita, vale 9 miliardi di dollari. Ed è in cerca di vetrine importanti. Per questo si è legata a Motorola e ai suoi telefoni.

A New York, in occasione del lancio globale dei nuovi Razr 60 ed Edge 60, le due aziende hanno annunciato pochi giorni fa una partnership che mette in discussione il predominio di Google sugli smartphone Android. La app di Perplexity sarà preinstallata sui dispositivi Motorola e integrata nella Moto AI. Diventerà, insomma, un’alternativa a Gemini, l’IA più avanzata di Big G.

Cosa rende Perplexity migliore di Google?

“Le risposte dirette, la capacità di trovare un singolo link, il ragionamento dell’IA che produce risultati con molte fonti”.

E cos’ha Google più di voi?

“La velocità nel rispondere a domande molto comuni nella vita quotidiana, come controllare i risultati sportivi. È migliore anche la latenza nei widget finanziari [elementi interattivi che visualizzano l’andamento di un titolo azionario, ndr] e la copertura di casi d'uso di nicchia, come per esempio il tracciamento dei pacchi”.

Come uscite, invece, dal confronto con OpenAI?

“ChatGpt Search [la funzione del chatbot di OpenAI che cerca informazioni sul web, ndr] si avvicina a quello che fa Perplexity, ma noi eccelliamo nell'accuratezza e nella profondità delle fonti offerte”.

Si teme che Perplexity e ChatGpt condurranno alla “fine di Internet”, perché agli utenti basteranno le risposte dell’IA.

“Non è così. Perplexity può funzionare solo se Internet rimane com'è. Per questo abbiamo creato un browser, in uscita il mese prossimo”.

A cosa servirà?

“Permetterà di navigare, fare ricerche e gestire flussi di lavoro attraverso Agenti IA: tutto in un unico posto. Finché non avremo questo, ci sarà sempre il dibattito su chi prenderà il traffico. La miglior risposta è diventare una piattaforma dove puoi fare tutto”.

Lei in passato ha detto che “un prodotto migliore dovrebbe permettere di essere più pigri”. Ma l’IA non dovrebbe renderci più produttivi?

“Perplexity suggerisce delle domande. Ci impegniamo affinché l’utente non debba pensare a cosa chiedere. Il problema principale delle app dotate di IA è che la maggior parte delle persone non sa nemmeno come usarle. C'è un grande divario tra ciò che le IA sono in grado di fare e quanto le persone riescono a sfruttarle”.

Come pensate di colmarlo?

“Con funzioni come “Next Move” della Moto AI in cui è integrata Perplexity [che suggerisce, in base al contesto, quale operazione si può svolgere attraverso l’IA, ndr]. Così gli utenti imparano a usare questi strumenti. Non li stiamo rendendo più pigri, li stiamo aiutando a essere più efficaci”.

Come sopravviveranno all’IA i giornali?

“Abbiamo aperto un programma appositamente per gli editori: possono integrare l’IA nei loro siti. Alcuni giornali [come Los Angeles Times e The Independent, ndr] hanno già ottenuto buoni risultati. Dopo aver consultato un articolo, i lettori possono approfondire attraverso domande a Perplexity”.

Cosa ci guadagnano gli editori?

“Condividiamo le entrate pubblicitarie con loro e offriamo gratuitamente gli strumenti per il fact-checking. La nostra monetizzazione avviene tramite domande sponsorizzate, non influenza i link o la qualità delle risposte”.

Lei crede nell’AGI, l’intelligenza artificiale generale che un giorno potrebbe eguagliare o superare le capacità cognitive umane?

“Se parliamo di un’IA con le capacità di un lavoratore remoto digitale, è sicuramente possibile. Un agente di recruiting, vendita, ingegneria software, marketing… Potresti avere un professionista di media qualità tra un paio d’anni”.

Quali IA sbagliano di meno?

“Quelle capaci di ragionare offrono un grande vantaggio: costringendo il modello a pensare prima di rispondere, si riducono moltissimo gli errori”.

L’IA cambierà gli esseri umani?

“Dobbiamo aspettarci che le persone nei percentili più alti diventeranno ancora più capaci usando questi strumenti. Il livello generale di produttività umana si sposterà verso l’alto, ma solo se le persone useranno queste IA. Per questo bisogna renderle accessibili, intuitive, e lo smartphone è il miglior veicolo per tutto questo”.