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Dopo Tim Cook: i quattro manager che potrebbero guidare Apple in futuro (e un’ipotesi nuova)

La sede centrale di Apple a Cupertino, California 

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Quello che ha un inizio ha spesso anche una fine. E anche l’era di Tim Cook a capo di Apple pare sia prossima a finire. In oltre 14 anni alla guida dell’azienda, ne ha fatto una realtà ancora più solida, ampliando i servizi, diversificando le fonti di ricavo e portando la capitalizzazione a livelli mai raggiunti prima, ma da qualche tempo si rincorrono le indiscrezioni e le ipotesi su chi potrebbe prendere il posto del 65enne Ceo di Apple. In assenza di comunicazioni ufficiali, l’attenzione degli analisti si concentra su quattro figure interne che per competenza, esperienza e ruolo attuale rappresentano i candidati più plausibili alla guida dell’azienda. E poi c’è un’ipotesi diversa, ma non del tutto improbabile.

John Ternus

Responsabile dell’hardware di Apple, John Ternus viene considerato il principale candidato alla successione. Supervisiona lo sviluppo di tutti i prodotti fisici, dagli iPhone ai Mac, dagli iPad agli AirPods, fino alle componenti interne legate ad Apple Silicon. La sua influenza si è vista chiaramente nella transizione verso i processori progettati internamente, un passaggio storico che ha permesso a Cupertino di liberarsi da dipendenze esterne (Intel prima, Qualcomm fra poco) e di costruire una piattaforma integrata e più efficiente.

L’approccio di Ternus è metodico e orientato alla ricerca della perfezione funzionale. Chi lavora con lui racconta di un leader calmo e abile nel prendere decisioni tecniche complesse mantenendo una visione molto chiara del prodotto finale. La sua possibile nomina a Ceo indicherebbe la volontà di Apple di concentrarsi ulteriormente sul controllo interno delle componenti chiave, sull’innovazione dei materiali e sulla progettazione di dispositivi sempre più unificati a livello architetturale.

In un periodo in cui l’intelligenza artificiale si integra sempre di più nelle funzioni dei dispositivi, avere un Ceo con una sensibilità così forte sul fronte hardware significherebbe puntare su una evoluzione dell’esperienza utente che parte dalla potenza e dall’efficienza del dispositivo stesso. Da notare che per il lancio del recente MacBook Pro e dell’iPad Pro M5, i comunicati ufficiali di Apple riportano proprio le parole di Ternus. Non è la prima volta che accade, ma a qualcuno è sembrata una specie di conferma alla newsletter di John Gurman (Bloomberg) che pochi giorni prima aveva riacceso la discussione sul possibile successore di Tim Cook, indicando appunto Ternus come il candidato più probabile.

Craig Federighi

Craig Federighi è l’anima software di Apple. Guida l’intero gruppo che si occupa dei sistemi operativi e dell’ecosistema digitale. La sua presenza ai keynote è spesso associata alla chiarezza comunicativa e alla capacità di rendere comprensibile tecnologie nuove e complesse.

Negli ultimi anni, Federighi ha assunto un ruolo ancora più importante con l’espansione della strategia di Apple nel campo dell’intelligenza artificiale. Cupertino non vuole inseguire gli altri big del settore, ma punta a introdurre funzioni utili, sicure e profondamente legate alla protezione dei dati personali. Questo equilibrio richiede una guida che conosca la complessità dei sistemi su cui girano centinaia di milioni di dispositivi, ed è proprio qui che Federighi eccelle.

Un suo eventuale arrivo al vertice porterebbe Apple verso un futuro molto centrato sul software e sui servizi digitali. Consoliderebbe ulteriormente la strategia già avviata, in cui i servizi rappresentano una parte sempre più rilevante del fatturato. Inoltre Federighi è tra i dirigenti più noti e apprezzati dal pubblico, aspetto importante per una azienda che vive di relazione diretta con la propria comunità globale. È stato protagonista di diversi sketch e sempre molto presente nei keynote della WWDC e nelle presentazioni dei nuovi prodotti.

