Albo degli influencer: come iscriversi, le sanzioni previste e cosa cambia davvero
di Simone CosimiCon la delibera 197/2025 l’Agcom ha istituito il primo albo ufficiale degli influencer “rilevanti”. Impone soglie minime, obblighi di trasparenza e un codice di condotta. Restano però molti dubbi interpretativi, mentre dal settore arrivano reazioni contrastanti
L’Italia inaugura una nuova fase della creator economy con l’introduzione dell’albo ufficiale degli influencer. Nel paese delle corporazioni e degli albi, insomma, non poteva mancare pure quello dedicato agli influencer. Si tratta di un registro pubblico, gestito dall’Agcom, che rende di fatto i creator digitali una categoria assimilata - almeno in parte, specie per contenuti e pubblicità - ai fornitori di servizi media audiovisivi.
Un intervento destinato a incidere non solo sulla produzione dei contenuti ma sull’intero ecosistema che si muove attorno a brand, agenzie, piattaforme e naturalmente pubblico. E che prova a regolamentare l'influencer marketing in linea con il Digital service act europeo. La cornice normativa è la delibera n. 197/2025, con cui l’Autorità ha definito criteri, obblighi, regole e sanzioni, introducendo un sistema di trasparenza che mira a regolamentare un mercato finora lasciato quasi completamente all’autodisciplina (cioè al Far West).
Un albo senza ordine
L’albo non è naturalmente legato a un ordine professionale nel senso tradizionale: non prevede esami né un percorso formativo obbligatorio. D’altronde, come potrebbe rivolgendosi a una “categoria” tanto differenziata? È piuttosto un elenco dinamico, aggiornato due volte l’anno ad aprile e ottobre, in cui confluiscono i creator che superano precise soglie quantitative e che accettano un codice di condotta basato su trasparenza, tutela dei minori, responsabilità editoriale e correttezza nella comunicazione commerciale.
L’iscrizione avviene attraverso un modulo online (eccolo) in cui l’influencer deve indicare i propri profili ufficiali, le metriche principali, un domicilio digitale e un documento d’identità. È possibile richiedere l’inserimento anche senza raggiungere i numeri minimi, su base volontaria, per attestare in qualche modo la conformità alle linee guida.
Il nodo delle soglie per l’iscrizione
Il nodo decisivo è proprio quello delle soglie. L’Agcom fissa due parametri per l’iscrizione obbligatoria: almeno cinquecentomila follower complessivi sulle piattaforme social (valutate al trentesimo giorno antecedente l'invio del modulo di iscrizione) oppure una media di un milione di visualizzazioni mensili, calcolate sugli ultimi sei mesi, su almeno una piattaforma.
Chiunque rientri in uno di questi requisiti è automaticamente considerato “rilevante” e tenuto appunto all’iscrizione. Le prime stime parlano di una platea che potrebbe aggirarsi attorno ai duemila profili italiani, anche se la mancanza di indicazioni puntuali su come calcolare follower e visualizzazioni - soprattutto in presenza di casi di cross-posting, contenuti co-creati che dunque godono dell’audience di diversi profili o flussi non pubblici - sta già generando non pochi dubbi interpretativi. Nonostante le richieste di chiarimento, come segnalato per esempio da VD News in un’analisi molto critica, l’Authority non avrebbe ancora fornito risposte dettagliate su come uniformare il conteggio dei numeri, lasciando aperta una questione che potrebbe complicare la vita alle agenzie e ai creator.
Le norme del codice di condotta
Una volta iscritti, gli influencer sono chiamati a rispettare un sistema di regole che prende in prestito molti elementi dalla normativa audiovisiva tradizionale. La trasparenza è il primo pilastro: ogni contenuto commerciale deve essere quindi riconoscibile in modo immediato, attraverso diciture non ambigue (come #pubblicità, #adv o #sponsorizzato), evitando qualsiasi forma di pubblicità occulta a eccezione dell’autopromozione dei propri prodotti o servizi. Lo stesso vale per i contenuti generati o modificati da intelligenza artificiale, che devono essere accompagnati da un’indicazione esplicita in questo senso. Altrettanto centrale è la tutela dei minori, non solo sul piano dei contenuti ma anche sull’uso delle impostazioni delle piattaforme: l’Agcom invita i creator ad adottare tutte le funzioni disponibili per limitare la visione ai soli adulti quando necessario dal tipo di contenuto pubblicato. Il codice introduce inoltre obblighi di responsabilità editoriale nella diffusione di informazioni, chiedendo ai creator di evitare la condivisione di contenuti falsi o fuorvianti e di non ricorrere a pratiche discriminatorie, offensive o in grado di incitare alla violenza. Una direzione chiara, che però, di nuovo, rischia di sovrapporsi a norme esistenti - dalle tutele sui minori alle fattispecie penali - creando un’area grigia che, secondo alcuni esperti, andrebbe meglio definita. La confusione, insomma, non mancherebbe e come sempre in fondo in Italia spesso già esiste ciò che viene doppiamente normato.
Le sanzioni
Sul fronte delle sanzioni, l’Agcom può intervenire con multe che oscillano tra i 250mila e i 600mila euro, a seconda della gravità della violazione – in questo secondo caso per violazioni che coinvolgano la tutela dei minori. Sono previste anche rimozioni dei contenuti e, nei casi più seri, la sospensione o addirittura l’esclusione dall’albo. Rischia sanzioni anche chi non si iscriverà al registro pur rientrando nel perimetro disegnato dai requisiti. Le segnalazioni potranno fra l’altro arrivare direttamente dal lavoro di vigilanza dell’Agcom presieduta da Giacomo Lasorella ma anche dagli utenti stessi. Per i brand, la novità comporta un ulteriore livello di attenzione nelle collaborazioni commerciali: lavorare con creator iscritti dovrebbe garantire maggiore affidabilità ma allo stesso tempo obbligherà agenzie e aziende a una due diligence più accurata. Per gli utenti, il cambiamento promette più trasparenza: capire se un contenuto è pubblicitario, se è stato modificato dall’intelligenza artificiale o se contiene limitazioni anagrafiche dovrebbe diventare più semplice e immediato.
Tre mesi per iscriversi
I tempi d’iscrizione: il modulo per la registrazione è online e gli influencer hanno tre mesi di tempo per completare la procedura, più o meno fino a fine febbraio così da poter pubblicare il primo elenco ufficiale verrà pubblicato entro la primavera 2026. Momento da cui le prescrizioni entreranno finalmente in vigore.
Il provvedimento, però, non ha convinto tutti. Come segnala sempre VD News, “l’Italia ha ora un albo per gli influencer ma non si capisce chi dovrà iscriversi”, una critica che intercetta la sensazione di incertezza percepita dal settore nelle prime ore dall’ufficialità. Rimane poi appeso il tema della trasparenza reale delle metriche.
Su LinkedIn Karim De Martino, creator ed esperto di digital economy, ricorda fra l’altro che non è che tutti gli altri possano fare come vogliono: “Il fatto che ci siano delle soglie che fanno scattare l'obbligo di registrazione non significa che chi non si deve registrare sia libero di fare quello che vuole. Tutti gli influencer e i content creator, infatti, sono tenuti a seguire le regole di trasparenza dettate dalla Digital Chart di IAP - Istituto dell'autodisciplina pubblicitaria, nessuno escluso, anche i più piccoli!”. Il codice di condotta per gli influencer rilevanti recepisce di fatto proprio quella Digital Chart.