Fincantieri Ingenium nasce con lo scopo di guidare la trasformazione digitale del settore navale sia per le navi da crociera, che per la difesa e per le infrastrutture portuali
In collaborazione con Accenture
Fincantieri Ingenium nasce con lo scopo di guidare la trasformazione digitale del settore navale sia per le navi da crociera, che per la difesa e per le infrastrutture portuali
In collaborazione con Accenture
di Andrea Frollà
Le navi che abbiamo conosciuto negli ultimi decenni saranno presto un lontano ricordo. O forse lo sono già. L'idea di un'imbarcazione che esce dal cantiere per la messa in mare, esaurendo il suo compito nei continui spostamenti da un punto X a un punto Y, è stata ormai superata da un paradigma tecnologico che sta trasformando le navi in vere e proprie piattaforme digitali e interconnesse con l'esterno, dai porti alle sale di comando e controllo. Sensori, radar e altri sistemi hi-tech di mare e di terra creano infatti un flusso esponenziale di dati tra porti, navi e banchine che, da un lato, rende le imbarcazioni sempre più intelligenti, e dall’altro, consente di migliorare la gestione di soste, consumi, sicurezza e manutenzione a livello civile, commerciale e militare.
Non a caso, secondo il World Ports Tracker 2025 realizzato dall’International Association of Ports and Harbors, il concetto di prevedibilità ha scalato posizioni nella classifica delle priorità strategiche degli scali portuali. L’obiettivo delle autorità è avere una visione sempre più nitida, puntuale e in tempo reale di ciò che accade nel porto e dei flussi di arrivi e partenze, per ridurre soste non pianificate, code ai varchi e colli di bottiglia in banchina. Qui entra in gioco una nuova visione del mare, in cui le navi diventano sempre più il centro di gravità tecnologico di un ecosistema che comprende altri attori, dai cantieri agli operatori logistici, generando benefici a cascata per l’ecosistema marittimo e le economie nazionali. Tra i player chiamati a un sprint digitale spiccano in particolare i porti, specialmente sul fronte della sicurezza. Uno scalo più digitalizzato è in grado di rafforzare procedure, controlli e collaborazione tra gli attori dell’ecosistema per contenere gli effetti di incidenti informatici e guasti di sistema. In sintesi, il baricentro si sposta dall’emergenza alla gestione ordinaria: meno interventi “a caldo”, più pianificazione, scambio informativo e responsabilità condivise.
Valori assoluti
e variazione % 2024/2014
+56,3%
Variazione % del
totale economia
La cornice industriale disegnata dal Blue Economy Report 2025 della Commissione europea rafforza questa evoluzione, definendo porti e filiere navali come asset ad alta intensità di capitale e competenze, dove la competitività passa dalla qualità dei dati e dall’integrazione tra operazioni di banchina e servizi a terra. La partita si gioca sulla capacità di standardizzare lo scambio informativo lungo la catena mare-terra e trasformarlo in decisioni più prevedibili, spingendo le navi proprio verso una prospettiva di piattaforma. Uno scenario alimentato da interoperabilità e standard aperti, in cui l’Italia e la sua cantieristica hanno il vantaggio di aver già spinto da tempo sulle nuove frontiere hi-tech.
1€ prodotto dalla Blue
Economy ne attiva
altri 1,8 sul resto
dell’economia
11,3%
Incidenza sul totale economia nazionale
È il caso di Fincantieri Ingenium, la joint venture partecipata al 70% Fincantieri NexTech, motore tecnologico del gruppo Fincantieri, e al 30% da Accenture, che punta ad accelerare la trasformazione digitale dell’ecosistema marino e portuale. L’obiettivo della partnership è integrare l’ingegneria navale, le tecnologie avanzate e le competenze digitali nei segmenti della crocieristica, della difesa e delle infrastrutture di terra. Un mix di dati, intelligenza artificiale, connettività e cybersecurity per ottimizzare processi e servizi lungo tutta la filiera, creando una base industriale su cui sviluppare applicazioni, competenze e nuovi modelli di business.
70%
30%
Lo sviluppo di un portafoglio di servizi applicativi
La creazione di una piattaforma digitale basata sull’AI
Un marketplace per lo scambio di soluzioni, anche di terze parti
Il primo banco di prova è Navis Sapiens: un ecosistema che unisce un portafoglio di applicazioni per l’efficienza operativa e il ciclo di vita, una piattaforma digitale che abilita funzioni avanzate con sicurezza e governance integrate, e un marketplace per soluzioni proprie e di terze parti. Qui la parola chiave è interoperabilità lungo l’asse mare-terra, quindi scambio di dati in tempo reale tra nave, porti e cantieri per migliorare il coordinamento e la competitività degli scali. Ma non è tutto. Navis Sapiens è a tutti gli effetti un nuovo paradigma della cantieristica, che introduce il concetto di “nave intelligente”, ovvero in grado di imparare nuovi linguaggi e ulteriori funzionalità durante il ciclo di vita. Navi che nel corso degli anni acquisiranno sempre più valore tecnologico e di conoscenza, contrastando la cosiddetta “obsolescenza digitale”. La prima nave equipaggiata con Navis Sapiens verrà consegnata nel 2026.