Eddy Cue

Un po’ meno plausibile è l’ipotesi Eddy Cue. In Apple dal 1989, oggi è responsabile dei servizi, area che negli ultimi anni ha mostrato una crescita impressionante. All’interno di questa divisione rientrano servizi come Apple Music, Apple TV Plus, iCloud, l’App Store e l’intero sistema che genera ricavi ricorrenti su scala globale.

La gestione dei servizi richiede una visione che unisca contenuti, infrastrutture e accordi con partner internazionali, e Cue ha dimostrato di saper navigare con abilità in un mercato competitivo, facendo di Apple uno dei principali protagonisti nel mondo dello streaming musicale e televisivo, con investimenti crescenti nelle produzioni originali.

Se diventasse Ceo, Apple probabilmente continuerebbe a crescere nella direzione che Tim Cook ha spinto con maggiore decisione: una azienda che non vive solo della vendita di dispositivi ma di un ecosistema di servizi che accompagnano l’utente ogni giorno. Cue rappresenterebbe la continuità di questa trasformazione e una espansione ancora più marcata verso il settore dello spettacolo, dei contenuti e della piattaforma cloud.

Greg “Joz” Joswiak

Quarta ipotesi, ancora meno credibile: Greg Joswiak, noto come Joz, che guida il marketing globale di Apple. Anche Joswiak lavora in azienda dagli anni Ottanta. Il suo contributo si vede nella coerenza dei lanci di prodotto, nella gestione delle comunicazioni chiave e nella capacità di mantenere l’immagine Apple come punto di riferimento assoluto nel panorama tecnologico. Joz ha un talento particolare nel raccontare i prodotti e nell’interpretare ciò che il pubblico si aspetta.

Un eventuale passaggio al ruolo di Ceo segnerebbe una continuità nella visione culturale ed estetica di Apple. Sarebbe il profilo ideale per un periodo in cui l’azienda vuole mantenere la propria identità in un mondo che cambia molto rapidamente. Inoltre Joz ha visto l’evoluzione dell’azienda da ogni prospettiva interna, il che può tornare utile nella gestione dei valori storici del marchio.

L’incognita

Apple è un’azienda che ha sempre scelto continuità interna, e questa volta non farà eccezione. Lo suggerisce anche una testata specializzata come 9to5mac, avanzando però un’ipotesi interessante. In uno scenario non convenzionale, anche se con precedenti recenti nel mondo tecnologico, la soluzione potrebbe essere una struttura a due Ceo (co-Ceo).

Negli ultimi mesi, alcune grandi aziende hanno già intrapreso questa via: per esempio Spotify ha annunciato che il suo fondatore lascerà la carica per restare come chairman, sostituito da due co-Ceo; analogamente Oracle ha scelto un team doppio al vertice. Lo stesso vale per Netflix.

Tim Cook, considerati i suoi frequenti coinvolgimenti in relazioni istituzionali e atti ufficiali, anche a livello politico, potrebbe conservare un ruolo di Ceo esterno: si occuperebbe in particolare dei rapporti con governi, regolamentazione, affari globali e relazioni pubbliche di alto profilo. Allo stesso tempo, un dirigente interno, come John Ternus, potrebbe guidare le operazioni quotidiane, lo sviluppo di prodotti e la strategia tecnologica.

Questo modello consentirebbe ad Apple di beneficiare della stabilità, dell’esperienza e della rete di relazioni costruite da Cook, senza rinunciare a un cambiamento operativo sotto la guida di una figura più focalizzata su engineering e innovazione. Potrebbe rappresentare un modo per gestire la transizione senza strappi, mantenendo un ponte tra passato e futuro, un equilibrio fra visione strategica a lungo termine e capacità esecutiva quotidiana. E inoltre potrebbe stemperare le tensioni interne tipiche di un cambio generazionale: garantirebbe continuità culturale e minimizzerebbe i rischi legati a un cambio brusco al vertice.