“La joint venture con Fincantieri rappresenta un importante passo avanti nell’innovazione del settore marittimo e un esempio concreto di collaborazione tra due realtà impegnate a trasformare il mercato e creare nuovo valore - spiega Teodoro Lio, amministratore delegato di Accenture Italia - Con Fincantieri Ingenium, uniamo le rispettive eccellenze per plasmare nuove modalità operative che trasformeranno le operazioni marittime facendo leva sulle tecnologie di frontiera”.
Fincantieri Ingenium, sottolinea Pierroberto Folgiero, amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri, “rafforza la nostra posizione di leader nell’innovazione tecnologica applicata alla cantieristica e all’industria navalmeccanica. Questa joint venture rappresenta un passo strategico per accelerare la digitalizzazione del settore, facendo leva sull’intelligenza artificiale e sulle tecnologie più avanzate. Grazie alla sinergia con Accenture, svilupperemo soluzioni all’avanguardia che renderanno le nostre navi e infrastrutture sempre più connesse, efficienti e sostenibili”.
Avvio formale della collaborazione strategica che porterà alla creazione della Joint Venture Fincantieri Ingenium
Firma dell’accordo per la costituzione della Joint Venture Fincantieri Ingenium
Data prevista per l’entrata in servizio della prima nave equipaggiata con Navis Sapiens
L’avanzata dell’intelligenza artificiale ha acceso i riflettori sul tema della sovranità digitale, e in particolare sulla necessità di conoscere la residenza dei dati, stabilire chi ne detiene il governo e garantire trasparenza in ogni fase di trattamento. In una prospettiva di crescente integrazione tecnologica, la sovranità si pone come un insieme di scelte strategiche su dati, infrastrutture e modelli, essenziali per ridurre rischi di abuso e distorsione dell’AI.
Il fronte “sovrano” è particolarmente caldo in Europa. Secondo le rilevazioni di Accenture, il 60% delle aziende europee prevede di aumentare gli investimenti in soluzioni di intelligenza artificiale sovrana nei prossimi due anni (71% in Italia). Al tempo stesso, tuttavia, solo il 36% dei casi d’uso richiede una piena sovranità end-to-end: nella maggior parte degli scenari, spiegano gli analisti di Accenture, il valore nasce da livelli graduati di tutela, combinando edge e cloud con garanzie giurisdizionali, gestione delle chiavi in capo alle aziende e trasparenza della filiera del software.
Nel settore marittimo la sfida è sviluppare piattaforme in grado di garantire il governo dei dati più sensibili e contemporaneamente di standardizzare le informazioni lungo la catena mare-terra. L’obiettivo non è tenere tutto in casa, bensì creare fiducia misurabile diffusa: sapere dove sono i dati, con quali permessi vengono trattati, come si ripristinano i servizi e quando si aggiornano i modelli. La sfida è trasformare la sovranità in un abilitatore di innovazione.
Fonte: Accenture, Sovereign AI, novembre 2025
Organizzazioni europee che stanno
pianificando di aumentare gli investimenti
nella tecnologia Sovereign AI nei prossimi
due anni
Se ogni scalo portuale è ormai una complessa rete digitale che interconnette navi, documenti, autorizzazioni, dati e sensori, un attacco informatico può causare danni, blocchi e congestioni a effetto domino. A preoccupare è soprattutto la scalabilità e appunto l’effetto contagio delle offensive, specialmente in un contesto in cui i porti sparsi nel mondo gestiscono ogni anno l’80% del volume del commercio globale.
Secondo il Cooperative Cyber Defence Centre of Excellence della Nato, negli ultimi cinque anni sempre più Paesi hanno infatti registrato tentativi o incidenti contro infrastrutture marittime e portuali. La prevenzione, spiegano gli esperti del centro internazionale che svolge ricerca, formazione ed esercitazioni, oltre a fornire supporto tecnico-dottrinale ai Paesi alleati sulle policy e sulle operazioni di cyber difesa, non basta. Anzi, è soprattutto sulla capacità di contenere i danni e ripartire rapidamente che il settore si gioca la partita cyber del presente e del futuro.
Concretamente ciò significa continuo scambio strutturato di informazioni sulle minacce tra autorità portuali, armatori e terminal, esercitazioni congiunte con ruoli e contatti già definiti, e piani di continuità che includano fornitori e applicazioni di terze parti. Un’attenzione particolare è riservata ai cosiddetti “Vessel Traffic Services (Vts), i servizi che coordinano il traffico navale tra radar, sistemi di identificazione automatica e comunicazioni. Di fatto sono la sala di regia degli arrivi e delle partenze nei porti.
Nel settore marittimo più che altrove, spiegano gli esperti, la resilienza non è un freno all’innovazione: è di fatto ciò che la rende credibile su larga scala. È il presupposto affinché le cosiddette software-defined ship, i gemelli digitali e l’interoperabilità tra mare e terra diventino lo standard.